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È da molto tempo che volevo esprimere un mio pensiero a proposito del mio paese... Misterbianco. Sono anni che seguo e osservo il consiglio comunale e sono arrivato alla conclusione che questa è una istituzione senza anima. Si assiste si a dibattiti ma questi diventano ogni anno che passa sempre più sterili e privi di mordente.

Quello di unire le sorti del centro del paese con le frazioni è stato un fatto deleterio per tutti e cioè ha portato male sia a Misterbianco centro che a Lineri, poggio del lupo, Belsito ecc.. È stato questo un matrimonio forzato e quindi senza amore. Da quello che si può osservare anche dopo tanti anni non sono nati nemmeno nuovi ibridi. Si può osservare diversità in tutto fra le due comunità. Non li accomuna nemmeno il santo protettore... S. Antonio per Misterbianco e S. Agata per le frazioni poiché di fatto gli abitanti son tutti di origine catanese e giustamente orgogliosi di esserlo.

Ho letto ultimamente su questo sito le riflessioni e i ricordi del mio caro amico Beppe Condorelli cosi diligentemente esposti e mi sono rivisto giovincello visitare simbolicamente tutti quei luoghi da lui menzionati e mi son venuti in mente tutti i personaggi citati. Ho chiuso gli occhi e ho visto la vecchia Misterbianco con le vecchie vie e i vecchi negozi: il meccanico di biciclette di via Garibaldi, la macelleria dello zio Nino Chiarenza, e le serate estive dinnanzi alle porte di casa dove lo zio Nino Marianna raccontava le disavventure della campagna di Russia dell'ultima guerra... e mentre viaggiavo con la fantasia il cuore mi si riempiva di dolce-dolore.

Senza nulla togliere ai concittadini delle frazioni quali di questi ricordi li accomuna ai cittadini del centro? Di che cosa stiamo parlando? Loro avranno altri ricordi sicuramente che si riferiscono ai loro quartieri di origine ma non potranno mai comprendere (scusate la presunzione) cosa significa campanarazzu o la chiesetta della Madonna degli Ammalati. Anche il sig. Sindaco li considera una comunità a parte ed infatti se provate ad andare a Lineri o Monte Palma vi accorgerete che siamo in un altro territorio completamente diverso... niente paletti e niente strisce blu... cosa significa tutto questo?

In questo periodo si parla molto di area metropolitana... quale migliore occasione per far si che i quartieri prima menzionati vadano a far parte dei quartieri di Catania come è stato per S.Giovanni Galermo? Solo così, forse,  il Misterbianco che conoscevo si riprenderà la sua cultura e i vari quartieri cominceranno ad imitare il quartiere S.Orsola unico baluardo rimasto, grazie alla volontà di cittadini volenterosi, a continuare le tradizioni antiche che tanto sanno di vita e di amore.

Enzo Messina

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Commenti

Carissimo Enzo, semmai

Carissimo Enzo, semmai dovessi candidarmi alla prossima sindacatura con il Movimento***** di Misterbianco, l’unico schieramento che sino ad oggi non ha arraffato il danaro dei contribuenti, presenterei come programma un unico punto: la separazione della Misterbianco storica, cioè del centro storico, dalle frazioni. Con le quali la vera Misterbianco non ha alcunché da vedere. Le nostre tradizioni, i nostri ricordi, i personaggi che animarono la vita paesana, nulla hanno a che vedere con Lineri, Montepalma, Belsito ed affini. Non ho pregiudizi per chi popola le frazioni, e per loro ho il massimo rispetto come lo ho per ogni uomo che popola il nostro pianeta, bianco nero o giallo che sia, nobile o plebeo, ricco o povero: anzi ti confesso che proprio per gli ultimi della società ho una particolare simpatia. Li preferisco ai “primi” che spesso primi sono perché intrallazzano calpestando i diritti del prossimo; con te è un discorso inutile perché so, anche per il lavoro che hai fatto come medico pubblico degli immigrati, che la pensi come me.

Ritengo che per affinità culturale gli abitanti delle frazioni debbano diventare a tutti gli effetti cittadini di Catania.  Oltre tutto, anche per i servizi, sono più vicini alla città metropolitana che non al nostro paesello. Del quale non possono conoscere la storia e condividere l’attaccamento a ruderi che per il forestiero significano men che nulla.

