Sull'emergenza elettorale

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Accorgersi dell’emergenza sociale durante le tornate elettorali non è cosa buona e giusta, ripropone modalità di ottenimenti di consenso, sbrigativi, superficiali e poco chiari.
L’espressione del voto riveste una sacralità universale sull’espletamento di un diritto/dovere di ogni cittadina/o per l’affermazione di forme di governo legittime, partecipate e democratiche.

Nell’attuale congiuntura storico-politica, dove il divario tra scelte di governo impopolari e bisogni dei cittadini sta alimentando una pericolosa scissione tra potere politico e potere popolare, necessita un’immediata ridefinizione della partecipazione alle consultazioni elettorali. 

Partiamo, pertanto, dalle domande: perché io comune cittadino, dovrei esprimere un voto? Quali sono le modalità di garanzia che le mie indicazioni di consenso trovino corrispondenza nel potere esecutivo? Esistono degli strumenti di controllo sociale che valutino l’efficacia-efficienza del lavoratore politico eletto a rappresentarmi? Ho il potere di revoca del mandato elettorale nelle circostanze in cui verifico l’inaffidabilità dell’eletto? Esistono delle forme di interazione tra elettore ed eletto al fine di coadiuvare il lavoratore politico durante le fasi del suo mandato (votare o non votare una proposta di legge, accettare o rifiutare una manovra finanziaria, stabilire le priorità di governo, adozione di misure di sicurezza sociale, risorse da utilizzare per la produttività e il lavoro, gestione e cura dell’ambiente, etc...).

Ultima e non meno importante domanda: cosa vuoi che io ti dia in termini di remunerazione per il lavoro da politico che andrai a svolgere presso le sedi istituzionali?
È qui che servono patti chiari, come già detto nel mio articolo precedente, ed è dalle risposte a queste domande che dovrebbe essere partorita “la nuova politica” che non può non essere libera, partecipata, controllata e trasparente. 

Ci servono, con necessità ed urgenza, lavoratori della politica, capaci e competenti, non collusi, non intrallazzeri, con dei curriculum personali segnati da impegno e dedizione per il prossimo, eticamente incorruttibili, uomini di buona volontà come si diceva una volta.
Una politica parsimoniosa, leggera, semplice, chiara, scarna e priva di comitati elettorali, di gigantografie e santini con foto ammalianti, di promesse e buste con la spesa, di proposte paradisiache nei migliori bordelli.

Riprendiamoci il diritto al voto, ormai sempre più lontano dalle piazze, dai confronti pubblici, dalle case del popolo , dai consigli di quartiere, dai luoghi di lavoro, dalle fabbriche. 
Oggi più che mai abbiamo strumenti e conoscenze per poter scegliere, per ridare dignità e valore alla politica, per realizzare le nostre utopie giovanili.

Musarra Pasquale

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