Mons. Gaetano Zito, il "gruppo vocazionale" e Misterbianco

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Mons. Gaetano ZitoCon i miei amici l’abbiamo conosciuto nel tempo dorato della nostra fanciullezza, in quel “paradiso terrestre” che a quel tempo era Cassone. Un luogo magico, sospeso tra l’Etna e il cielo, tra il verde incontaminato, il nero ribelle della roccia lavica, che declinava fino all’Acqua Rocca e poi più su fino alla Valle del Bove, e il cielo puro e trasparente del primo mattino. Gaetano Zito, allora era solo un seminarista, tra i tanti, ricordo ancora i nomi degli altri, Arturo, Salvatore Nicoletti, Enzo Scuderi.

Probabilmente erano i migliori “allievi” che all’epoca esprimeva il Seminario di Catania; per noi erano le guide, i mentori di quella settimana di campeggio, trascorsa tra le beatitudini della Montagna. Sarebbero dovuti essere “l’esempio da seguire” per noi ragazzi del “gruppo vocazionale” della parrocchia Chiesa Madre di Misterbianco, un gruppetto di adolescenti scelti da Padre Agatino Caruso, misterbianchese, Rettore del Seminario catanese, per far maturare in loro la consapevolezza della fede e di “eventuali vocazioni” future (solo dopo molti anni ho pienamente compreso lo “scopo” del campeggio a Cassone). Ma quella settimana estiva in montagna, vissuta allegramente all’aria aperta, senz’acqua corrente e senza elettricità, per noi ragazzi era tutto,… fuorché vocazionale! Dopo le Lodi e i canti mattutini, lunedì c’era la partitella di calcio, martedì l’esplorazione delle grotte vulcaniche, mercoledì la “battaglia”, giovedì (almeno) era la “giornata del deserto” (ognuno di noi restava per un’intera mattinata in solitudine e in silenzio a riflettere… e alcune volte a ridere!), venerdì, giornata clou, era dedicata all’attesissima caccia al tesoro, e di pomeriggio la salita all’Acqua Rocca con arrivo sull’orlo della Valle del Bove, per poi ridiscendere di corsa, tra tortuosi viottoli alberati e spine sante.

E lui, Gaetano Zito, ci assecondava e ci lasciava fare, a volte divertito, altre volte partecipando di persona alle nostre scorribande, soprattutto la sera, quando al buio, attorno al falò, ci raccontava storie antiche e fantastiche. Poi, il tempo ha fatto il resto. Ci siamo persi di vista. Gaetano Zito è diventato un sacerdote, uno studioso, un intellettuale, tra i più importanti della diocesi di Catania. Noi, invece,… purtroppo,… non abbiamo avuto la “vocazione”. Ma anche i miei amici sono diventati importanti: insegnanti (qualcuno tra i migliori d’Italia), presidi, farmacisti, alti funzionari di Stato, avvocati, medici, giornalisti, imprenditori. A ognuno il suo cammino. A ognuno la sua vita. Però a Gaetano Zito non l’abbiamo mai dimenticato. Non abbiamo mai dimenticato il suo sorriso di giovane seminarista, la sua brillante energia, la sua voglia di vivere e di “segnare” il nostro futuro. E forse, la vita, ce l’ha segnata veramente. Io tante volte, in tutti questi anni, l’ho incontrato, in cattedrale, nella chiesa di San Nicolò, nell’archivio diocesano, in conferenze, e ogni volta che ci salutavamo, lui si ricordava di Misterbianco, ed io rivedevo in lui i giorni felici di Cassone e il tempo dorato della nostra fanciullezza.

Angelo Battiato

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