Comunque il mio rimane un sogno nel cassettino: mai potrei misurarmi né politicamente né in altro con Nino Di Guardo: un colosso lui, un moscerino io. Dato che Nino ci legge, approfitto per ricordargli che diventerà un colosso gigantesco se riuscirà, con la collaborazione di Stefano Santagati, ad eliminare  i palazzinari che vogliono far diventare la Stazione DevaStazione.  Nino sa bene che l’ostacolo dell’edilizia per cooperativa si aggira facilmente: Caltagirone Bellavista farebbe una cooperativa con me, con te e con chiunque altro, per poi vendere da palazzinaro. Mi auguro che altri misterbianchesi la pensino come me.

Giuseppe Condorelli

Enzo Messina tocca un tema

Enzo Messina tocca un tema che da alcune settimane sento discuterne in alcuni luoghi cari ai Misterbianchesi come i “Quattro Canti” o “U cori a chiesa”. E’ chiaro che si tratta di battute più che di discussioni, che comunque mettono in risalto un malessere che esiste da anni e che con il passare del tempo si ingrandisce diventando qualcosa in più di un semplice passeggero malessere.

Anche io come Enzo o Beppe non ho nulla con chi abita nelle frazioni o nei quartieri di periferia, come più volte scrivo sul quotidiano.

Risiedono in quei territori anche parecchi misterbianchesi che hanno trovato più conveniente edificare la loro casa in quei quartieri, spesso per ragioni economiche, i terreni costano meno, molto di più per la totale assenza di regole che ha permesso un abusivismo galoppante.

Non voglio discutere adesso di responsabilità politiche ma desidero farvi partecipe di tre episodi, di cui sono stato testimone, che sono indicatori di due realtà diverse.

La prima accadde nel 1992/93 quando, ricoprendo l’incarico di Economo del comune mi trovai ad inventariare dei beni all’interno della scuola materna che si trova in via Lenin a Lineri. Nel corridoio campeggiava, assieme a disegni dei bambini, una scritta “Il mio comune è Lineri”.

E’ inutile dirvi che rimasi di stucco e, dovendo far firmare la distinta dei beni inventariati alla scuola, parlai alla preside dicendo che certamente quella scritta era fuorviante per i bambini che invece di integrarsi in una comunità, si fornivano loro informazioni distorte.

Il secondo episodio riguarda una riunione del consiglio comunale, mi pare del 2002 o del 2003. Si discuteva del Piano Regolatore Generale ed alcuni consiglieri ponevano il problema della Madonna degli Ammalati. Discutevo con un consigliere delle frazioni che in quel momento era affacciato al balcone a fumare una sigaretta come facevo io. Sentendo quell’intervento sbotta: “Ma ancora cu sta Madonna de Malati, a nuatri non ‘n’antaressa. ”Gli dissi che parlavamo di Misterbianco della nostra storia, delle nostre radici e che era importante mettere ordine in un luogo caro ai cittadini. Come risposta ebbi la seguente: “E’ importante per voi non per noi delle frazioni.”

Terzo episodio. La festa del Patrono di agosto di diversi anni fa. La deputazione della festa chiede al parroco di coinvolgere tutte le parrocchie, ma il riferimento era a quelle delle frazioni. Incontri, contatti per portare le reliquie. Risposta: Un silenzio assordante.

Potrei continuare, ma bastano questi tre episodi per avvalorare gli interventi di Enzo e di Beppe. Certo non è facile ma tentare un processo all’inverso (di solito sono le frazioni che chiedono l’indipendenza) sarebbe di per se una notizia sulla quale sviluppare ragionamenti sociali, culturali e storici a sostegno della tesi avanzata da Enzo.

Chissà……….

