Ruben Rigillo, il Blasco ne I Beati Paoli si confessa in questa intervista

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Nel ruolo di un guascone fregato dal cuore, Ruben Rigillo calca le scene del Tatro Stabile di Catania sui cui legni a partire da domani sera, va in scena la seconda "puntata" del capolavoro di Luigi Natoli, ridotto per il teatro da Gaetano Savatteri e Giuseppe Di Pasquale...

Ma che ci fa un
figlio d’arte, che ha fatto “Enrico IV” ed il “Socrate immaginario”
con parruccone, cappa, spada e con l’aggravante di essere un gran rubacuori
che insidia belle donzelle? Ruben Rigillo, un marcantonio cui la mosca sul mento
e i baffetti conferiscono un aria da guascone, è uno dei prim’attori, nei
panni di Blasco di Castiglione, de “I Beati Paoli”, il feuilleton-kolossal
di Luigi Natoli riscritto per le scene da Gaetano Savatteri e Giuseppe Di
Pasquale,  con cui lo Stabile di
Catania ha aperto la stagione e che, da domani inaugura l’ultima delle due
parti autonome in cui il lavoro è stato ripartito. “Sono un attore - si
schermisce lui – devo saper e poter fare di tutto e poi Pirandello (con la
regia di papà Mariano, n.d.r.) era ancora quasi “gavetta”: non avevo
ancora finito la scuola drammatica, anche se non si finisce mai d’imparare.
L’occasione me l’ha data proprio Giuseppe De Pasquale che mi ha visto due
anni fa in “Si gira” per la regia di Missiroli: gli serviva questo
moschettiere e credo di essergli piaciuto subito: è stata una bella
soddisfazione”. Quella di Blasco poi è la sua primo ruolo importante
(praticamente è il protagonista): un individuo sopra le righe, ma sfaccettato,
frastagliato… < il capo de Beati Paoli – voi con tutto il vostro coraggio siete un debole…un
granello gettato in un campo dal capriccio e dalla prepotenza di un
barone…esposto dalla vostra stessa natura alla persecuzione di altri
prepotenti>>. “Sì, Blasco è un personaggio forte e debole allo stesso
tempo – ammette Ruben – anche se la sua debolezza 
è tutta nel rapporto con le donne: per lui è pane quotidiano scendere
in battaglia, sfidare il fuoco nemico ma quando si tratta di stare davanti agli
occhi di una donna (Donna Gabriella prima donna Violante in seguito n.d.r.)
e dichiarare i suoi sentimenti lì cominciano i suoi problemi: l’amore,
ammetterà Blasco stesso, è un nemico che non ho mai saputo affrontare…”.
Innamorato di due donne assai diverse è assediato dai dubbi dell’amore:
quello vero, passionale, carnale per Gabriella e quello stilnovistico di
Violante. “Si ma è un uomo con un grande senso dell’onore – precisa
difendendo i suoi panni Ruben - e poi c’è la storia straordinaria del
rapporto con Coriolano della Floresta; una simpatia istintiva, un rapporto tra
allievo e maestro di abissale profondità interiore: il loro è l’unico
rapporto di amicizia vero di tutto il romanzo…” e questa è stata l’idea
del regista: rimanere fedeli all’intrigo, all’intreccio. “Blasco –
aggiunge poi - sarebbe bello nella realtà ma è sempre più difficili trovarne,
forse ce né stato qualcuno. Oggi mi sembra quasi impossibile intravederne con
la sua schiettezza, con la sua dignità: i Blasco non esistono più ”. Quando
gli chiediamo del giudizio che da attore ha ricavato dal contatto col pubblico
non ha dubbi: “Sempre meglio…anche se spesso dipende dagli attori stessi:
all’inizio la loro preparazione è incompleta poi, nel corso delle
rappresentazioni si raffina. Questa seconda parte è completamente diversa: è,
come dire, più teatrale: la setta si avvia alla sua dissoluzione, sugli stessi
personaggi grava la maturità, la loro esperienza delle cose del mondo, il tempo
teatrale è più dilatato”. Ma Ruben Rigillo non è soltanto un attore: è il
regista di “Gungle movie” un cortometraggio girato in 35 mm, “nato per
gioco, e non ancora finito, grazie la spassionata collaborazione degli amici e
dei tecnici conosciuti sui set delle fiction che ho interpretato. “In
realtà - ci dice stemperando un momento la sua vitalità - la regia è stata la
mia prima passione poi mio padre mi ha incastrato…”.Ammette che rimanendo a
Catania è difficile mantenere i rapporti professionali con la capitale,
“eppure - precisa Ruben Rigillo - qui ho trovato casa, si mangia benissimo e
le siciliane mi sono sempre piaciute.” Spezza infine una lancia non solo per i
professionisti del Teatro Stabile, i ragazzi della compagnia, ma soprattutto per
la disponibilità dei tecnici: “loro sono stati davvero fondamentali per lo
“spettacolone” dei Beati Paoli”.

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