"Luoghi della memoria": Comune di Misterbianco e Soprintendenza per il recupero dell'antico abbeveratoio di contrada Cubba, pezzo di storia abbandonato

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AbbeveratoioUn altro “luogo della memoria” da salvaguardare. «Cerchiamo di recuperare e valorizzare un pezzo della nostra storia», dicevano ad agosto 2015 il cultore storico Mimmo Murabito e la geologa Angela Aiello, impegnati con sette consiglieri comunali in contrada Cubba (nei pressi del Centro Sicilia) per disboscare e riportare alla luce un antico abbeveratoio di circa 12 metri (esempio di archeologia rurale) vicino a una sorgente naturale, prima sommerso da rifiuti, rovi, sterpaglie e poi coperto da detriti e calce. Un antico sito arabo o bizantino, a ridosso del torrente Cubba e della Sp 54, censito in catasto e ai Beni culturali e ambientali, tra i “beni isolati” del Comune di Misterbianco e tra i “siti archeologici” del Piano territoriale paesistico regionale del 1999.

L'abbeveratoio era un passaggio obbligato in ogni stagione per tutti i contadini che, al rientro al paese dopo una lunga giornata di lavoro nei campi, facevano dissetare il proprio cavallo o mulo all’acqua mantenuta fresca dal fondo in terracotta. Un pezzo di storia, rimasto visibile in una foto datata 1975 di Nino Giuffrida Condorelli, tra le megadiscariche dei Sieli e i centri commerciali, falde e torrenti inquinati e l’abbandono di rifiuti.

Nel novembre 2016, erano in corso i lavori per la costruzione del Polo sanitario Humanitas, a due passi dallo svincolo di San Giorgio, poco più sotto del depuratore consortile e del Centro di compostaggio, in un’area ad alto rischio idrogeologico oggetto di esposti, segnalazioni e denunce. Intervenne con una nota la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Catania - tra le proprie prescrizioni e condizioni autorizzative da rispettare nell’area di costruzione - «in relazione all’antico manufatto “Abbeveratoio della Cubba” posto nelle immediate vicinanze, e luogo classificato come “sito isolato” e bene archeologico», invitando a «recintarlo a debita distanza, evitando ogni manomissione e deturpazione di sorta, per garantire la preservazione dello stesso e consentire i dovuti approfondimenti sotto i profili demo-etno-antropologico e archeologico». Poi si decise che i lavori di allargamento della sede stradale sospesi potessero riprendere «a condizione che le parti significative dell’abbeveratoio vengano smontate con cura, numerate secondo uno schema di ricomposizione e trasportate presso i locali di pertinenza dell’acquedotto comunale». Tutto il materiale più significativo dell’abbeveratoio fu prelevato dal Comune e trasportato in suoi locali, per l’eventuale ricostruzione in loco o in altra località del territorio comunale. Con successiva nota, la Soprintendenza invitava «a concordare le modalità di ricostruzione in loco del predetto manufatto, in quanto testimonianza significativa riguardante la storia del territorio».

Passati quattro anni, l’abbeveratoio è sepolto da alti arbusti e invisibile. Ora la nuova soprintendente di Catania, arch. Donatella Aprile, ha ripreso a cuore la questione del recupero e ripristino del sito d’origine, e della sua memoria culturale e storica. Fortunatamente, i conci di pietra lavica asportati si trovano ancora custoditi e accantonati nei locali comunali dell’ex Movicar. Mercoledì 7 luglio scorso, c’è stato un primo sopralluogo propedeutico del commissario straordinario dott. Salvatore Caccamo con la geologa Aiello - che ha illustrato storia e vicende dei luoghi - e funzionari responsabili del Comune (Anna Maria Milazzo, Alfio Costanzo e Stefania Tinnirello), cui ne seguirà un altro con la Soprintendenza, che ha richiesto un incontro, per recuperare come possibile il bene storico da tempo abbandonato.

Roberto Fatuzzo

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