"Scrivo che impiego 65 uomini ma poi i pulizieri sono solo in 8". L'imprenditore: "Quel dirigente di Misterbianco con me ha fatto i soldi"

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GorgoniNelle intercettazioni contenute nell’ordinanza del blitz “Gorgoni”, relativa all’indagine condotta dalla Dia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato agli arresti di sedici persone, si evince il sistema creato da Guglielmino a Misterbianco con la complicità di un dirigente infedele oggi in pensione, nei confronti del quale non è stata emessa misura cautelare poiché non più in grado di reiterare il reato né di inquinare le prove.

In tali intercettazioni l’imprenditore spiega di aver fatto “tante porcherie negli anni a Misterbianco” con la complicità del compare, il quale gli avrebbe garantito di svolgere servizi ordinari e straordinari per conto dell’Ente misterbianchese anche in barba all’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura. In occasione dei servizi straordinari i due certificavano – e facevano pagare al Comune – un progetto con 65 pulizieri e numerosi mezzi, mentre alla fine i dipendenti erano soltanto in 8. “Però pulivamo il paese e nessuno si lamentava”.

I riflettori son rimasti accesi soprattutto su Trecastagni e Aci Catena, ma non è che a Misterbianco, altro centro interessato dalle indagini della Dia di Catania, gli appalti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani siano stati attribuiti all’insegna delle regolarità. La verità è che a Trecastagni hanno tintinnato le manette, Aci Catena anche, mentre a Misterbianco il Gip Cristaldi ha optato per una soluzione diversa: arresti per Vincenzo “zio Nino” Guglielmino, l’imprenditore considerato organico al clan Cappello e chiamato a rispondere anche di altre vicende nell’ambito di questa stessa operazione, nessuna misura cautelare per Orazio Condorelli, dirigente del settore “Ecologia” del Comune di Misterbianco fino al 31 dicembre 2014 e risparmiato perché in pensione e quindi non più in grado di reiterare il delitto o inquinare prove già in mano alla Dia di Renato Panvino e alla Procura di Catania.

Eppure il quadro dipinto inconsapevolmente da Guglielmino in merito alla figura di Condorelli, ovvero mentre veniva intercettato, appare tutt’altro che lusinghiero. L’ex dirigente avrebbe intascato svariate somme di denaro ( compresa, secondo le accuse, 20.000 spesi per l’acquisto di un immobile per una congiunta a Livorno ) che, a detta dell’imprenditore, non di rado sarebbero in parte finite anche nelle tasche dell’assessore di turno. E ciò per aver agevolato l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti della Meridiana Sas prima e della E.F. Servizi Ecologici Srl successivamente, sia l’una sia l’altra controllate dal Guglielmino e attive nel settore, in quel comune, dal 2004 all’ottobre del 2015.

Non solo! Il Condorelli avrebbe pretestuosamente affidato servizi aggiuntivi alla Meridiana stessa, favorendone il pagamento extra capitolato e per di più sulla base di un numero di mezzi e di lavoratori superiore rispetto a quelli adoperati; nonché nell’avere adottato la determina del 26 maggio 2014 con cui veniva approvata definitivamente l’aggiudicazione dell’affidamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in favore della “E.F.” in assenza delle informazioni del Prefetto sulla normativa antimafia e per averne rinnovato tale affidamento fino al 30 settembre 2015, sempre in assenza di tali informazioni. In verità un canale con la Prefettura era stato in qualche modo aperto, soltanto che, forse per un clamoroso errore, l’indirizzo Pec fornito per la risposta non era riferibile al comune di Misterbianco, cosicché gli elementi forniti e i riferimenti all’interdittiva antimafia si sarebbero perduti nei meandri del web. E così Condorelli, secondo le accuse, avrebbe avuto campo libero per affidare servizi ordinari e straordinari anche d’urgenza e prolungare, come detto, il rapporto con la società di Guglielmino per un periodo anche successivo al suo pensionamento.

E ciò nonostante le legittime interferenze della “Dusty”, per fermare la quale il Guglielmino avrebbe chiesto l’intervento del clan: “Bisogna andare a bruciare i mezzi a Pachino, così loro sono costretti a spostare quelli che vogliono impiegare a Misterbianco e io resto vincolato qui”.
Nelle Intercettazioni della Dia appare chiaro il sistema realizzato dal dirigente e dall’imprenditore: “Situazioni fatte con criterio – spiega Guglielmino a un interlocutore – Per esempio veniva il periodo di Carnevale, chiamavamo il sindaco, ci parlava lui: “Senti, noi dobbiamo fare la pulizia straordinaria…”. “Guglielmino faccia un progetto…” e io gli facevo un progetto. Dobbiamo mettere almeno due persone qua, due persone dietro ai carri per i cavalli che defecavano, poi ci devo mettere le persone nel paese, la pulizia straordinaria… Ci vogliono 20 persone, venti persone per dieci giorni venivano” E l’interlocutore: “Magari poi ne lavoravano due”. E Guglielmino: “Due!”.

“E poi – continua – c’è la pulizia straordinaria: siccome iniziano alle due, gli faccio fare il doppio turno. “Va bene” e ci credeva. E, per iscritto, avevamo 60, 65 persone che iniziavano a mezzanotte e finivano alle undici. Lui mi segnava tutte le persone, camion, ape, furgoni, per 65. Alla fine ne uscivano 8, però il paese glielo pulivamo… Poi io facevo la fattura, lui se la guardava, se la tratteneva due tre giorni se c’era qualcosa… e pagava. E io gli davo ventimila euro al mese e poi lui se li divideva con gli assessori… Il signor Condorelli sai quanti soldi ha guadagnato quando lui era dirigente? Non ne hai neanche l’idea… C’è stato un periodo di tempo quando ci sono stato io, che ne abbiamo fatte porcherie a Misterbianco, ne ha guadagnati soldi con me. Però il servizio funzionava, il paese era pulito e, non essendoci lamentele, nessuno si accorgeva delle irregolarità”.

Concetto Mannisi
La Sicilia
30/11/2017

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