Carmelo Santonocito

Egregio Giuseppe Condorelli,

Egregio Giuseppe Condorelli, per quanto onorati da quanto scrive in merito al nostro Movimento, dobbiamo farle notare che il Movimento 5 Stelle Misterbianco opera sul territorio misterbianchese dal maggio 2012 e nel corso di questi lunghissimi ed onerosi 28 mesi di attività, ha già avanzato diverse proposte all'amministrazione in carica ed attualmente lavora su molte altre iniziative, allo scopo di istituire un programma condiviso da presentare ai cittadini alle prossime elezioni comunali. Il candidato Sindaco del nostro Movimento, che sarà nominato dall'Assemblea, avrà l'onere, in quanto portavoce, di fare in modo di attuare i punti del programma condiviso e le decisioni prese, durante il mandato, sempre dall'Assemblea. La informiamo del fatto che, a tutt'oggi, l'Assemblea non mai proposto nè discusso  iniziative atte alla separazione del centro storico misterbianchese dalle frazioni. Se volesse proporre la sua iniziativa alla nostra Assemblea, che è aperta a tutte le proposte ed a tutti i cittadini, la preghiamo di iscriversi gratuitamente al nostro meet up su: http://www.meetup.com/movimento5stelleMisterbianco/ fornendoci la sua e-mail; verrà così informato ogni qual volta la nostra Assemblea si riunirà per discutere le proposte cittadine.

Cordialmente

Agatino Nastasi
(Portavoce Movimento 5 Stelle Misterbianco)

indipendentemente da come si

indipendentemente da come si prende una decisione politica, se in assemblea collegiale o in solitaria durante una interminabile giornata d'agosto, bisognerebbe anche spiegare i vantaggi, e se si è onesti intellettualmente, anche gli svantaggi. o in altri termini gli effetti, le conseguenze, i risvolti...

separare i quartieri periferici (o le frazioni che dir si voglia) dal centro storico del paese "inserirenomepaese" cosa comporterebbe?

non vorrei bocciare il primo punto del programma del futuro candidato sindaco del M5S ne sminuire le opinioni più autorevoli di chi mi ha preceduto ma confesso che mi pare un argomento "povero" quello della separazione tra centro e periferie. la storia, le tradizioni, la "misterbianchitudine" (cit.) non si tutela con l'isolamento tipo comunità montana (ormai in via di estinzione) ma con la cultura, con l'impegno di tanti concittadini (come ricordato per il quartiere S.Orsola), con l'estensione e la distribuzione dei servizi pubblici nelle periferie, con il "benessere sociale".

e poi vogliamo veramente ridisegnare i confini della provincia perchè non ci piace come è composto il Consiglio Comunale? la vedo complicata come impresa...

Pietro Santagati

Caro sig. Nastasi, lungi da

Caro sig. Nastasi, lungi da me l'idea di imporre la mia candidatura a sindaco di Misterbianco in nome e per contro del Movimento***** che lei, con tanto acume politico, rappresenta. La mia era ovviamente una provocazione perchè non sono tagliato per fare il politico; faccio un'altra professione, come Lei non sa, ma come altri lettori sanno. E siccome la mia professione mi piace, non l'abbandonerei di sicuro per fare il sindaco, anche, anzi principalmente, perchè non ne ho le competenze. E poichè Lei mi parla di proposte, ne faccia una e seria: quella di evitare la Deva-Stazione del quartiere Stazione. Vedo, sempre dal Suo commento, che Lei ha una grande attitudine a percepire l'ironia di uno scritto, in questo caso il mio, in cui ho fatto ironia su me stesso. Credo che il mio amico Carmelo Santonocito abbia chiarito il problema: Misterbianco non è certamente una comunità montana, ma è pur sempre Misterbianco, fondata anche dai miei antenati (e dai Suoi?), abitata da onesti lavoratori poco propensi a vedersi schiaffati in cronaca nera per fatti non avvenuti nel paese, quello i cui confini ho precisato in altro commento. I Signori abitanti di Lineri e frazioni sono persone rispettabilissime con altre tradizioni, come Carmelo Santonocito ha precisato. Tradizioni diverse dalle nostre, delle quali sono orgoglioso. Ho sempre scritto (www.sudpress.it) che ritengo il Movimento***** l'unico degno di affidamento, ed è questo che volevo ribadire nel mio commento tirando acqua al vostro mulino, anche se a Misterbianco, scanso equivoci, non ci sono mulini ad acqua. A casa mia si chiama opinione che è quella che crea, appunto, il movimento di opinione. Manderò a Grillo ed al senatore Giarrusso il Suo commento con la curiosità di vedere che opinione si faranno di Lei.

