Lettera aperta al Sindaco di Misterbianco

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Edificio LibertyIllustre Sig. Sindaco

a scanso di equivoci preciso che quanto scrivo va contro i miei propri personali interessi; ma Lei, da buon comunista (lo è ancora ?) insegna a tutti noi che l’interesse privato è subordinato, e deve esserlo, a quello della comunità. L’interesse non necessariamente è economico, potendo essere anche puramente estetico; fu infatti Lei allora sindaco, ovviamente solo ed esclusivamente per amore del bello, a far vincolare, a fine anni ’80 – primi anni ’90 dalla Soprintendenza ai Beni Culturali il palazzo Leonardi, in via Garibaldi, sostenendo che si trattava di un edificio liberty. Quel palazzetto di liberty non aveva alcunché; debbo pensare che lo fece per mantenere viva nei misterbianchesi la memoria di un bar e dei due personaggi che lo gestirono: il compianto sig. Marletta prima, ed il compianto Turi Falana dopo. Due personaggi che i miei coetanei ricordano con affetto e con nostalgia degli anni della giovinezza.

Se quello Leonardi era un falso liberty, il “castello” visibile dalla stazione di Misterbianco, quello che appartiene ancora ad un membro della mia famiglia con il quale non ho al momento rapporto alcuno, è un liberty vero. Lo ha mai visto? Ha mai visto la bellissima terrazza e la scala monumentale difronte alla quale sorgono due anonime palazzine non ancora abitate? Mi riferisco a quelle che si trovano in via Madonna degli Ammalati, sul lato sinistro della strada, subito dopo la prima curva passato il passaggio a livello. Mi viene detto che tutto il terreno attorno al “castello”, è destinato ad edilizia per cooperativa. Il che significa il castello stesso che sarà attorniato da una serie di palazzine distanti al massimo dieci metri dalla torre merlata. Un affare per i proprietari (me compreso) dei terreni che diventano edificabili; uno stupro per il paesaggio. In quel tratto di strada io vedrei non un’ammucchiata di anonime palazzine, ma una teoria di villette unifamiliari con giardini fioriti, come si trovano nelle periferie dei paesi civili del nord Italia; come dovrebbe essere in quella periferia del nostro paese, lungo la strada che porta al luogo più caro per i veri misterbianchesi: la Madonna degli Ammalati ed i resti dell’antica Misterbianco.

Invierò questa lettera alla Soprintendenza ai Beni culturali ed al gruppo parlamentare del Movimento 5***** della Regione Siciliana: sono gli unici deputati affidabili. Ma la invierò anche al giornale on line Misterbianco.com perché sia letta da tutti, con la speranza che quanto ho scritto susciti nei misterbianchesi autentici sdegno e rabbia per “l’uso” scriteriato, ed è un eufemismo, che viene fatto del territorio. Uso che antepone alla bellezza del paesaggio gli interessi dei palazzinari. Personalmente farò di tutto, lo ripeto, contro i miei propri interessi economici, perché questo scempio non avvenga. Mi auguro che la presente risvegli, nei miei concittadini, l’orgoglio e l’amore di un tempo per il proprio paese natale. Se l’amministrazione comunale continuerà in questo proposito di devastazione ambientale, non posso che esprimere la mia più profonda delusione per una linea politica che si rifiuta di tutelare quello che di bello è rimasto nella nostra Misterbianco dopo il dissennato boom edilizio degli anni 60’ e 70’.

Giuseppe Condorelli

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Commenti

Sono pefettamente d'accordo

Sono pefettamente d'accordo con quanto afferma Giuseppe Condorelli, in quanto, oltre a tutte le verità dette nelle sue parole e agli incitamenti ai Misterbianchesi a prendersi a cuore le sorti della loro Città, lo capisco anche perché mi ritengo personalmente "vittima" del "....dissennato boom edilizio degli anni ' 60 e ' 70", in seguito al quale degli irresponsabili abbatterono con un vero boom il settecentesco (altro che Liberty!) Palazzo Menna Condorelli, già riconosciuto monumento cittadino, con tante lapidi del Comune, perché casa del protomedico Antonino Menna Condorelli, uno dei simboli più noti di Misterbianco!, e più volte visitata da Vincenzo Bellini, insieme al nonno ospite in quella casa. Tante volte ho ricordato ai miei concittadini il dolore che provo quando vengo a Misterbianco e non vedo più Palazzo Menna, la casa dove io sono nato. Per non parlare poi della bella villetta, con essa confinante, del dottore Condorelli, con una bella fontana nel giardino e tanto verde, fra cui un grande glicine sul recinto sulla via Matteotti che in primavera tutti i passanti potevano ammirare pieno dei suoi grappoli celesti fioriti. E la villa dell'avvocato Miano di via Matteotti?... Purtroppo per essi, qui la situazione é tragica e irreparabile: non sono ora affiancati da costruzioni anonime; sono delle cosruzioni anonime moderne che sorgono al loro posto, per sempre!! Ora si vorrebbe dare addosso anche alla bella costruzione che Giuseppe sta ricordando, l'edificio "castello", all'inizio della strada che porta alla Madonna degli Ammalati, che tutti i Misterbianchesi adulti hanno guardato con ammirazione e che tutti quelli piccoli impareranno a farlo ogni qualvolta vi passeranno davanti...perché é uno dei simboli di Misterbianco! Io sono certo che Nino Di Guardo, mio compagno di classe alle Elementari, comunista o non comunista, sindaco o non sindaco, farà tutto il possibile per appianare, nel modo giusto e migliore, questa situazione, perché lui è di Misterbianco e ama, senza alcun dubbio, la sua Città! Questo crede fermamente Vito Arena...

