Uno per tutti, tutti per uno!

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SentenzaE’ chiaro che la recente sentenza del Tribunale Civile di Catania conferma in pieno, a tutto tondo, l’impianto accusatorio che ha decretato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Misterbianco per mafia, nel settembre del 2019. Ed è, badiamo bene, un provvedimento che si abbatte sulla città per la seconda volta, dopo quello del 1991, ben 28 anni fa. Ma mentre per la prima volta, nel 1991, con l’orrore dei morti e del sangue nelle strade del paese, non c’è stata nessuna causa di “incompatibilità” per i politici e gli amministratori d’allora, adesso, invece, il “numero due” dell’attuale Giunta sciolta per mafia è stato dichiarato “Incandidabile” da un tribunale della Repubblica italiana. Trovate la differenza e immaginate la gravità!


E’ come per una squadra di calcio, anche se solo un giocatore risulta “contagiato”, tutta la squadra è costretta a fermarsi. E’ come per una classe, anche se solo un alunno risulta “contagiato”, tutta la classe viene messa in quarantena, compresi insegnanti e genitori, a volte, addirittura, l’intero istituto scolastico. Così anche se un solo amministratore è dichiarato “incandidabile”, tutto il gruppo dirigente si deve “fermare”. Punto. Cioè, vige l’obbligo della “corresponsabilità solidale”. Ma non intendo scendere nel pur fondamentale quadro giuridico e normativo. Credo che debba vigere, soprattutto, l’etica della responsabilità politica e morale. L’etica della coscienza personale e collettiva. L’etica della verità. Perché quando si cade, non bisogna mai dare la colpa alle scarpe rotte o alla buccia di banana, non bisogna mai dare la colpa a chi ti spinge o a chi ti fa lo sgambetto. Perché la responsabilità è sempre personale, e solidale. Così è, se vi pare!


Ma c’è di più. Mentre per il primo scioglimento del Consiglio Comunale per mafia, nel 1991, tutta la classe politica dell’epoca, che pure è stata duramente condannata dalla comunità locale e dalla storia della città, in uno scatto d’orgoglio, ha avuto il “buon gusto”, il pudore, la decenza e la dignità di fermarsi, di non ricandidarsi e di saltare una tornata elettorale, adesso No. Adesso l’attuale ceto politico, quasi in toto, non ha neppure la decenza, la dignità e il buon senso, di riflettere, di cercare di capire, di fare autocritica, di fermarsi, e di rinunciare, almeno per una volta, a candidarsi alle elezioni. Cioè, sono senza russura! Peggio per loro! Subiranno fino in fondo, “ccu tutti ‘i saramenti ‘a ghesa”, il giudizio sereno, ma severo e inflessibile del popolo misterbianchese.

Angelo Battiato

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