Osservatorio permanente finalizzato al contrasto di fenomeni di illegalità

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Attiva MisterbiancoNella relazione pubblicata nella G.U.R.I. - Serie Generale, n. 256 del 31 ottobre 2019, con la quale il Prefetto di Catania ha chiesto al Ministro dell’Interno, ai sensi dell’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 come modificato dall’articolo 2, comma 30 della legge 15 luglio 2009 n. 94, l’adozione del provvedimento di scioglimento degli organi elettivi del Comune di Misterbianco, una corposa sezione è dedicata all’analisi del contesto criminale che caratterizza il territorio. In particolare nella relazione si descrive un contesto criminale fortemente legato allo scenario mafioso della città capoluogo, caratterizzato dall’interazione di consorterie riconducibili a Cosa Nostra (famiglia “Santapaola-Ercolano” e famiglia “Mazzei”) ma nel quale sono presenti anche gruppi dotati di consolidata struttura e significativa presenza sul territorio quali i “Cappello-Bonaccorsi e i “Laudani”.

Nella parte iniziale della relazione si fa esplicito riferimento poi ad alcune propaggini del sodalizio Santapaola-Ercolano nella popolosa frazione di Lineri (i “Placenti”) caratterizzate da operatività criminali principalmente, ma non esclusivamente, imperniate nel settore dei giochi e delle scommesse. Nel documento si fa poi riferimento ad un altro gruppo criminale fortemente radicato nel territorio di Misterbianco, il clan “Nicotra” (i cosiddetti “Tuppi”), legato alla famiglia “Mazzei”, storicamente affiliala a Cosa Nostra, del quale l’operazione di polizia giudiziaria denominata “Gisella”, ha svelato minuziosamente le attività criminali e i settori di interesse: omicidi, estorsioni, trasferimento fraudolento di valori e traffico di sostanze stupefacenti. Un quadro preoccupante che ha dimostrato una volta di più, la presenza capillare, predatoria e oppressiva della mafia nell’economia e nella società di uno dei comuni più popolosi e più importanti della provincia di Catania. I fatti delle ultime settimane dimostrano che quella presenza non è affatto venuta meno! La comunità misterbianchese ha assistito, solo nell’ultimo mese, all’arresto di un residente per usura ed estorsione ai danni di un imprenditore in difficoltà economica; all’arresto in flagranza di reato di due mafiosi sorpresi dalle telecamere nascoste piazzate dai Carabinieri, nell’atto di riscuotere il “pizzo” da un commerciante; all’arresto da parte della Guardia di Finanza, all’interno di un distributore di benzina a Misterbianco, di uno strozzino affiliato alla mafia, che avrebbe dovuto riscuotere l’ultima rata di un prestito usurario da un ristoratore in difficoltà.

In generale si è assistito a una recrudescenza di richieste estortive ai danni di operatori economici, in un contesto territoriale nel quale insiste una delle più grandi zone commerciali del Sud Italia. Se a ciò si aggiunge la circostanza, non certo secondaria, che la pandemia in corso, ha aggravato drammaticamente la crisi economica e sociale e la povertà, aprendo la strada all’ulteriore infiltrazione nel tessuto sociale di organizzazioni criminali coi loro capitali illegali, si comprende come l’attività di contrasto alla criminalità nel territorio di Misterbianco non possa limitarsi semplicemente alla buona amministrazione e alla gestione ordinaria (o straordinaria!) dell’ente comunale. Deve piuttosto elevare il livello della sfida, cercando e sollecitando continuamente il coinvolgimento della parte sana (e maggioritaria) della società misterbianchese nella battaglia per l’affermazione della legalità e il contrasto ad ogni forma di dominio mafioso. Del resto, se nella relazione del Prefetto di Catania, citata in apertura, si afferma che l’amministrazione che ha subito lo scioglimento, “quanto meno, non ha contrastato efficacemente l’invadenza di gruppi criminali mafiosi”(pag. 13 della relazione), e che di fatto non sono “state registrate resistenze o attivate barriere di difesa all’infiltrazione pervasiva non di uno bensì di diversi gruppi di criminalità organizzata”(pag. 14 della relazione), appare evidente a chi scrive, che uno degli obiettivi della gestione commissariale straordinaria del comune di Misterbianco, debba essere quello di mettere in campo una strategia più ampia di contrasto alla criminalità organizzata.

