Il Cannaggeddu ancora in abbandono

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Cannaggeddu - MisterbiancoA quasi due anni di distanza dalla nostra ultima segnalazione, nulla sembra ancora muoversi purtroppo per recuperare “U Cannaggeddu”, l’antico spazio raccolto del centro storico di Misterbianco, sconosciuto ai più, nascosto davanti da via Garibaldi alta e dietro dai resti del lungo ed antico acquedotto romano. Eppure, quel sito meriterebbe rispetto e attenzione, perchè caro alla memoria dei misterbianchesi, e potrebbe attrarre turisti ed esperti.

‘U Cannaggeddu è un cortiletto stretto e cieco, sito in via Garibaldi all’altezza del numero civico 627, racchiuso ai lati da case basse e antiche, e da un orto coltivato a fichi d’india e limoni. All’interno del cortile, c’era un’antica fontanella (‘u cannaggeddu) dove ci raccontano che molti abitanti del quartiere andavano a prendere l’acqua. E ogni mattina, i contadini e artigiani misterbianchesi amavano dissetarsi e rifornirsi di quell’acqua fresca prima di andare al lavoro. Era una tappa obbligata, un punto di riferimento, un luogo d’incontro e di dialogo, come lo sono adesso i bar, le panchine e le piazzette. La sera, nella bella stagione, il cortile si animava di donne, di ragazzi, di anziani, nella civiltà contadina ed artigiana di un tempo. Ci sono anche due vecchie stanze che si affacciano proprio sui resti dell’acquedotto, utilizzabili oggi eventualmente come reception se ristrutturate.

Sul finire degli anni ’90, riaffiorano antiche vestigia: si stava costruendo una casa, ma la Sovrintendenza di Catania eseguì degli scavi che consentirono la scoperta del canale di biforcazione che smistava l’acqua per alimentare le antiche e quasi adiacenti Terme romane. Così il sito attraversato dall’antico acquedotto fu posto sotto vincolo archeologico e tutela, più di 16 anni addietro, rinchiuso da un “muro” di legname e di catene, e di fatto sottratto agli abitanti e alla città. E nella primavera del 2014 ci venne segnalato un altro “attacco” al sito, con la rimozione del tavolato posto all’ingresso del vicolo, sostituito da una rete metallica elettrosaldata, impedendone di fatto l’ingresso a tutti. Risulta rimossa ormai da parecchio tempo la targa con l’indicazione “vicolo comunale” e il castelletto con l’antica fonte d’acqua. Oggi ogni ricordo è scomparso, ed il sito “da tutelare” è invaso da rovi, erbacce e legname.

A distanza di ben tre lustri dal fermo, questa testimonianza “storica” giace così nel più completo abbandono, forse anche – ci dicono - per contenziosi privati. Ma per tutto ciò che quel “luogo della memoria” rappresenta, si dovrebbe superare ogni problema burocratico e legale affinchè il cortiletto comunale possa essere bonificato, recuperato e valorizzato, in quanto luogo pubblico e bene comune da rendere fruibile a tutti. foto

Cannaggeddu
Risalgono alla fine degli anni ’90 quei lavori bloccati, sul cortile con i resti dell’antico e sepolto acquedotto romano (risalente al primo secolo dopo Cristo) che portava l’acqua da S. Maria di Licodia fino ad approvvigionare la città di Catania con un’imponente opera idraulica di ben 24 km.
Dopo gli scavi della Sovrintendenza, e la scoperta del canale di deviazione dell’acqua verso le Terme romane (del IV° secolo dopo Cristo) vicine appena cento metri in linea d’aria, della “tutela” è rimasto solo degrado e abbandono. Da allora, tutto chiuso e fermo. Perchè?

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
28/01/2016

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