Vito Arena

Caro Beppe come sempre sei

Caro Beppe come sempre sei molto chiaro e preciso. Amante della cultura e maestro di comportamento civile. In questo scritto si mette in evidenza come per alcune persone i soldi hanno si una certa importanza ma non sono tutto nella nostra breve e inutile vita!

Enzo Messina

P.S. Per errore ho scritto

P.S. Per errore ho scritto Enzo Arena anzichè Enzo Messina con il quale mi scuso. Sono sicuro che anche Enzo Arena dirà la sua.

Giuseppe Condorelli

Il commento del mio amico

Il commento del mio amico Enzo Arena, sempre molto attento ai fatti ed ai misfatti del nostro paese me lo aspettavo. Mi ha sorpreso quello di “ Vituzzo “ che assieme a “ Nicoluccio” ( oggi il maestro Vito Arena ed il professore Nicola Arena ) sono le primissime persone che ho conosciuto nella mia vita: perché tutti siamo cresciuti nella “vanella”, come da piccolo chiamavo, italianizzandola, “a vanedda”, il vicolo che esiste tutt’ora e che porta a quel che rimane della casa natale del mio antenato Giuseppe Menna Condorelli. Per una di quelle strane coincidenze del destino, proprio ieri, giorno di Ferragosto, passando con mia moglie da Palazzolo Acreide, ho ricordato la “ signora Nannina” nata appunto a Palazzolo, e madre di Vito e di Nicola; per me quasi una seconda madre. La lettura del commento di Vito mi ha commosso: pagherei non so cosa per rivivere un solo giorno nella Misterbianco che fu, rivedere il glicine che profumava di primavera e che ornava la cancellata della villetta abitata da mia nonna Sara e dai miei zii; e respirare nelle notti d’estate, in quel tratto di via Matteotti, il profumo del gelsomino che schiudeva i suoi fiori all’imbrunire. Vorrei rivivere la magia della camera oscura dove la signora Nannina sviluppava le foto in bianco e nero: la comparsa dell’immagine sulla carta fotografica, alla tenue luce della lampada rossa, non finiva mai di sorprendermi. Questa era la Misterbianco di quel tempo, fatta da onesti lavoratori alcuni dei quali, smesso l’abito da lavoro si dedicavano all’amministrazione del paese per il puro gusto di farlo: e di quanto questi amministratori si siano arricchiti, rimane esempio il Sindaco ( la maiuscola è d’obbligo ) Turi Gennaro. Il Sindaco per antonomasia. Tempo ed ingordigia hanno distrutto i nostri ricordi, ed è un puro miracolo (Sant’Antonio Abate ? ) se non si siano stati demoliti il palazzo ducale e la vecchia scuola di via Matteotti dandoli in appalto a Caltagirone Bellavista.

Come sarebbe stato bello, caro Vito, consegnare ai nostri figli la casa in cui tu sei cresciuto, la villetta dei miei parenti, della quale rimane un disegno voluto da mia madre prima che fosse demolita, eseguito dal Pittore Nunzio Ferrara; il palazzo ducale con il suo giardino trasformato in parco pubblico e la chiesetta che si apriva su via Cairoli, i palazzi dei Quattro Canti, tutti adeguatamente restaurati e consegnati, anche se non opere di un Palladio, alle generazioni avvenire. Sono questi i motivi per cui mi opporrò a che anche “ la casina “ come mia nonna Sara chiamava il castelletto, venga divorata dall’ingordigia di chi, per danaro, vuole cancellare una delle ultime cose belle di questo paese. Il sindaco Di Guardo farebbe un gesto meritevole dell’approvazione di tuti i veri misterbianchesi, se acquistasse la villa nella sua interezza, trasformando in un giardino l’agrumeto che la circonda; potrebbe diventare una residenza di rappresentanza del Comune e rimarrebbe proprietà di tutti cittadini. E se limitasse la edificabilità del terreno che si trova sulla strada ad un minimo, a condizione che ogni costruzione si “incastoni” nell’ambiente. Lo farà ? Mi auguro che qualche voce autorevole si faccia sentire accanto alla mia che autorevole non è.