Cordiali saluti

Beppe Condorelli

Signor Condorelli, stavolta

Signor Condorelli, stavolta le risponderò a titolo personale e non come portavoce. Non so se la sua idea di candidarsi Sindaco con il M5S fosse una provocazione come ora afferma (comunque già fraintesa da altri intervenuti a quest'articolo), od un "sogno nel cassettino" come lo definiva precedentemente. E non mi interessa saperlo: le avevo semplicemente comunicato il modo per cercare di rendere il suo eventuale sogno una realtà; chiunque abbia la fedina penale pulita e non abbia tessere di partito è candidabile come Sindaco del M5S. La invitavo quindi a partecipare ai nostri meet up, così da potersi presentare ad i suoi potenziali elettori. Ciò premesso, sappia che tutti noi, e non solo lei, abbiamo per fortuna un impiego e nessuno di noi fa il politico per professione, né vuole farlo. Anzi, sappia che io (come la maggior parte degli attivisti del nostro gruppo) non sono mai stato candidato in alcuna competizione elettorale e non sono mai stato iscritto in un partito. Sono un semplice cittadino che si occupa della propria comunità, spesso sottraendo tempo al lavoro ed alla famiglia. Sulle sue altre provocazioni, immagino non sia il caso di risponderle. Ma non ci riesco, non essendo neanch'io un politico. Mi sono già fatto l'idea che lei, più che volere la separazione del centro dalle frazioni, toglierebbe il diritto di dirsi cittadino misterbianchese a tutti coloro non abbiano discendendenza diretta dalle famiglie fondatrici del nostro Comune. Od al massimo medierebbe per le classiche 7 generazioni. In ogni caso, io non ne avrei diritto, essendo la mia famiglia solo alla quinta generazione in questo paese. Poco mi varrebbero i sacrifici di mio nonno che lavorando 40 anni nel panificio di Via Marchese vicino l'angolo con Via Vespri ha fatto si che mio padre potesse abitare da 26 anni a Piazza Dante, nel centro del paese. Nè quelli di mio padre, che a 5 anni spatteva pani ca bicicletta prima di andare a scuola, e solo dopo poteva andare a giocare con i suoi amici a Santa Nicola; ma che è riuscito a diventare un apprezzato commercialista, col quale ho l'onore di collaborare da 14 anni. Ma tant'è: per lei saremmo sempre dei "furasteri" col diritto di soggiorno sempre revocabile, perché è solo lei e la sua famiglia a potersi fregiare degli antenati fondatori. Tornando al M5S, le rinnovo l'invito a partecipare ai nostri meet up, visto che non ha capito che non sono io a decidere le proposte da presentare, ma l'Assemblea. E mandi, se vuole, pure questo mio post a Grillo e Giarrusso. Magari si fanno quattro risate. Agatino Nastasi (oriundo misterbianchese)

Agatino Nastasi

"misterbianchitudine" è un

"misterbianchitudine" è un termine che ho preso in prestito da Pippo Rapisarda, assolutamente senza intenzioni offensive o irriguardose. il fatto che in questo caso io faccia parte di una minoranza (di opinione) e mi trovi in disaccordo con persone ben più autorevoli di me la trovo una cosa positiva e stimolante, e ripeto ciò che le scrissi tempo fa, non c'è intensione di demolire il pensiero altrui ma di farlo crescere, di migliorarlo, di creare una sintesi.

Festa della Madonna degli Ammalati. Qui tocca una nota dolente che non si può negare, però mi chiedo: se la presenza dei misterbianchesi, nelle varie funzioni (religiose e non) della festa, diminuisce di anno in anno, che centra il mare magnum della "frazionalitudine"? Il problema secondo me non è la "cultura" delle frazioni che avanza ma siamo noi che arretriamo.

Ci sono delle eccezioni però. Qualche anno fa, le cantate del sabato e soprattutto della domenica erano diventate delle bolge di violenza e volgarità. Poi qualcosa è cambiato, e grazie ad una campagna di sensibilizzazione e all'impegno di padre G. Condorelli, della commissione e di tanti concittadini volenterosi, i misterbianchesi si sono riappropriati delle cantate del sabato e della domenica che dal 2010 (vedere youtube per credere) sono uno splendore di folclore e religiosità.

