Le immagini di Franca Schininà

Versione stampabileVersione stampabile

“Ho
dato significato alla mia vita con queste foto”. Così Franca Schininà chiosa in
un Anfiteatro gremito il senso del suo impegno artistico lungo gli scatti di
“Sete d’Africa”

Non la lucida freddezza delle foto-inchieste; né tantomeno
l’asettico distacco dei reportages o del ritratto a effetto-tipo “continente
nero”. Le immagini di Franca Schininà sono scattate con l’occhio di chi vi è
fotografato: sono un altro modi di essere individuo, sono un rispecchiarsi. Sono
la lingua, il dolore, l’attesa, l’esistenza di tutti quei volti, di tutti quei
corpi che l’obiettivo evoca. Sì, forse – come ammette l’artista stessa - sono un
modo di chiedere ‘perdono’ ad una umanità che grida dai sotterranei della
storia.
Franca Schininà Di Stefano, casertana con la Sicilia dentro, allieva del grande
Peppino Leone vive e lavora a Ragusa. La sua è una fotografia che mira all'autoconsapevolezza:
una autoeducazione all’umanità ed alla vita attraverso l’immagine: “le donne -
dice Franca Traverso - fotografano puntando l'obiettivo contro se stesse” e
Franca fa di questa affermazione guida preziosa ed imprescindibile.
Nell’’83 realizza il reportage sugli ospedali psichiatrici, al quale
appartengono le immagini selezionate per la Mostra sulla Storia del Manicomio di
Palermo. Nel 1993 pubblica “Fin qui sei giunto...”, immagini di un
viaggio-ricerca effettuato nel Tibet agli inizi degli anni Novanta. Cinque anni
dopo, a suggellare un viaggio che la porta dalle Lofoten alla Sicilia, dalla
Patagonia all'Africa, dal Perù allo Yemen, dalla Cina al Portogallo fino al
Marocco, esce “Un silenzio attorno a una voce”. Franca Schininà diventa una
protagonista a più riprese di importanti iniziative sul tema dei diritti umani,
sempre trasformate in mostre: da Comiso a Matera, da Roma all’Istituto Buddista
Italiano Soka Gakkai, fino alla pubblicazione per l’Unicef, del calendario 2002
dedicato al Progetto Zambia, per l’assistenza ai bambini orfani dell’aids.
“Sete d’Africa”, un centinaio di foto in bianco e nero, testimonianza del lavoro
svolto dai Missionari Cappuccini nel Wolajta, Etiopia del sud è il suo ultimo
lavoro. La pubblicazione del volume, edito dalla palermitana “Imago” d’Italia fa
parte del progetto “Una sorgente per la vita”, finalizzato alla raccolta dei
fondi per opere di canalizzazione, di costruzione di condotte idriche, di vasche
di lavatoi, di fontane per gli abitanti di Wolaita (Etiopia del Sud), nel
vicariato di Soddo-Hosanna

 

“Sete d’Africa” è pure corredato da alcuni interessanti
contributi: dal biblista Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta a Reto Florin,
funzionario ONU (Risorse, Valorizzazione e Gestione Acque della FAO), da fra’
Gianfranco Priori, segretario delle Missioni Estere dei Cappuccini delle Marche,
allo stesso Alex Zanotelli.

Giuseppe Condorelli

tags: