I drammi di "Monalisa Contact" e "Marianella Garçia"

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Continuano i drammi del lavoro nel Catanese. Anzitutto con l’angosciosa vicenda del Call Center “Monalisa Contact” di Misterbianco. L’azienda, che aveva deciso la “chiusura di attività” e il “licenziamento collettivo” dei 100 dipendenti, con il verbale negativo di lunedì 17 scorso al Centro per l’Impiego di Catania, ha proceduto inviando una “comunicazione finale” ai rappresentanti sindacali aziendali, alle federazioni di categoria, alla Direzione regionale del lavoro, alla Commissione e al Centro per l’impiego, con i prospetti nominativi dei licenziati e le prime notifiche a 59 operatori con effetto immediato dal 21 giugno (e indennità sostitutiva del preavviso) e fissando al 31 luglio la fine del rapporto di lavoro per i restanti 41 («con preavviso interamente lavorato»).

Quindi non un licenziamento collettivo contestuale per tutti, ma in due “scaglioni” e fasi temporali diverse; e forse con un vizio di forma che renderebbe i licenziamenti impugnabili, secondo il segretario regionale dello Snalv Confsal Antonio Santonocito. I sindacati hanno richiesto un tavolo congiunto in Prefettura con le aziende “Aura” e “Monalisa Contact” e un anno di cassa integrazione, quale ammortizzatore sociale a sostegno dell’indennità di disoccupazione Naspi, da attivare al Ministero e per la quale invece i gestori dichiarano di «non possedere i requisiti».

I lavoratori - destinati tutti a casa nel giro di 40 giorni - paventano che il Gruppo Aura, una volta chiusa Monalisa, intenda proseguire nei “call center” con altri privati o denominazioni. E si sono detti già pronti ad «occupare i locali aziendali con le proprie famiglie».

Nel frattempo, tra parole spese e realtà vissuta, giorni vibranti di attese anche per la “storica” Cooperativa sociale “Marianella Garçia” di Misterbianco. Sperando che la temuta “bomba sociale” non esploda. Nell’assemblea di mercoledì i lavoratori avevano espresso la propria angoscia: «La nostra Cooperativa, nonostante la sua trentennale storia passata ad alleviare il disagio sociale dei minori e delle loro famiglie residenti nelle periferie urbane catanesi, rischia di chiudere nonostante gli ingenti crediti nei confronti del Distretto 16 di Catania. Non siamo più in condizione di pagare stipendi, utenze, tasse, fornitori. La situazione è ormai insostenibile, e ogni spesa anche piccolissima diventa insopportabile. A nulla sono valsi finora i decreti ingiuntivi per il recupero dei fondi “congelati” a causa del dissesto, e nessun pagamento è ancora giunto per i servizi attualmente gestiti con fondi nazionali e vincolati ex L.285. Si aspettano almeno le risorse per pagare parzialmente le spettanze del 2019, che ci permetterebbero di respirare un poco. Altrimenti, in queste condizioni non ci resta che chiudere. Ed è gravissima anche la situazione complessiva: oltre a noi lavoratori qualificati della Cooperativa, che rimarremmo senza lavoro, verrebbero chiusi due centri aggregativi nei quartieri di Monte Po-Nesima e S. Giovanni Galermo, servizi di educativa domiciliare civile e penale, una comunità alloggio, servizi specialistici (disturbi della condotta, dell'apprendimento, psicologici), servizi di educativa scolastica in 9 istituti, per un totale di oltre 600 minori e relative famiglie in condizioni di povertà educativa e marginalità sociale. A questo punto, prima di “morire di crediti”, abbiamo proclamato lo stato di agitazione riservandoci ogni iniziativa utile a tutelare i nostri diritti e quelli dei nostri assistiti che spesso, in questa disperatissima città di Catania, hanno solo noi come famiglia e istituzione. Chiediamo solo di poter continuare a svolgere il difficile lavoro che amiamo. Per questo ci appelliamo al Prefetto e al sindaco della città etnea, affinché ci aiutino a rimanere - nei luoghi più difficili - un avamposto di legalità». Dopo l’incontro con l'assessore ai servizi sociali Giuseppe Lombardo, e le sue precisazioni e assicurazioni, i lavoratori della Marianella Garcia scrivono: «Abbiamo fiducia nelle sue parole sull'arrivo dei fondi che permetterebbero di pagare il 2019, una salutare boccata d’ossigeno. Ma manteniamo alta l’attenzione, mentre stiamo come le foglie sugli alberi in inverno».

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
23/06/2019

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