Quando Sant'Antonio Abate scoprì la ruota... (I Parte)

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Angelo BattiatoEra il 17 gennaio 1963. Nella Chiesa Madre di Misterbianco, gremita sino all’inverosimile, il parroco dell’epoca, il sac. Giuseppe Scuderi, nipote del compianto sac. dott. Giuseppe Scuderi, primo parroco di Misterbianco, con la voce tremante e gli occhi lucidi, a fine Messa, fa un annuncio clamoroso e lungamente atteso da tutti i fedeli misterbianchesi: “Con grande gioia e immensa emozione,… vi annuncio che dopo molti anni,… il prossimo mese d’agosto si farà la Festa Grande in onore al nostro Patrono Sant’Antonio Abate!”.

Seguì un fragoroso applauso, un immenso tripudio di popolo, tutti avevano gli occhi lucidi, l’emozione e la commozione si toccava con le mani! ‘A Festa Ranni! E chi se la ricordava più! Erano molti anni oramai che non veniva più celebrata, dal lontano aprile 1949, qualche anno dopo la Seconda Guerra Mondiale, e quasi più nessuno se la ricordava! I giovani non l’avevano mai vista, sapevano qualcosa solamente dai racconti struggenti degli anziani del paese che la ricordavano con nostalgia, con rimpianto, con gli occhi pieni di lacrime, come si ricorda il primo amore di gioventù! E quasi dimenticati, avvolti nel mistero, erano perfino i motivi della lunga interruzione, qualcuno asseriva perché ‘a vara di Sant’Antoni era rimasta per ore e ore in fondo alla via Plebiscito a causa di accesi litigi dei Mastri ‘i festa della varetta dei Vigneri e dei Carritteri, altri sostenevano che in quegli anni s’era voluto pensare soprattutto al restaurare della Chiesa Madre, che necessitava di solidi lavori di manutenzione straordinari. Tante dicerie, tante verità, fatto sta che nessuno si ricordava più della Festa Grande in onore al Santo Patrono, nessuno sapeva nulla delle tradizioni, delle cerimonie, dei riti, dell’organizzazione. Cosa fare, dunque!?

Questo il primo dilemma da sciogliere all’indomani della “deliberazione” della festa per la prossima estate. Anche mia mamma era presente in Chiesa Madre, quella sera, ad assistere alla funzione religiosa per la festa liturgica di Sant’Antonio Abate. E ricordo che mi raccontava spesso e con grande trasporto, l’enfasi del parroco, suo cugino, e la commozione dei fedeli all’annuncio della Festa Grande. Un ricorso incancellabile pure per me, anche se non c’ero! E padre Giuseppe Scuderi, memore dei racconti dello zio parroco, sin da subito si prodigò per organizzare nel migliore dei modi l’imminente festa patronale. Per intanto bisognava trovare gli uomini disposti a sobbarcarsi e a “sopportare” l’immane compito di progettare la festa, girare il paese per raccogliere i contributi in denaro necessari per fare la festa, prendere accordi con l’Amministrazione Comunale, formare le varie commissioni dei partiti rionali e dei cerei, coordinarne i lavori, “riesumare” le tradizioni, e se il caso, svecchiarle, ammodernarle, secondo i moderni usi e costumi, e poi stilare il programma civile e religioso, definire i vari appuntamenti culturali e prettamente tradizionali, parlare con i tanti devoti, “rispolverare” la vara e le varette, abbellire le chiese del paese, cercare le orchestre musicali e i fuochisti.

Insomma, c’era tanto da fare! Bisognava rimboccarsi le maniche e lavorare di buzo buono! Il parroco Scuderi sapeva che i misterbianchesi, quando si parla di Sant’Antoni, sono esigenti e intransigenti, come non mai, e non perdonano niente e nessuno, e,… nei secoli, l’hanno sempre dimostrato! I misterbianchesi volevano impegno, capacità, spirito d’abnegazione, costanza, onestà, autorevolezza, accortezza, intelligenza, sensibilità, tatto, conoscenza… Volevano il meglio, va! Dove cercare!? A chi rivolgersi!? All’improvviso, a padre Scuderi, gli sovvenne un nome, un indirizzo, un casato,… gli venne in mente una persona per ricominciare alla grande ‘a festa, per far “ripartire” esattamente dov’era rimasta, ben quattordici anni prima, ‘a vara! Don Paolo Ràja, al secolo, Paolo Nicotra. E vide giusto! Da lì tutto ebbe inizio…

(Fine prima parte)

Angelo Battiato

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