"Noi le nostre radici li abbiamo ma facciamo di tutto per affossarle". Proprio per questo il mio pensiero nuovo e costruttivo (aperto a critiche, miglioramenti, cestinamenti...) è prendiamoci le nostre responsabilità, curiamo e tuteliamo la nostra storia senza addossare colpe a chi non ne ha.

Pietro Santagati

Caro Agatino ( Nastasi ),

Caro Agatino (Nastasi), consentimi anzitutto di darti del tu perché, se ho ben capito, sei figlio di Pietro, mio amico d’infanzia e “Crociato” di Padre Cannone. Ricordo benissimo tuo nonno che fa parte integrante della Misterbianco che fu; tuo nonno che lavorava tutta la notte quando gli altri dormivano. Non solo fa parte a pieno di titolo dei misterbianchesi DOC, ma sarebbe senz’altro uno di quelli poco disposti a sentirsi cittadino di quella Misterbianco citata nei telegiornali regionali ed occasionalmente nazionali per fatti di cronaca nera; probabilmente tuo papà, che ha un paio di anni meno di me, ricorderà  che negli anni che furono gli unici “pericoli pubblici” di questo paese erano “u zu Puddu venni marreddi”  e Tano “Frasca” quando alzava (il che accadeva non raramente) il gomito. E l’unico fatto di cronaca nera che io bambino ricordi, fu un furto di galline (proprio così) in quel di Santa Margherita. Stando alle vostre regole, io avrei tutte le carte a posto per una candidatura:

  1. Non sono stato mai iscritto ad alcun partito politico
  2. Non ho mai “leccato” i piedi ad alcun politico per fare carriera
  3. Ho lavorato e lavoro, e se fossi sindaco o deputato devolverei l’intero stipendio a favore dei più bisognosi; il danaro non mi incanta !
  4. Non ho pendenze penali; sono solo stato citato civilmente, per diffamazione, dal senatore Antonio Scavone, eletto senatore non in Sicilia, per aver difeso, con commenti su SUD PRESS, il diritto di tutti, compresi gli “ultimi” della società,  ad avere una buona sanità. Che non abbiamo, fra l’altro, perché quasi tutte le nomine dirigenziali sono state politiche e mai basate sulla professionalità.
  5. Credo fermamente nella democrazia, e nella necessità di educare alla democrazia chi, per un motivo o per un altro, non lo è stato.

Nel mio commento avrai letto che manderò la mia lettera aperta al Sindaco Di Guardo anche alla deputazione regionale del Movimento*****,  ritenendo questi giovani deputati esenti da ogni contaminazione. Anzi, gli unici esenti.

In quanto al mio sogno nel cassetto, non è quello di fare il sindaco: ho un rapporto conflittuale con la burocrazia, e poca propensione alle riunioni, alle commissioni etc. Il che significa che mai e poi mai presenterei la mia candidatura! Come qualcuno dei deputati del Movimento***** sa (per es. il vicepresidente della commissione Sanità Stefano Zito),  sono invece disposto a dare consigli sulle uniche questioni che ritengo di conoscere bene: cioè quelle relative alla sanità. E lo faccio senza bisogno di essere iscritto, ma perché, dopo aver lavorato per trentaquattro anni con i giovani, nei giovani non corrotti dal sistema credo fermamente.

Mi auguro che questa risposta, a titolo personale, abbia chiarito la mia posizione, e per quel che riguarda il mio paese, ai cui “sassi” sono legato, ed al Movimento di cui sei portavoce e che mi auguro possa imporre, nella corruzione generale, la sua linea politica di onestà e di rettitudine. Un cordiale saluto

Beppe Condorelli  

I pomeriggi agostani lasciano

I pomeriggi agostani lasciano spazio per letture più o meno interessanti, tra le prime vi è certamente questo scambio di idee che chiamerei: confronto tra generazioni.

L'appassionata opinione espressa dal mio amico (e amico di mio padre) Enzo Messina ha ripreso un vecchio tormentone che ciclicamente si ripresenta alle, un po annoiate, discussioni estive.

Ma è stato l'esordio del suo pensiero a stimolare in me un attenta lettura della sua e delle altre opinioni che si sono susseguite. L'esordio che ha attirato la mia curiosità è stato l'indicare il consiglio comunale come una istituzione "senza anima"!

