Un Paese intossicato di lusinghe e panzane tenuto in ostaggio da governanti cafoni ed incoscienti

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PaeseSarebbe utile leggere il “Discorso agli Italiani” di Giacomo Leopardi per equiparare i neofiti della democrazia diretta di oggi ai gaglioffi contro i quali due secoli addietro inveiva il favoloso giovane recanatese. Si prometteva la felicità alle masse senza spiegare il processo di crisi che investiva l’Italia connessa strettamente ad una progressiva decadenza, innanzitutto culturale e letteraria, incapace di cogliere i veri motivi di una stagnazione deleteria, contraddittoria e pericolosa. A ben riflettere, oggi nel nostro Paese il peggio è ancora possibile.

Si assiste, infatti, ad una dialettica politica esacerbata ed incancrenita che ha perso quella omogeneità ideologica del nostro Risorgimento, aggravando quelle sperequazioni tra Nord/Sud e rianimando movimenti tendenti ad esasperare la spaccatura del Paese con vecchi steccati, istigazione all’odio e paure. Per chi governa il Paese, infatti, demagogie e distrazioni di massa sono un vizio dell’incoscienza che non si cancella promettendo illusioni o firmando cambiali in bianco in nome e per conto del popolo italiano, consegnandoci in sudditanza alla Russia, agli USA e persino alla Cina con la complicità di una opposizione parlamentare (e anche di quella sociale) impreparata a contrastare efficacemente disastri economici, strappi continui con l’Europa e pericolose manovre, in conseguenza delle quali sarebbe stato inevitabile sfiduciare già un Governo difettoso di commedianti in continua campagna elettorale e con un crescendo di insanabili contrasti.

La farsa continua anche quest’oggi sul voto alle mozioni TAV quando M5S e LEGA (l’uno contro l’altra) si presentano in Senato con un clima di incandescenza e con pareri opposti. Non voglio esprimermi sull’esito, ma che due forze di maggioranza votino diversamente è un comportamento incomprensibile che pone una questione politica su questo Governo incapace di offrirsi ragioni di vita. Infatti, crescita ed investimenti arrancano male a 14 mesi di governo gialloverde. Con un passo avanti a parole (ed un passo indietro nei fatti) restano fermi tutti i propositi “buonisti” su Precariato, Occupazione, Povertà, Rider, Alitalia, ILVA, Licenziamenti, Debito pubblico, Sicurezza. E’ dell’altro ieri l’approvazione in Senato del decreto “Sicurezza bis” senza relatore e senza che la Commissione abbia votato un solo emendamento. Viene così convertito in legge un provvedimento di Salvini che, contravvenendo all’art. 10 della nostra Costituzione, penalizzerà qualsiasi salvataggio in mare di naufraghi, grazie al voto del M5S e all’intercessione della “Beata Vergine Maria” evocata dallo stesso Salvini in quell’Aula di Parlamento (tempio della democrazia), trasformato ormai in un bivacco di incollati alle poltrone per decisione del Governo di ricorrere alla fiducia ad ogni votazione di proposta di legge. Salvini incassa il risultato e ringrazia, ma le paure della “insicurezza” in città restano, e non si parla di lotta alle mafie e alle criminalità organizzate.

Si sapeva che la messinscena di movimenti specializzati in promesse avrebbe partorito idioti che potessero governare sui ciechi, e con la disinformazione di massa hanno reso milioni di italiani preda dei bisogni di cittadinanza facendone del percettore un potenziale profittatore da tenere sotto sorveglianza e a cui prescrivere persino i consumi (come fosse un modo di vita possibile). Lo hanno chiamano “reddito di cittadinanza”, ma non ha nulla a che vedere con l’idea di un reddito di base indipendente dal lavoro e soprattutto non è strumento di liberazione dalla povertà. Dei 5 milioni di poveri annunciati in campagna elettorale moltissimi resteranno esclusi per la beffa di regole stringenti escogitate ad elezioni concluse, per cui sarebbe più adeguato assimilarlo ad un ingannevole “scambio di voto” con soldi pubblici. Infatti ai percettori il sussidio giunge con un importo medio assai inferiore alla metà di quello promesso, spesso persino mortificante. E nessuno di chi lo ha già ricevuto è stato ancora convocato per le tre offerte di lavoro, mentre la proposta politica più saggia sarebbe stata quella di restituire dignità al lavoratore con un serio piano d’investimenti nei territori deindustrializzati ove in maniera drammatica si concentra disoccupazione, disuguaglianza e povertà.

Si sperimentano, invece, soluzioni (che chiamano “equità fiscale”) favorevoli ai ceti ricchi adottando un’aliquota (flat tax) che, eludendo l’art.53 della Costituzione, ruberà ingenti risorse alle casse dello Stato, il quale non potrà più garantire determinati servizi essenziali ai ceti più deboli. Anche la storia della quota 100 sulle pensioni è un abile specchietto per le allodole, agitata come possibilità di creare posti di lavoro ai giovani, mentre a parità di salario sarebbe più semplice e conveniente per la qualità della vita lavorare meno e lavorare tutti, visto che il lavoro è sempre più scarso e la paura di perderlo condiziona la vita delle persone. Sarebbe un segno di rivincita verso quella aberrazione di sistema che continua a permettere grosse evasioni fiscali, corruzioni e condoni ai privilegiati del capitale a danno dell’economia sociale. Oggi quello che deve farci più preoccupare sono quei Movimenti trasversali che, impossessatisi di postazioni strategiche del potere e della comunicazione(RAI), con un falso nazionalismo fomentano fantasmi di paure criminalizzando profughi e migranti, quando invece i veri nemici della Nazione sarebbero da ricercare tra mafie, speculatori, evasori, politici corrotti e corruttori.

