L'assemblea di Motta S. Anastasia sul previsto inceneritore privato della Nexxus

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Inceneritore“Gestione dei rifiuti: il ruolo della Regione, delle Istituzioni locali e delle Comunità. Il progetto dell’inceneritore di Motta S.Anastasia". Il raduno di un diffusissimo “fronte del no” a seguito delle allarmanti notizie di progetti e passi (dalla Giunta al prossimo Consiglio comunale di Motta) che si intendono in ogni modo scongiurare. Un vero SOS ambientale nato sotto l’albero di Natale scorso. Proviamo a farne un resoconto per chi non c’era.

Assente il sindaco di Motta S. Anastasia Carrà per altri impegni, c’era un bel pezzo della sua cittadinanza a seguire l’assemblea straordinaria convocata da Graziella Ligresti, presidente dell’assise del Patto di Fiume Simeto. La preoccupazione e la voglia di partecipazione democratica erano state scatenate dalla proposta di discussione della delibera di Giunta comunale di Motta S.A. n.83 del 19 dicembre 2016 che approva lo studio di fattibilità della Nexxus Energy Ag, sconosciuta ditta svizzera (dal nome stranamente simile a quello della tedesca Nexus Energy ben nota nel campo dell’energia) interessata alla realizzazione di un “Centro Tecnologico Innovativo”. L'impianto, secondo quanto previsto dal progetto, consisterebbe in un grande complesso industriale (con complessive 13 piattaforme) per la produzione di energia elettrica, la produzione di biogas, il recupero e la trasformazione di materiale RU e RS non pericolosi, nonché la trasformazione di materiali di scarto, per vari utilizzi.

Un mega-progetto ambiziosissimo e in apparenza fortemente “attraente” (comprendendo un parco attrezzato con lago, un museo, un centro di ricerche scientifiche e punti di ristoro) con prospettati super-investimenti per circa 600 milioni di euro (da dove provenienti?) che guarda caso si tradurrebbe soprattutto in un vero e proprio impianto di incenerimento dei rifiuti nel bel mezzo di un territorio attualmente classificato in gran parte come verde agricolo, e che è significativamente proiettato proprio sulle nostre zone già abbondantemente devastate rischiando di “allettare” (con gravissime compromissioni ambientali per i decenni futuri) buona fede e disinformazione. Tant'è che la Giunta di Motta l'ha approvato e l'ha trasmesso come "indirizzo" al Consiglio comunale che dovrà esaminarlo e decidere.

Dopo i saluti del Capo Scout Simone Giacalone, dei Comitati No Discarica con Maria Caruso, e della presidente del Presidio Partecipativo del Patto di fiume, Silvana Ranza, in rappresentanza delle realtà associative che hanno chiesto a gran voce la convocazione straordinaria dell’assemblea, è intervenuto quale portavoce del Patto il sindaco di Paternò Mauro Mangano, che ha ricordato come il tema rifiuti da sempre sia centrale nella priorità degli obiettivi che insieme allo sviluppo ecosostenibile del territorio, alla protezione e valorizzazione dell’ambiente e della biodiversità, rappresentano il fulcro della “programmazione regionale” con cui confrontare i risultati e misurare gli alti livelli di partecipazione raggiunti.

“Strategiche” le tre relazioni dei professori universitari intervenuti rispettivamente da Messina, Palermo e Catania.
Beniamino Ginatempo, docente ordinario di Fisica e presidente di “Zero Waste Sicilia” (tra le Associazioni prime firmatarie della petizione contro gli inceneritori in Sicilia ovunque siano, dalla Valle del Mela alla Valle del Simeto) invita alla “pulizia delle parole”: i termovalorizzatori non esistono, sono una truffa linguistica prima che economica; esistono gli inceneritori, perché sulla terra non esiste ancora la forza-tecnologia che sappia sfruttare la fusione nucleare che si sprigiona nel sole che trasforma direttamente la massa in energia (salvo che al CERN, ma l’acceleratore non è stato pensato per termovalorizzare rifiuti!); per tutto il resto vale lo scolastico “Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma” che è ancora legge della fisica (primo principio della termodinamica) che non può certo essere abolita per referendum. E dunque va svelata la “truffa” di dover pagare per conferire rifiuti da recuperare come materie prime-seconde preziose, su cui si pagano i contributi in tutte le bollette dell’energia elettrica (in Italia, le aziende esercenti gli inceneritori di rifiuti rivendono l'energia elettrica prodotta a prezzo maggiorato in base all’applicazione del CIP6) e si guadagna costruendo un inceneritore sia dal conferimento della “risorsa-rifiuto” sia dalla vendita incentivata d’energia, un paradosso di “prenditoria assistita” che non ha eguali in Europa dove non ci sono regimi di sostegno finanziario analoghi.