Orbene senza andare a scomodare sant'Agostino e i suoi alti concetti sull'argomento, ritengo di condividere in pieno l'opinione di Enzo ma allargandola a gran parte della comunità misterbianchese.

Infatti nel corso del tempo solo pochi, anzi pochissimi, hanno dato prova di sentire dentro di se lo spirito (l'anima per l'appunto) di essere messaggeri delle tradizioni, della cultura, dell'orgoglio di appartenere ad una comunità che (in verità) non annovera nella propria storia grandissime figure.

Credo che vi sia stato un difficile rapporto nella "comunicazione" tra le vecchie e le nuove generazioni e la mancanza di una cultura aggregante è anche figlia di questa difficoltà nel rapporto comunicativo.

Un valido tentativo, durato lo spazio di qualche decennio, è stato il CUP che ha avvicinato almeno tre generazione di giovani tanto è vero che essi (noi) usano la stessa lingua e comprendono certi messaggi.

Esempio tipico di quanto appena espresso mi è sembrato lo scambio di battute (e di opinioni) tra il caro Beppe Condorelli (persona degna di infinita stima e di mia personale grande ammirazione) e il giovane professionista Agatino Nastasi (anch'egli da apprezzare per l'impegno sociale e la voglia di essere soggetto attivo di un cambiamento necessario).

Il messaggio di Beppe è stato subito compreso da Enzo e Carmelo Santonocito due generazioni diverse ma sostanzialmete identiche (anche io appartengo alla stessa), mentre ha avuto una notevole difficoltà di accesso verso soggetti più giovani (ma non estranei o avulsi dalla storia paesana).

In genere, quando tra chi parla e chi ascolta non ci si comprende, la maggiore responsabilità va attribuita a chi parla. Ma forse Beppe non voleva parlare ai giovani o meglio alle altre generazioni, il suo mi è sembrato uno sfogo, una mesta ed arrendevole amara considerazione di una sconfitta sociale. Il livello culturale e la levatura di Beppe non possono seriamente far ipotizzare che egli ritenga il restringimento dei confini come strumento per ricreare quella favola che il suo ricordo materializza.

Ed infatti era una provocazione, una acuta voglia di porre l'accento sulla difficile condizione di una comunità che perdendo le proprie radici ha... perso anche l'anima!

Agatino ha, invece, interpretato lo sfogo di Beppe Condorelli come un obbiettivo politico e da giovane animato da nuovo e sicuro entusiasmo ha accettato la sfida.

Non vi è contraddizione solo linguaggi diversi!

A Beppe voglio dire che è privo di valenza il farsi ascoltare da me, da Enzo, da Carmelo o dalle nostre generazioni, noi Ti sappiamo, Ti conosciamo,

Tu sei troppo aperto culturamente per sentirti appagato da una minuscola platea di coetani e quindi, dato che reputo tu sia tra i pochi ad avere un'anima, parla il linguaggio nuovo e apriti verso chi non ti sa perchè se non ti sanno non è colpa loro ma per colpa nostra che non ci facciamo conoscere e comprendere.

I miei figli e, credo, anche i tuoi non sono mimimante interessati alle gesta di Turi falana, o alle rime di Vicenzu ca botta, o alle esaltanti dispute sportive di "Cala Cala" o alle interminabili discussioni tra mio padre e Giovannino Longo, loro vivono un'altro tempo e hanno i loro idoli e i loro ricordi. Anche noi abbiamo sostituito con i nomi anzidetti quelli precedenti, ogni generazione ha i suoi!

E per dirla in modo dotto cito: "Posso affermare con sicurezza di sapere che se nulla passasse non esisterebbe un passato; se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe un futuro; se nulla esistesse non vi sarebbe un presente" (da le Confessioni di sant'Agostino).

Quindi abituiamoci all'idea del divenire ponte per il passaggio delle idee a chi viene dopo, in modo che anche loro possano essere arricchiti da una storia, possano ambire ad un futuro migliore e possano vivere un presente con la convizione di percorrere una via in positivo.

Adesso le nuove generazioni hanno altri confini che noi dobbiamo rispettare e l'uso di questa piazza virtuale ci da il senso di quanto diverso (e forse migliore)  sia il modo di comunicare.

