Si, si è aperta la campagna elettorale

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scheda Ho appreso con profondo rammarico e tristezza la notizia di come è stato ridotto il Carnevale di Misterbianco, brandelli di quello che fu “il carnevale dei costumi più belli di Sicilia”. Ma temo che questa vicenda sia solamente la punta dell’iceberg delle condizioni miserevoli in cui da lungo tempo versa la nostra città. Sono bastati 10 anni di governo di centro – destra per distruggere un paziente e sapiente lavoro di riscatto e di rinascita, operato dalla precedente Amministrazione Di Guardo. E voglio stendere un velo pietoso sulle tremende responsabilità degli uomini (e donne) e dei partiti che hanno sostenuto l’Amministrazione Caruso.

Ed ho letto, anche, con vivo interesse, la risposta, alla mia lettera, del simpatico amico e concittadino, dott. Enzo Messina, sempre attento e presente nel dibattito politico – culturale di Misterbianco. Si apre, adesso, la campagna elettorale? E si eh! Forse, anche dalla città “Leonessa d’Italia”, all’ombra della Loggia e in riva al Garda, può arrivare possente la carica e suonare la sveglia per le prossime elezioni comunali. Perché no!? Come ai tempi, gloriosi e intramontabili, di “Mai più come prima”.

Io ho parlato, semplicemente, senza tema di smentita, del grande impegno e dello straordinario lavoro realizzato dal sindaco Nino Di Guardo e dalle sue giunte di centro – sinistra, per riscattare e rifondare la nostra amata cittadina, un’opera durata ben nove anni e che ha visto con grande successo “rivoltare” tutti gli angolo, le strade, le piazze e i quartieri del paese. Con evidente beneficio economico, sociale e culturale per tutti i cittadini.

Adesso, purtroppo, da qualche anno, “vivo al nord” (già mi crea imbarazzo e impressione questa espressione!), ma anche qua, come spesso ho avuto modo di dire ai miei cari amici, “ho trovato sorgenti d’acqua pura ad illuminare i miei passi nella tormenta” ed, inoltre, ho conosciuto luoghi e ambienti nuovi, ed ho fatto interessanti esperienze professionali e umane. Questa temporanea “diaspora” mi sta servendo, almeno, per guardare da un altro angolo “il mondo e la storia” (come sperava il mio caro amico) e per capire che il mondo non finisce a “Chiazza e a Tiritì, ai Quattru Canti e a Madonna ‘i Malati” (purtroppo o per fortuna!).

Per cui sto seguendo poco le vicende politiche siciliane e le geometrie variabili delle maggioranze palermitane, che per me, comunque, sono molto “deformate” dalla troppa distanza geografica e culturale (mi accorgo, invece, che la vera battaglia da sostenere è contro il becere leghismo che impera in queste contrade del nord). Ma, comunque, tenterò di dire la mia opinione sulle vicende isolane, anche se non posseggo elementi di valutazioni sufficienti per esprimere un giudizio chiaro e complessivo.

Anch’io sono stato e lo sono tuttora, un convinto avversario del sistema di potere “lombardiano”, però bisogna fare dei distinguo, perché la politica non è un credo o un sistema filosofico, immutabile, dogmatico, cristallizzato; la politica è, innanzitutto, dare risposte alle esigenze concrete della società, determinare migliori condizioni di vita ad un popolo, creare occasioni di sviluppo e di lavoro. In poche parole, non permettere a tanti giovani di lasciare la propria terra per uno straccio di lavoro! Il partito Democratico in Sicilia, pur nel rispetto delle differenti posizioni politiche e di appartenenza, ha ritenuto “utile e necessario per il bene della Sicilia”, contribuire a spezzare, rompere, sgretolare, il sistema di potere del centro – destra berlusconiano, fossilizzato e sedimentato che da decenni domina la politica isolana, intriso di malgoverno, immobilismo, inefficienza e che ha depredato e affossato la nostra isola.

Il “sostegno condizionato” al governo Lombardo è, quindi, un tentativo importante per spezzare le forze conservatrici berlusconiane e per rompere, definitivamente, certi equilibri di potere, per fratturare un modus operandi che ha bloccato per anni lo sviluppo della nostra società, per spostare il baricentro della politica in un’area riformista, in un momento in cui è necessario mettere mano ad alcune riforme strutturali improcrastinabili, in vista, soprattutto, del riordino in senso federalista, che il governo centrale sta realizzando. La riforma sanitaria e del lavoro, dell’istruzione e della formazione professionale, dell’agricoltura, dei trasporti. Le ultime riforme, in ordine di tempo, la legge sulla trasparenza amministrativa e la legge elettorale. Vedremo, comunque, se sapremo invertire, finalmente, l’ordine delle cose, in questa terra bellissima e sfortunata.

Ma “al cuore non si comanda”, e il mio pensiero corre ancora, come sempre, a Misterbianco, al Coraghèsa, al Chianu Duca e alla Madonna degli Ammalati. Ritengo che nella nostra città, in questi anni, sia cresciuta una classe politica nuova, giovane, efficiente, preparata, capace di apportare nuove idee, nuova linfa, alla città, e lo ha già dimostrato in questi anni di dura opposizione, in Consiglio Comunale, in tutte le battaglie per la città, per l’ambiente, per l’emergenza rifiuti, ed in tante iniziative politiche; penso a Massimo La Piana, a Igor Nastasi, ai tanti giovani e alle donne impegnate quotidianamente nel circolo cittadino del partito Democratico. Anche se, ancora, ritengo che per la particolare situazione geopolitica della nostra cittadina, di agglomerato urbano legato, inscindibilmente, al capoluogo, per gli interessi in gioco, sia necessario un uomo di provata esperienza e di grande capacità amministrativa; credo, fermamente, che Nino Di Guardo sia ancora un’importante ricchezza ed una preziosa risorsa per la città da “utilizzare a piene mani”.

La sua vittoria certificherà con il fuoco e a carattere cubitale, il fallimento politico, amministrativo e culturale del gruppo dirigente che in questi anni ha amministrato in così malo modo la città, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ma, caro dott. Messina, che c’azzecca il termine “blasfemo”? Pur apprezzando il suo costante e disinteressato impegno per la nostra comunità, se le parole in politica hanno un significato, il suo termine conclusivo, “blasfemo”, fa crollare come una montagna di carta tutto il suo ragionamento, perché, ne converrà con me, “blasfemo” è un termine che si adatta a questioni di fede, teologiche, dottrinali, ma è un’espressione lontana anni luce dalla politica. E se non è riuscito a trovare una parola consona al linguaggio politico, se ha dovuto rimediare un termine religioso, ci sarà pure un motivo. Un caro saluto alla mia amata Misterbianco!

Angelo Battiato

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