L'abbraccio silenzioso di Misterbianco al giovane Giuseppe Torre, facendo "memoria" nel ripudio della mafia

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Giuseppe TorreSilenzio, fiori, candele; e applausi alle parole commemorative su quel «bravo ragazzo affettuoso che aveva tanto sofferto». A Misterbianco, nella rigida sera d’inverno, in piazza Dante erano in tantissimi: singoli cittadini, studenti, gruppi, associazioni (e tra loro, anche esponenti di “fronti” quotidianamente contrapposti).

Per “testimoniare”, far conoscere e non dimenticare. Senza retorica, bensì con dolore, sdegno e tristezza rinnovati inevitabilmente nei giorni scorsi - assieme alla generale ansia di riscatto - dalle ultime agghiaccianti “ricostruzioni” di eventi terribili ad opera delle forze dell’ordine. Una serata di rarissima “unione” e di palpabile tensione morale. E non erano solo amici, conoscenti e coetanei di quel tempo “buio”, ma una significativa coralità commossa e “trasversale” di persone di ogni età che dal centro storico ha visibilmente “scosso” con un messaggio forte la città.

Si erano dati appuntamento spontaneo via facebook, semplicemente, senza organizzare “manifestazioni” ufficiali di sorta, senza alcuna connotazione politica e senza prevedere né discorsi né “bandiere” o striscioni, ma solo per ritrovarsi assieme silenziosamente nel ricordo di Giuseppe Torre, il giovane concittadino benvoluto in città, «il ragazzo gentile», orribilmente trucidato dalla mafia nel 1992 con inaudita ferocia, dopo essere stato “sequestrato” in quel luogo di ritrovo - per il solo fatto di essere il figlio della compagna di un “boss” rivale - nell’ambito di una sanguinaria guerra tra “clan”; e magari deporre un fiore sulla stele posta dall’amministrazione comunale in quella stessa piazza nel 1995. Il riscontro all’invito propagato sui social è stato straordinario e vibrante. «Per ricordare - dicono i più grandi - anche quella dirompente voglia di riscatto che allora colse tanti di noi, giovani e pieni di energie; per fare memoria e guardare assieme con tantissimi occhi verso un nuovo orizzonte», un domani più degno e vivibile per tutti; e «per essere popolo che resiste e vince».

L’abbraccio silenzioso e "intergenerazionale" di una città. Un’emozione condivisa, e un coinvolgimento totale, fino al commovente applauso finale. «E’ importante essere presenti - ripetono - per ricordare questo figlio della nostra comunità, la sua storia, la sua vita spezzata violentemente da mani criminali che in quegli anni terribili non avevano remore né vergogna di nulla, neanche di uccidere barbaramente un giovane ventenne innocente». «A 28 anni da quel giorno tragico, vogliamo portare avanti con la nostra partecipazione attiva il ricordo di Giuseppe, cercando anche di far conoscere quella “pagina nera” della nostra città alle nuove generazioni». «I vuoti di oblio non esistono - citano - e qualcuno resterà sempre in vita per raccontare»; e per ribadire esplicitamente in questo caso, con un silenzio “assordante”, il ripudio della criminalità mafiosa (parole da ripetere sempre ad alta voce) e il sacrosanto bisogno di chiarezza, verità e giustizia di un’intera comunità - ora con un’amministrazione locale nuovamente “commissariata” - che aspira a giorni migliori da costruire.

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
02/03/2020

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