C'era una volta il Piano Duca (Gli anni d'oro)

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Piano Duca - MisterbiancoIl 1963 è l’anno della svolta per la secolare storia del Piano Duca. Dopo essere stato regolarmente pavimentato, agli inizi degli anni ’60, (la delibera comunale di conferimento dell’incarico per la “sistemazione di Piazza Duca” reca la data del 8 marzo 1961), con piccole mattonelle rettangolari, d’un sobrio ed elegante colore grigio perla, con una “lieve pendenza”, un leggero e quasi impercettibile declivio verso l’angolo sud-est (ricordiamoci di questo particolare), che rendeva più pulito e decoroso l’intero quartiere, il Piano venne coronato tutt’intorno da alberi di Ficus Benjamina, che saranno, in seguito, i nostri fedeli “compagni di giochi”, i nostri “rifugi”, il nostro “trono”.

Fu l’inizio della “seconda vita” do’ Chianu Duca, i suoi anni d’oro, pieni di gioia e di vita vissuta, confermando ancora quella sua particolare “vocazione” allo svago e al divertimento. Il Piano Duca divenne il “Regno” incontrastato di tutti i ragazzi di Misterbianco, da ogni quartiere, infatti, vivevano ogni santo giorno intere “flotte” di ragazzi che con mille giochi, intrattenimenti e passatempi, animavano e infondevano vita e allegria alle “mattonelle pendenti” do’ Chianu Duca. Quelli furono i “giorni felici” del quartiere e della nostra sconfinata giovinezza, che durarono ininterrottamente dai primi anni ‘60 al 1980. Intanto, proprio nel 1963, veniva celebrata, dopo molti anni, la Festa Grande in onore di Sant’Antonio Abate, Patrono del paese, e, naturalmente, venne ripresa l’antica tradizione che voleva che il Piano Duca fosse il “campo di tiro” dei fuochi d’artificio di tutti i fuochisti, di tutte le commissioni (Commissione Centrale compresa) e per tutti i momenti più salienti della famosa “festa del fuoco” (com’era conosciuta allora la nostra festa patronale!).

Diceva mia mamma, che ancor prima dell’ingresso ai Quattro Canti de’ varetti o del Santo, o all’uscita del fercolo la domenica mattina, si “scatenava l’inferno”, con una doppia fila di moschetteria che riempiva l’intero Piano, e ancora mortai di medio e di grosso calibro che nel momento convenuto “tuonavano” all’impazzata, con “effetto giorno”, facendo tremare tutto il circondario, case, stipiti, porte, finestre, balconi (all’epoca ancora non c’era la legge sulla sicurezza!). Ed era un fuoco che durava ore e ore di fila! Manco ai tempi dello sbarco degli Alleati! Poi, complice il pavimento regolare, ritornarono i baracconi dell’Opira de’ cavalli, del Circo equestre e del Luna Park, e, soprattutto negli anni ‘70, arrivò la pista dell’Autoscontro (‘u ‘ncòccia ‘ncòccia). Era lo spasso di noi ragazzi, con cento lire si comprava un gettone per “fare un giro” su quelle “infernali” macchinine biposto, ricordo che i più spavaldi, provenienti da altri quartieri, la facevano da padrone, c’era persino chi, ingraziandosi le simpatie dei titolari, riceveva una “chiavetta” magica, una sorta di passepartout che consentiva al detentore di fare infiniti giri! Che invidia! Noi elemosinavamo uno, due giri al massimo, mentre loro erano i “padroni” della pista! Negli anni ‘70, inoltre, ricordo che “alzò le tende” sul Piano Duca il Circo-Teatro Pierantoni, con degli spettacoli molto originali, dove non c’erano animali e domatori, e dove le uniche attrazioni erano le rappresentazioni teatrali e le esibizioni di giocolieri, trapezisti, saltimbanchi, con l’immancabile clown.

Nei pomeriggi d’inverno, invece, dopo la scuola e lo studio delle “sudate carte”, ‘u Chianu Duca diventava ufficialmente la sede di infiniti tornei di calcio dei ragazzi di Misterbianco, che sulle “mattonelle pendenti” disputavano interminabili partite di pallone… in compagnia di… Rivera, Riva, Mazzola, Chinaglia, Cuccureddu, Boninsegna, Burghich! Quanti gol, quanti rovesci,… e quante pallonate avranno preso quelle povere porte e finestre da’ za’ Ciccina, la moglie del maresciallo Addario, che aveva l’ingresso di casa proprio dietro la porta di calcio più frequentata da attaccanti e capo cannonieri (delimitata dai due alberi di ficus). Anch’io da bambino sono stato vittima (lieve, per fortuna) d’una gran pallonata! Quanti rimproveri e quanti… “scappamu carusi”! In quei pomeriggi i ragazzi, oltre ad imparare a giocare al pallone, imparavano, soprattutto, a crescere insieme, a conoscersi, a fare esperienza di vita comune, ad essere amici, “compagni di gioco e di vita”. Quante generazioni di ragazzi cresciuti insieme! Tutta Misterbianco è passata da lì, dalle “mattonelle pendenti” do’ Chianu Duca! Quanti nomi e volti mi tornano in mente! Nino Fisichella, Saro Malvagna, Mimmo Nicotra, Santo Santagati, Nino Guglielmino, Luciano, Aldo, e poi l’indimenticabile Toruccio La Piana, Nino Virgillito, Paolo Di Caro, Angelino Nicotra, Vito Scilletta, Salvatore Sciuto, Angelo Sciacca, Franco Scuderi (mio cugino), Santo Pappalardo, Angelo Zammara, Orazio, e poi ancora, negli anni più recenti, Salvo Battiato (mio fratello), Santo e Gaetano Baudo, Angelo Amato, i fratelli Nicotra, e tanti, tanti altri.

Tutti ragazzi che consideravano il Piano Duca la loro “seconda casa”! Poi, a maggio, c’era la festa dell’Ascensione del Signore, ‘a Scinsioni, e anche al Piano Duca, come in molti altri quartieri del paese, veniva celebrata in “grande stile”, secondo la più genuina tradizione misterbianchese. Ricordo che noi ragazzi, nei pomeriggi che precedevano la festa, giravamo tutto il quartiere, di casa in casa, spingendoci fino al Pozzo Nuovo (una zona limitrofa del Piano, che consideravamo quasi una nostra “colonia”), na’ za Tudda, na’ za Tina, na’ za Aitina, na’ za Cammilina, na’ Vecchia ‘Ntripita, per raccogliere i soldi, per acquistare la legna da utilizzare la sera della festa. E tutto il quartiere rispondeva prontamente con generosità: 50, 100, 1000 lire, o, addirittura, con un fascio di sarmenta! Uno di noi teneva la “borsa”, il fondo cassa per sostenere tutte le spese necessarie per la festa: comprare la legna (fasci ‘i ligna di ulivi, di mandorle, sarmenti di vite), i fiammiferi, le vivande e, in tempi più antichi, si pagavano anche i suonatori, per l’intrattenimento serale. La sera della Scinsioni era una vera festa di popolo, all’imbrunire gli abitanti del quartiere si radunavano nel centro del Piano Duca, dove veniva accesa ‘a Vampanìgghia, il falò, “per fare luce al Signore che saliva in cielo”. Poi, durante l’estate, con le vacanze e la chiusura delle scuole, il Piano Duca si animava da mattina a sera, con le solite partite di pallone, e poi con mille giochi di carusi, secondo la “moda” del momento, con le cartine dei giocatori, “‘a sciùscia”, con le catenelle, allo “sgòrbio”, a “balla balla”, i più “industriosi” costruivano ‘u carriolu e scorazzavano in lungo e in largo il Piano, fino al Poggio Croce e da lì scendevano all’impazzata, lungo via Giordano Bruno, fino ai Quattro Canti, e oltre! Che follia,… e che spasso! Così passavamo le “tante mattine d’estate”,… senza pensieri e senza macchine in giro! Poi la sera era la vota della battaglia dell’acqua, scorazzavamo con busta di plastica pieni d’acqua per colpire e bagnare gli avversari, provenienti da altri quartieri del paese.

Certe domeniche pomeriggio veniva organizzata la Gimkana, una gara con le macchine, dove i concorrenti devono percorrere, sempre sulle mattonelle del Piano Duca, un tracciato tortuoso e reso impegnativo da ostacoli, nel più breve tempo e con il minor numero di penalità possibili, organizzata dall’indimenticabile Raffaele Nicosia (ex dipendente comunale, cultore di sport e abitante del Piano Duca). Poi, nelle sere d’estate, la piazza si trasformava in autentico palcoscenico, un “teatro sotto le stelle”, davanti i portoni si formavano i “salotti”, come davanti la casa da’ za’ Tudda ‘a Pedichiatti (mia nonna), mentre noi ragazzi fantasticavamo incredibili avventure, nel “salotto” di nonna Tudda si parlava di tutto, il buon Pippo Reina, “Focu di Falla”, raccontava comizi e aneddoti della politica cittadina, poi, verso le dieci, faceva la sua consueta sosta ‘u zu’ Miciu Bassu, che raccontava aneddoti e storie del paese, poi era la volta delle miniminagghe, canzoni e scioglilingua per passare e concludere allegramente le calde serate estive. Intanto, passata l’estate, dopo la Madonna degli Ammalati, sopraggiungeva novembre, e per la festa dei Morti, il Piano Duca diventava un campo di battaglia, un “teatro di guerra”, con scontri “all’ultimo sangue” tra i ragazzi della Matrice e di Santa Nicola, era la mitica guerra “Matriciani contru Santaniculiani” che imperversava in ogni angolo del paese, da Tiritì o’ ‘Ndrommu, da Panzera fino alle colline dei Sieli, e anche ‘u Chianu Duca, che territorialmente apparteneva alla Matrice, era teatro di guerra, anzi era uno dei luoghi preferiti dai contendenti per scontrarsi, tendere agguati, imboscate, “fare prigionieri”. In quei giorni il Piano era contornato da sentinelle e gruppi “armati” che venivano in avanscoperta, armati fino ai denti, con fucili, pistole, mitraglie a “chiummu” o a “capsi e gommetti”.

E noi ragazzi del Piano Duca, Angelino Nicotra, Nino Virgillito, Franco Scuderi, Salvatore Sciuto, Angelo Sciacca, Santo Baudo, Natale Giuffrida, oltre a parteggiare per la Matrice, conducevamo un’altra “battaglia” in maniera collaterale, contro i ragazzi di via Cairoli, “i Mattiddina”! E tra i portoni, i balconi e gli anfratti dei nostri amici alberi quanti scontri, quanta tensione, quanti vocii! Ricordo un nome, Pippo Ariddu, il capo dei Matriciani, una figura quasi leggendaria! Ma nel corso degli anni ‘70, giunsero, inavvertitamente, anche i primi sinistri segnali del cambiamento dei tempi! Già alcune vecchie case terrane e gli antichi malazzeni del Duca erano stati spazzati via da anonimi e imponenti palazzoni a tre e a quattro piani! Il “volto” del Piano Duca s’era trasformato irrimediabilmente, sfigurato, era diventato irriconoscibile; certo, il quartiere aveva assunto un aspetto diverso, forse più moderno, ma anonimo, senz’anima, senza memoria, senza identità. Il luogo dell’anima, il luogo della nostra infanzia e giovinezza, a poco a poco, veniva spazzato via, cancellato per sempre.

E insieme al Piano Duca, terminava anche l’età della giovinezza e dell’innocenza dell’intera Misterbianco. Così un bel mattino (un brutto mattino!), non ricordo neppure l’anno, proprio nell’angolo sud-est del Piano, su via Giordano Bruno, apparvero, dapprima, alcune casse di frutta e verdura, poi un piccolo casotto fatto di lamine ondulate d’alluminio, una “bottega ambulante” di frutta e verdura do’ zu’ Mariu, che proprio lì aveva deciso di stabilirsi. Noi, in un primo momento, non ci facemmo neppure caso, non ci preoccupammo più di tanto, la piazza era grande e un piccolo angoletto non poteva “danneggiare” l’intera piazza, e i nostri giochi! Presto, però, avremmo capito, sulla nostra pelle, e, ahinoi, sulla pelle del Piano Duca, le conseguenze di quella “scelta”. Una decisione fatale, nefasta per la piazza e per noi! Ma allora non potevamo immaginare, nessuno poteva immaginare… Intanto il dado era stato tratto, e il danno pure! In seguito, venne costruito un piccolo chiosco prefabbricato in mattoni e lamine d’alluminio, per la vendita di caffè, bibite e acqua gassata, come se ne vedono tanti nell’hinterland catanese. Quello del Piano Duca fu il primo chiosco di Misterbianco.

Nessuno, allora, mosse un dito, nessuno disse una parola, noi eravamo ancora troppo piccoli per capire e per dire… Ma gli altri, gli adulti, loro si che avrebbero dovuto capire e intervenire prontamente. Ma erano altri tempi, la politica, allora, era riservata a “pochi eletti”, la cosiddetta “società civile” non esisteva ancora, la protesta e l’indignazione erano tabù, e Misterbianco era nel pieno degli “anni bui”! Da quel punto e da quel piccolo chiosco tutto ebbe inizio… (Fine seconda parte)

Angelo Battiato

 

 

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