Viaggio intorno al cuore. Lina Sastri tra drammaturgia e musica

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"Schegge" a Sud. Lina Sastri ha aperto la neonata rassegna del Teatro Stabile con "Cuore mio" lo spettacolo ideato insieme al compagno Alessandro Kokocinski. Un omaggio a tutte le Napoli del mondo.





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 In bilico
tra drammaturgia e scenografia pittorica, tra musica, costumi e danza, “Cuore
mio” di Lina Sastri (ideato in collaborazione col compagno Alessandro
Kokocinski) ha inaugurato, in un Teatro Verga non trabocchevole, la prima di
“Schegge”, la minirassegna pensata dallo Stabile come spazio (finalmente)
alternativo al cartellone regolare.Grazie ad una voce espressiva e interiormente
arroventata, Lina Sastri ha ricostruito la sua storia di “stregata” dalla
musica di strada - le strade dove non c'è luce neanche a mezzogiorno -
declinando i suoni aspri e fascinosi delle tammuriate e delle tormentate
serenate della tradizione musicale non solo partenopea. All'interno di uno
spettacolo seppur incerto in alcune scene di raccordo ma che ha comunque vissuto
qualche interessante momento di suggestione scenografica, si è mossa la
personalità incantatrice dell’attrice napoletana, capace di indossare, lungo
le sette sequenze-battito che costituiscono lo spettacolo, i panni diversi di
una medesima femminilità: donna-madonna popolana e pagana, amante delusa e
innamorata trepidante, luminosa ninfa marina e Bambinella n'coppa u'
quartiere
; comunque donna rivolta appassionatamente a Sud: quello evocato
dalla povertà materiale dei Quartieri Spagnoli o di un qualsiasi barrio
sudamericano.La Sastri ha felicemente coniugato con il suo canto tutte le
sonorità che l’ensamble dei suoi affiatati polistrumentisti - Gennaro
Desiderio (violino), Salvatore Minale (percussioni), Stefano Minale (tromba),
Agostino Oliviero (chitarra e mandolino), Sasà Pidepalumbo (fisarmonica e
tastiera), Gigi Sigillo (contrabbasso) e Gennaro Venditto (chitarra) – è
stato in grado di tracciare con estrema raffinatezza. Con una voce appassionata
e suadente unita ad una esuberante presenza scenica Lina Sastri ha esplorato le
lontananze interiori e visitato tutte le nostalgie non senza improvvise e
colorate impennate sonore: da O’ sarracino “balcanizzato”, stretto
tra la vertigine della fisarmonica e la petulanza della tromba tzigana fino
all’accattivante e ossessivo El negro Zum-bon; melodie che mutavano in saudade
partenopea con un avvolgente Maruzzella dal sapore sudamericano fino
ad aprirsi, nella colorata giostra finale all’incontro – nella
sequenza certo più prosaica e didascalica di “Cuore mio“ – verso un
altrove felice, orizzonte in cui l’arte si solleva dalla realtà.

GiCo

 

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