Il sogno del "Parco Monte Po-Acquicella": 21 associazioni propongono di connettere e rigenerare 200 ettari di territorio catanese, compreso Misterbianco

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Vallone AcquicellaUn grande parco urbano, denominato "Parco Monte Po-Acquicella" (con i Valloni Acquicella e Carcaci, i loro versanti e l'area della foce, insieme con le pendici sud-est della collina di Monte Po e il Boschetto della Plaja), da inserire nel redigendo Piano Urbanistico Generale Comunale di Catania (Pug, nuova denominazione del Prg). Un mega-parco di 200 ettari «che possa congiungere urbanisticamente la periferia sud, gli agglomerati di Librino, San Giorgio, Monte Po al centro della città, con una grande valenza sociale, storico-archeologica e naturalistica».

Lo propongono al Comune di Catania ben 21 sodalizi operanti nel mondo ambientale e nel sociale, riunitisi a Librino con l'assessore all'ambiente e all'ecologia del Comune di Catania Fabio Cantarella e alcuni consiglieri comunali e docenti dell’Università: Lipu, Italia Nostra Onlus, WWF Sicilia Nord orientale, Associazione Idrotecnica Italiana ETS, Club Alpino Italiano, SiciliAntica, Cittainsieme, Rete Piattaforma per Librino, Sunia, Comitato Antico Corso, Osservatorio Politiche Urbane e Territoriali, Ente Fauna Siciliana, Mascalucia 2030, Presidio del Patto Partecipativo del Fiume Simeto, Associazione Stelle e Ambiente, Comitato Rodotà Generazioni Future, Associazione Periferie Vive, Catania Mobility Lab, Iniziativa Femminista, Plastic Free e Libera.

Un ambizioso “sogno” di riscatto, su un’area strategica delle periferie da valorizzare, che aggiorna con un progetto concreto le proposte già elaborate negli anni. Il Parco proposto amplia i territori di due parchi urbani già previsti nel vigente Prg di Catania approvato nel 1969 e nelle Direttive Generali approvate dal Consiglio comunale il 16 ottobre 2019 per la redazione del Puc: il Parco di Monte Po (mai realizzato) e quello del Boschetto della Plaja. In tal modo si realizzerebbe un grande parco che avrebbe come elemento connettore centrale il Vallone Acquicella, nella zona sud-ovest di Catania, l’ultimo corso d’acqua continuo ancora in superficie nel centro abitato di Catania che nasce nel territorio di Misterbianco col nome di “Vallone Annunziatella”, oggi “tombato” per gran parte del suo sviluppo (nel territorio di Misterbianco, in quello di Monte Po e dinanzi al cimitero).

Per i proponenti, la creazione del Parco naturale «avrebbe una funzione sociale importantissima, costituendo un’estesa infrastruttura verde che riconnetterà alla città alcuni dei quartieri periferici, densamente abitati e con una significativa presenza di popolazione giovanile. Il Parco collegherebbe urbanisticamente i contesti abitativi di Librino, Fossa Creta, San Giorgio, Monte Po, Via Palermo, anche con il recupero delle vaste aree a verde inutilizzate. Si attuerebbe inoltre una rigenerazione urbana attraverso percorsi di “mobilità dolce” attraversando i calanchi e i valloni dei limitrofi Sieli, “ricucendo” tutto il territorio urbano circostante - compresi i vicini centri abitati di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia - oggi suddiviso in maniera invalicabile dalle grandi arterie di collegamento extraurbano (tangenziale e Ss 121 per Paternò). Con le funzioni anche di un grande "campo sportivo". Verrebbe ripresa l’antica viabilità, rigenerando anche quelle vecchie trazzere che per secoli hanno permesso gli spostamenti tra i casali a ovest della città e quelli a nord ricoperti dall’eruzione lavica del 1669. Una riconnessione e rigenerazione con la nuova mobilità sostenibile attraverso l’intermodalità con le vicine stazioni Fce di Monte Po (in fase di ultimazione) e di corso Carlo Marx a Misterbianco (già appaltata) e i collegamenti con l’attuale ciclabile di via Salerno a Montepalma e quella futura attraverso la zona commerciale di Misterbianco».

Nella relazione, le associazioni evidenziano le numerose peculiarità del Parco proposto: il suo «valore storico, sociale e urbanistico, etno-antropologico e paesaggistico, nonchè educativo e sportivo, oltre al miglioramento della qualità dell’aria e al ripristino degli habitat e servizi ecosistemici». Per superare le difficoltà gestionali ed economiche che un tale parco potrebbe creare all’Amministrazione comunale, viene indicato l’utilizzo dei bandi europei e dei vari vincoli, e si auspica «una sinergia fra il Comune, la Regione (Autorità di bacino, Servizi tecnici del Territorio ecc.) e le associazioni disponibili a collaborare con progetti di finanziamento per l'acquisizione delle aree e per la realizzazione dei vari interventi necessari e la loro gestione anche in modalità di partenariato, così come in altre realtà siciliane».

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
12/07/2021

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