E' quindi nostra reponsabiltà quella di dare un futuro alle generazioni a venire, in modo da consentire loro di riapproppriarsi del loro destino oggi messo a dura prova proprio dalle nostre generazioni che, nel corso degli anni, hanno dato prova di miopia, di ignoranza, di stupidità, di ingordigia ecc. ecc.

Pertanto, quanto alla tua (so quanto improbabile) candidatura, non cestinarla a priori non vorrei che anche Tu (come molti) buttassi alle ortiche l'anima!

Piero Motta

Caro Piero ( Motta ), grazie

Caro Piero (Motta), grazie per le parole che non merito, essendo io una comunissima persona, anzi un comune cittadino del nostro paesello (centro storico!). Ribadisco di non avere alcun sogno politico: io, moscerino, come potrei tener testa ad un gigante della politica come Nino Di Guardo? Il quale è un instancabile amministratore, con il difetto di voler fare, il più delle volte, di testa esclusivamente sua. Testa qualche volta affetta da vertigini (non me ne voglia). Ho appreso che anche Pietro Santagati, da ora in poi per me Pietro, a meno che lui non lo voglia, è figlio del mio amico Nino, con il quale da ragazzo condividevo le serate al Piano Chiesa. Hai ragione, e mi hai fatto riflettere, su un punto: noi abbiamo forse la responsabilità di non aver saputo passare il testimone alle nuove generazioni. Cosa che seppero fare i nostri genitori. Quanti ricordi in quello che scrivi: il professor Natale Motta, tuo Padre, Segretario della Democrazia Cristiana, l’avvocato Giovannino Longo - mi ricorda tanto Guareschi! - segretario del Movimento Sociale Italiano, Salvatore Gennaro, Sindaco per antonomasia, senza titoli accademici, ma di grandissima cultura per aver vagato da una facoltà universitaria all’altra. Tre Politici con la P maiuscola, che avrebbero tanto da insegnare a chi oggi fa politica (?): principalmente l’onestà. Ho qualche anno più di te, ed ho vissuto gli anni del dopoguerra, cioè gli anni ’50, quando gli schieramenti politici erano veramente tali. In piazza (della Repubblica) comizi infuocati; ma una volta spente le luci della ribalta, i Tre erano tre amici. Mai una parola fuori posto, mai una insinuazione su fatti personali; mai accordi sottobanco per fregare il prossimo che nel loro caso erano i cittadini di Misterbianco. Sicuramente Grillo, passando sopra all’appartenenza politica, li avrebbe chiamati a far parte del suo Movimento. Accanto a questi, che erano i Politici di spicco, altri ce n’erano, anche folkloristici: chi può dimenticare Titta Motta, democristiano DOC, con la sua giardinetta che sapeva guidare solo in avanti, facendo a spinta la retromarcia? E Vito “Scimunito” che scemo di certo non era, ma stravagante si. Comunista della prima ora, tanto da essersi fatto crescere il pizzo come Lenin, durante la campagna elettorale, a sue spese, ribadisco a sue spese, montava altoparlanti nel tratto di via Garibaldi compreso fra il suo negozio e la piazza, per fare propaganda per il PCI di Togliatti. Il quale Togliatti si starà sicuramente rivoltando nella tomba nel “vedere” la Sua discendenza. Mi racconta la zia Maria, 101 anni e due mesi, memoria storica ed albero genealogico delle famiglie del Centro Storico, che allo scoppio della guerra, quando Stalin faceva comunella con Hitler, don Vito “sorvegliava” Madre Martina (chi la ricorda?) Superiora del convento delle Suore di Malta, e quindi cittadina britannica, sospettandoLa di fare dalla terrazza del collegio segnali alle navi inglesi in transito dal porto. E Per ultimo il CUP, Circolo Universitari e Professionisti, del quale tuo Padre fu fondatore e primo Presidente; e risolutore dei problemi tra Mario Elio (Scuderi) e la SIAE del dott. Santi. Tu eri ancora piccolo, ed io ero all’università, ma ricordo bene che questo circolo fu un “pungolo” per la sonnacchiosa Misterbianco. Impegni di famiglia me lo hanno sino ad ora impedito: ma una sera dobbiamo vederci tutti al Piano Chiesa per un gelato o una pizza, se le fanno. E mi piacerebbe se accanto a noi sedessero Pietro Santagati e Agatino Nastasi.

Beppe Condorelli

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