Per questo da tempo proponiamo l’istituzione di un Osservatorio permanente Antimafia, come presidio stabile e duraturo delle associazioni, dell’ente comunale, delle scuole, delle forze dell’ordine e delle categorie imprenditoriali per monitorare il fenomeno criminale, diffondere una consapevolezza del controllo mafioso sul territorio, rispondendo con tutti gli strumenti che le leggi sull’estorsione, l’usura e il sovra-indebitamento ci offrono per dare risposte positive ed efficaci verso chi si trova in difficoltà e sotto ricatto del taglieggiamento di cravattari, di incassatori del pizzo poco o mai denunciato nella nostra città. Diffondendo la cultura della libertà e della responsabilità alle giovani generazioni che non conoscono la spietatezza della mafia e che quasi ignorano le vicende che hanno lasciato scie di sangue nella travagliata storia del territorio. Già il 23 maggio del 2019 (data scelta non a caso, per l’alto valore simbolico che rappresenta per tutti i siciliani onesti), la nostra associazione aveva richiesto all’amministrazione poi disciolta, l’istituzione dell’Osservatorio. Richiesta poi più volte avanzata e reiterata nel tempo alla Commissione Straordinaria, e suffragata anche dalla disponibilità a parteciparvi, di soggetti che operano a vario titolo nel contrasto alla mafia (molti dei quali destinatari di questa lettera), e che abbiamo riunito lo scorso 31 maggio attorno al tavolo “virtuale” di un convegno on line, sui temi della lotta all’usura e al racket al tempo della pandemia, che abbiamo significativamente intitolato “Chiuso per Mafia” (la registrazione dell’evento è tuttora disponibile in internet).

L’Osservatorio però, non è stato ancora istituito, e invero non comprendiamo timidezze, resistenze, perplessità, ritardi. Quello a cui pensiamo è un istituto a carattere permanente (che dunque continuerà ad esserci anche quando finirà la gestione commissariale del comune) con funzione consultiva, di proposta e di stimolo per gli atti di competenza dell’amministrazione comunale ma non solo! Un istituto che promuova attività finalizzate alla prevenzione dei fenomeni di illegalità, che coordini le diverse istituzioni e i diversi soggetti, pubblici e privati, che a vario titolo si occupano del contrasto alla mafia, che promuova la cultura sociale dell’antimafia come elemento imprescindibile del tessuto sociale. Uno strumento che aggreghi i dati, realizzi analisi del contesto territoriale e costruisca indicatori di rischio; che monitori i settori sensibili ai fenomeni di corruzione e infiltrazioni mafiose; che proponga forme di collaborazione con le forze dell’ordine, la Prefettura, gli organismi giudiziari, utili a contrastare concretamente fenomeni di illegalità; che monitori il sequestro e la confisca dei beni mafiosi finalizzati al loro riutilizzo e alla loro fruizione economica e sociale; che supporti la formazione dei dipendenti comunali in coerenza con le linee del piano anticorruzione del comune; che realizzi iniziative di informazione, formazione, ricerca, in collaborazione con gli istituti scolastici e le realtà associative del territorio, finalizzate alla conoscenza del fenomeno mafioso e alla prevenzione dello stesso. Insomma, uno strumento che sia in grado di lanciare un messaggio preciso e di elevare il livello della sfida: la città di Misterbianco ripudia la mafia (ci piacerebbe fosse il testo dell’articolo 1 del nostro statuto comunale!) e vuole percorrere tutte le strade possibili per combattere mafia, malaffare, corruzione. Per questo scriviamo a tutti i soggetti a cui riconosciamo, autorevolezza, competenza e capacità perché la nostra proposta si realizzi, funzioni, risulti efficace. Il momento è adesso! Se non ora, quando?

Misterbianco, 23 novembre 2020

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