A Misterbianco, nell'orto che guarisce con i ragazzi Asperger

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CooperativaIn un terreno confiscato alla mafia la Rete Fattorie Sociali Sicilia ha realizzato gli Orti del Mediterraneo. Tra 18 varietà di agrumi, frutti antichi, spezie e fiori piccoli gruppi di ragazzi autistici trovano la loro dimensione nel rapporto con la natura. E tra un paio di mesi partiranno i primi tirocini seguiti da contratti specifici in agricoltura.

Ritrovare i ritmi scanditi dalla natura e sentirsi una piccolissima parte del tutto. Quando ti trovi ad esplorare gli Orti del Mediterraneo nel comune di Misterbianco, in provincia di Catania, avverti subito che quel contatto primordiale con la terra può diventare salvifico.

È qui, in un ettaro di terreno confiscato alla mafia già nel 2000 che, dopo infinite attese burocratiche e amministrative, si snoda una sorta di lungo giardino incantato diviso per temi tra frutti, fiori, spezie. A prendersene cura sono dei piccoli gruppi di ragazzi meravigliosi affetti da sindrome di Asperger che qui, in aperta campagna, sotto un Etna fumoso, trovano la loro migliore medicina e diventano imprenditori di se stessi.

Ad aprirci la porta sono Salvatore Cacciola, 61 anni presidente della Rete Fattorie Sociale Sicilia – Bioas (Associazione nazionale bioagricoltura sociale) e Claudia Cardillo, presidente di Cooperativa Energ-etica, che aderisce alla vasta rete di Fattorie Sociali, circa 500 sul territorio nazionale, oltre 87 solo in Sicilia. Insieme attraverso il sostegno di Fondazione Con il Sud hanno dato vita al progetto Gli orti del Mediterraneo che vede come destinatari 10 giovani tra i 18 e i 35 anni affetti da autismo, mentre sono in stand-by causa Covid-19 le attività con le scolaresche.

Per Gesualdo, Orazio e Andrea, i ragazzi che abbiamo incontrato, partiranno a breve i primi tirocini formativi seguiti da contratti in agricoltura. «Noi vogliamo ribaltare la logica assistenzialistica e inserire i ragazzi in un ciclo produttivo in cui loro diventano i protagonisti di un’impresa», spiega Claudia Cardillo che nello spazio di fronte la bellissima Yurta dove ti devi inchinare per entrare e ricordarti di essere bambino convoca per le 10,30 i ragazzi per un delizioso spuntino: pane fatto in casa con olio d’oliva prodotto dalle olive che qui cadono a grappoli.

Terminato il break Orazio ci mostra le sue esclusive piante di fragole che in primavera pulluleranno nel terreno: «Queste sono tutte per lui», chiosa Nunzio Cardillo, educatore laureato in scienze biologiche che segue questi ragazzi come se fossero i suoi figli.

Guidati da Nunzio andiamo ad innaffiare due tipologie di menta: «che sempre un po’ d’acqua la vogliono» e ci spostiamo nell’orto degli agrumi in grado di contenere 18 tipologie del Mediterraneo dal limone caviale al pomelo. «E devi stare sempre attento quando ti avvicini altrimenti la mano di Buddha ti mangia», recita un aneddoto dell’orto raccontato simpaticamente da Gesualdo.

«Questo tipo di attività permette ai ragazzi di applicarsi in un contesto rassicurante, con meno rumori, con quegli stimoli e ritmi unici della campagna. Tra loro e l’orto si crea un connubio», spiega Salvo Cacciola che aggiunge: «L’ortoterapia è una delle esperienze che nascono da un contesto di bioagricolutra sociale in una terra, la Sicilia, che è un laboratorio a cielo aperto di diversità», aggiunge Cacciola. Oggi attraverso l’impegno di Fondazione Con il Sud è riuscito a realizzare in questa terra confiscata alla mafia locale uno tra i progetti più in linea con i modelli e gli usi più sostenibili della terra. «Un supporto ci ha permesso oggi di creare questa realtà, ma se avessimo aspettato lo Stato non avremmo potuto portare a termine il progetto. Infatti quando abbiamo iniziato, nel 2016, avevamo avviato con il Ministero del Lavoro il progetto Le colline della legalità per una spesa totale di 30 mila euro, abbiamo anticipato quei soldi, ma ad oggi non abbiamo ancora ricevuto alcun tipo di rimborso» racconta il presidente di Fattorie Sociali Sicilia-Bioas.

Tra le prossime attività previste nell’orto, dopo aver concluso la raccolta delle olive e l’estrazione della pappa reale, i destinatari del progetto saranno coinvolti nella lavorazione dei semi di canapa per uso alimentare. I macchinari sono già arrivati e Gesualdo, Andrea e Orazio non vedono l’ora di cominciare ad apprendere le nuove tecniche.

Prima di lasciare l’orto ci viene incontro il signor Josè Lupo, papà di Andrea: «Durante il lockdown è stato duro tenere i nostri ragazzi a casa, per loro non c’è niente di meglio che lavorare in campagna». Padre e figlio si abbracciano, tra un albero di limoni e un melograno nell’orto che guarisce.

Alessandro Puglia
vita.it
18/11/2020

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