Riemerge, ora, anche l’antica aspirazione secessionista della Lega di Salvini che spinge uno sciagurato progetto di “Autonomia Differenziata delle Regioni”, cioè parametrare il trasferimento di risorse nazionali secondo il gettito fiscale dei territori. In pratica su risorse, diritti e beni di qualità per averli non è sufficiente essere cittadini italiani, ma cittadini che abitano in Regioni ricche come lo sono il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna, rompendo la conquistata unità nazionale tra Regioni ricche e Regioni povere a partire dalle funzioni di istruzione, tutela della salute, risanamento ambientale, protezione civile e altro in aperta violazione ai principi d’uguaglianza della Costituzione su cui si regge la nostra Repubblica. Insomma, il Risorgimento aveva fatto l’Italia ma nel tempo si è persa la sua omogeneità e si è accantonato il progetto di fare gli italiani, per cui le nostre strade oggi appaiono svuotate di politica, e questo vuoto italiano si è nutrito di pessime idee.

Adesso la missione di disfare l’Italia se l’è assunta la malapolitica di perfetti sprovveduti o di furbetti arrampicatori, in linea coi metodi del sistema e con le mutevoli demagogie per instupidire il popolo concepito come un pollaio degli utili. Ieri il Grillismo, che al suo nascere era stato fonte i di attenzione per quella protesta del nuovo che avanzava, voleva ad ogni costo evidenziare differenze tra le denominazioni (Partito o Movimento) solo per darsi una verginità rifuggendo dal termine “Partito” perchè ritenuto poco credibile da una opinione pubblica influenzata da una campagna mediatica deviante che associa i Partiti agli uomini corrotti. Ed oggi, invece, quella pentastellata verginità a non contaminarsi con altri partiti o movimenti si è sperimentata in alleanze e “puttanerie” di sistema al fine di strappare consenso e fare incetta di voti manipolando i concetti di democrazia per dar spazio all’autocrazia, fondata sulla brutale semplificazione della realtà con messaggi di promesse che toccano malumori e interessi diffusi, qualunque essi siano ma a discapito di un’analisi puntuale delle loro ragioni. L’importante è che il popolo debba crederci.

Ma stavolta è arrivato il “ben servito”. Milioni di italiani, infatti, che alle Elezioni Politiche del 2018 avevano sfogato la loro rabbia votando il M5S di Di Maio, invece alle Europee dell’anno successivo lo hanno sfiduciato. Tuttavia, nonostante la disfatta del M5S e l’incauto riversamento di voti alla Lega di Salvini, entrambi diversi tra loro ma d’accordo sulle loro panzane, continuano ancora a restare al potere perché scambiando e associando l’ordine dei risultati il prodotto di governo non cambia, e rimane sempre l’ipocrisia dei due alleati di governo che paralizzano il Paese. Tra faccende di malapolitica, continue crisi di governo, tradimenti di alleanze, conti che non tornano, ed ora persino complottismo con potenze straniere, traspare evidente il prevalere della somiglianza tra grillismo e nazionalpopulismo, al quale Di Maio ha confezionato e consegnato il governo. Con la sola differenza che Salvini (capo della Lega), agitando lo spauracchio migratorio cavalca l’insofferenza popolare e imbastisce una politica finto-sociale che in realtà favorisce gli egoismi localistici delle ricche Regioni nordiste, mentre Di Maio (capo del M5S) enfatizza la piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati che è lo strumento ingannevole di falsa democrazia nelle mani di chi manovra e indirizza i propri affiliati.

Mi conforta, però, sapere che di questo beffardo meccanismo di democrazia sinora soltanto gli opportunisti Di Maio e Salvini se ne siano serviti per le loro convenienze, l’uno per autoproclamarsi ancora capo politico dopo la disfatta e l’altro per sottrarsi al giudizio della giustizia sul caso “Diciotti”. Ed intanto il grottesco continua corroborato dall’incauta indifferenza di ampi strati della società civile, fatta ostaggio dall’analfabetismo politico di giocatori d’azzardo che patteggiano convenienze e affarismi di scambio sulla pelle del popolo. Prima che il peggio diventi irrimediabile occorre, perciò, che la società si risvegli dalla pigrizia intellettuale per gonfiare il cervello di salvataggio e recuperare il deficit politico, culturale ed etico che ha intossicato e reso cieca l’opinione pubblica.

Enzo Arena
7 Agosto 2019

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Commenti

Caro amico mio hai fatto una

Caro amico mio hai fatto una analisi perfetta ma anche tu non fai altro che scrivere, riflettere. Io scrivo e parlo ma non vale nulla lo stesso. La verità  è che invece di discutere bisognerebbe agire e quindi forse è meglio stare zitti perché scrivere o parlare non serve a nulla.

Enzo Messina

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