Bertoldo o Belzebù, qual rio destino...

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Carmelo SantapaolaLa questione dell’arresto e delle dimissioni del vicesindaco di Misterbianco, Carmelo Santapaola, apre un abisso morale, civile, culturale e politico, ed è una tragedia per l’intera comunità. La “vexata quaestio” non riguarda la “costruzione” della città, la pulizia delle strade, la potatura degli alberi, il Piano Regolatore, i parchi gioco o la raccolta differenziata.

No! Il punto centrale riguarda fondamentalmente: la “legittimazione” del potere, il consenso e il voto popolare (essenziali in un sistema democratico come il nostro), che devono essere scevri da condizionamenti di ogni sorta, liberi da ogni sospetto, indipendenti da ogni pressione. Se il vicesindaco della città di Misterbianco, leader politico di liste che sono state determinanti per la vittoria elettorale del sindaco, viene arrestato nell’ambito di una inchiesta che ha per oggetto vicende mafiose, penalmente rilevanti, è comprensibilissimo pensare che l’intero impianto della “legittimazione del potere, del consenso e del voto popolare” (e quel “voto” e quel “consenso” sarebbero risultati decisivi alla vittoria del sindaco) siano indirettamente inficiati, contaminati, contagiati da quel “virus” anche se nessun tipo di azione amministrativa dovesse risultare riconducibile a condizionamenti di tipo mafioso (sulle azioni amministrative intraprese negli anni, ci riserviamo il giudizio a seguito dei risultati delle indagini della magistratura inquirente).

Come dire, non è il motore che va male, è la benzina che risulta avariata, che è marcia, che è contaminata, e che, se non viene isolata, rischia di distruggere l’intero motore, di mandarlo in tilt. Poi c’è una questione di natura squisitamente politica. Ancora una volta, grazie all’intervento della Magistratura viene scoperchiato il marcio esistente nel sistema politico locale. Se doveva essere la società civile ad auto tutelarsi,… campa cavallo che l’erba cresce, con o senza pidocchi! Ancora una volta la società civile, la comunità locale, dimostra di non possedere nessun tipo di “anticorpo” in grado di proteggere il sistema politico e proteggersi dal sistema politico “marcio”.

Purtroppo è così! Questo è sicuramente il più grande fallimento della comunità – in questo caso – misterbianchese. Forse perché “a caval donato non si guarda in bocca”, e i voti (come i soldi) non puzzano!? O perché la “pecunia non olet” e il fine giustifica i mezzi!? L’importante è vincere, in qualunque modo, con qualsiasi mezzo. È come truccare il motore per poter arrivare primi, costi quel che costi, in barba alle regole e alla “meccanica”. Il consenso è puro interesse, nudo “do ut des”, se tu dai il voto a me, io “garantisco” qualcosa a te. Punto. Questo è il più grande fallimento della democrazia e delle regole democratiche, della civile convivenza e dei valori etici condivisi. Fortuna che ancora abbiamo il controllo “antidoping” della giustizia. Non per voler essere giustizialisti. Non lo siamo e non lo vogliamo essere. Ma per senso di giustizia, che diventa libertà e civiltà, che diventa sostanza etica e civile.

Il male non si compie solamente con l’azione e/o l’induzione, ma anche e soprattutto con l’omissione. Ed è il più odioso dei mali concepibili e attuabili, perché presuppone e chiama in causa la conoscenza e la coscienza dei diretti interessati. Cioè, tu “sai e non fai nulla”, “puoi e fai finta di niente”, “vedi e ti giri dall’altra parte”; conosci, capisci e non hai voluto capire, e non sei voluto intervenire. Tu che sei, “nelle funzioni istituzionali”, nelle condizioni di intervenire, tu che sei legittimato ad intervenire, tu che sei pagato per intervenire, va! Tu, Bertoldo o Belzebù, per intenderci. Ecco il punto. Bertoldo o Belzebù, qual rio destino…

Angelo Battiato

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