Giuseppe Condorelli

Carissimo Beppe, amico mio

Carissimo Beppe, amico mio fraterno ritrovato, confesso ora che non mi ero reso conto con quale Giuseppe Condorelli stessi parlando, sia per i vari Misterbianchesi che portano questo nome sia per i tanti anni trascorsi dal nostro tempo nella comune gioventù...perdonami per questa forma di oblio. L'ultima volta che ti ho incontrato é stato al Pronto Soccorso del Garibaldi nella notte in cui mio padre, che ti voleva tanto bene, é stato colpito da ictus fulminante, 16 luglio 1975. Allora io abitavo, brevissima pausa, a Palazzolo Acreide. A questo proposito, devo bonariamente ricordarti che mia mamma era di Canicattini Bagni, paese accanto a Palazzolo; ma voglio insieme ringraziarti per le parole care e affettuose che hai sopra usato per i miei genitori che, lo sai, volevano immensamente bene a tua mamma, la cara e forte signora Marina. Appena ho letto quel Vituzzo e Nicoluccio ho subito capito con chi stavo parlando! e il cuore mi si é riempito di gioia e di commozione. Non aggiungo altro, conto che presto ci risentiremo e ne abbiamo cose da dirci. Tornando al nostro discorso, sai che io non mi sono mai occupato di politica, ma di amicizia, di sport e poi di musica. Però, due persone sono cresciute con me in affetto e rispetto, cose ancora vive fra di noi: Ninella Caruso e Nino Di Guardo. A me interessa solo questo, perciò il mio intervento sul tuo articolo si é concluso con la preghiera-invito al mio amico misterbianchese doc Nino di fare in modo che il problema da te così chiaramente e quasi con affetto presentato della "casina-castello" possa essere risolto nella maniera più giusta, decorosa e lungimirante per il solo bene della nostra Città, casa dei Misterbianchesi di oggi e di quelli che verranno. Trovo le tue soluzioni e suggerimenti per la sua sistemazione molto invitanti e piacevoli. Nino saprà trovare la cosa migliore da fare! Dopotutto, la sua é la voce più autorevole... o no? Ti abbraccio.

Vito Arena

Caro Vito, avevo capito bene

Caro Vito, avevo capito bene che non mi avevi riconosciuto; chissà perchè ero convinto che tua madre e la "signora Beppina"  moglie di un altro dei personaggi di Misterbianco da non dimenticare, don Vito, fossero di Palazzolo Acreide.  Al di là di ogni amichevole "punzecchiata" da parte mia, spero veramente che Nino Di Guardo riveda quel che riguarda la periferia di Misterbianco su via Santa Maria Ammalati. Sul lato destro della strada e più avanti anche sul lato sinistro ci sono villette che non "disturbano" affatto l'occhio del passeggero. Che su tutta la strada si edifichi alla stessa maniera. Come ho già scritto non si tratta di togliere lavoro agli ingegneri, agli architetti ed alle manovalanze, ma di farli lavorare in altro modo. E credo che i nostri architetti sarebbero ben felici di lasciare opere che rendolo la via più bella. A presto.

Beppe (Giuseppe Condorelli)

Caro Beppe

Caro Beppe

Leggendo il tuo intervento a difesa della “Casina” o “Castello” o “Villa” mi ritornano alla mente le visite periodiche, per il disbrigo di vicende condominiali, che facevo alle tue zie che abitavano quel posto tutto l’anno.

Per me era un piacere entrare in quelle stanze, ammirare quei tetti o affacciarsi sul terrazzo e vedere il centro storico del nostro comune ed anche una bella fontana che adornava il terrazzo che, pare, qualcuno abbia portato via.

Pezzi di storia che scompaiono e che purtroppo difficilmente ritorneranno.

Più volte abbiamo parlato di questo immobile negli ultimi anni e credo che salvaguardarlo sia un dovere della comunità, ma anche un obbligo di legge, dal momento che si tratta di una costruzione i cui anni si fanno sentire e la cui architettura si fa ancora ammirare.

Credo che non sia una missione impossibile tutelare l’architettura del “Castello”.

Cosa alquanto più difficile è acquisire l’immobile al patrimonio comunale.

Le casse dei comuni ormai sono ridotte all’osso e credo che l’acquisto sia una operazione purtroppo impossibile per il nostro comune; operazione che a cavallo degli anni Ottanta/Novanta poteva tranquillamente essere portata a termine.

Come sai per vicende del genere sono a disposizione e credo che discutendone qualcosa di buono possa venir fuori.

Carmelo Santonocito

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