I rifiuti in Sicilia non sono un "problema", sono purtroppo soprattutto un immondo business, come ormai acclarato. Un affare d'oro che attira la criminalità mafiosa e camorristica, come ribadito dal prof. Aurelio Angelini, ordinario di Sociologia dell’Ambiente e presidente dell’Unesco Sicilia: ricorrono proprio 20 anni dall’approvazione del decreto Ronchi, che introduceva la corretta filiera del riciclo nella gestione dei rifiuti, e mentre il Veneto che per primo l’ha recepita raggiunge oggi oltre il 70% di differenziata, la Sicilia rimane l’ultima regione al 13% (o meno) quando fino a un anno fa eravamo in compagnia di Sardegna e Campania nelle retrovie della classifica, ed ora le due regioni sono rispettivamente al 56% e al 50% di raccolta differenziata. Angelini ribadisce che la Sicilia è all’anno zero a furia di “emergenzialismo”, la distorta e pervicace disapplicazione di ogni fonte di legge per arrivare a non avere un Piano di Gestione dei rifiuti, un Piano d’Ambito, un Piano di raccolta nè l’impiantistica, non sapere dal processo produttivo come e dove andrà stoccato il rifiuto, come si raggiungono gli obiettivi di cui manca la programmazione, essendo stati “sgovernati” prima dai Commissari straordinari dello Stato, poi dall’Agenzia regionale Rifiuti e Acque e infine dall’abuso delle ordinanze contingibili ed urgenti ex art 191 del Testo Unico Ambientale. E per ricominciare da zero, sostiene Angelini, bisogna almeno ritornare nell’alveo della legalità delle direttive europee, delle leggi nazionali e della stessa legge regionale n.9/2010, insomma ripartire dalle norme che hanno funzionato, dalle buone pratiche e dalle migliori tecnologie.

Obiettivamente, poter ascoltare Ginatempo e Angelini non capita tutti i giorni... Il ritorno alla terra, all’agricoltura, alla riprogettazione, all’ecodesign, alla valorizzazione del Biodistretto, alla costituzione del “Parco Agricolo Fluviale Simeto” sono il pallino del prof. Paolo Guarnaccia, del Dipartimento Agricoltura e Alimentazione dell’Università di Catania, primo presidente di “Rifiuti Zero Sicilia”. Insomma dal Progetto F.I.CO (Fabbrica Italiana Contadina) a ITACA, fino a SUdS (Stazioni Unite del Simeto), bisogna promuovere il turismo che riscopre le nostre bellezze a piedi, a cavallo, in bici, a partire dalle fattorie didattiche, all’agricoltura sociale che rigenera e guarisce, perchè tutto ci riporta alla tragedia di avere oltre 200 mila ettari di terreni abbandonati di cui il 70% a rischio desertificazione, mentre la produzione di “compost” potrebbe rigenerarli dando lavoro a quell’80% di giovani che scappano dalla Sicilia senza lavoro, mentre da terre lontane vengono migranti cui abbiamo magari sottratto terre e futuro. “Bisogna fare pace con la Terra”, ce l’hanno detto a Parigi con COP21 (l’accordo sul clima), l’Europa dell’economia circolare, l’OMS che giudica gli “interferenti endocrini” (tra i prodotti dall’incenerimento) il rischio più insidioso e non arrestabile da limiti di legge, nano-particelle che per iper-accumulo nel grasso del cibo che assumiamo si fissano ai nostri organi scatenando le reazioni patogene del nostro sistema immunitario.

All’affollatissima assemblea, numerosi e mirati gli altri interventi: di David Mascali del Presidio partecipativo del Patto, di Nino Lo Bello presidente di “Fa’ la cosa Giusta”, di Pippo Lo Bianco presidente IRSSAT e referente per il Tavolo rifiuti Snai, di Maria Grazia Attanasi del WWF, di Gianina Ciancio deputata M5S all’ARS, di Luigi Puglisi di “ViviSimeto”.

Alcuni dei 10 sindaci del Patto assenti, come i primi cittadini di Regalbuto e Belpasso, hanno comunque inviato messaggi ed email per scusarsi, mentre erano presenti altri sindaci e loro rappresentanze (oltre a Paternò e al vicesindaco di Adrano), anche fuori dal Patto come Camporotondo (Filippo Privitera) e Misterbianco (Nino Di Guardo) fortemente interessati al tema.

Un impegno l’assemblea del Patto l’ha comunque preso con se stessa e con i cittadini. Il mancato incontro con l’Amministrazione mottese non è l’esito di una “distanza” dalla questione posta a tema della sessione di sabato sera, ma la forzata inconciliabilità di fatto con impegni precedenti e la “velocità” dell’organizzazione che non hanno consentito di confermare l’incontro con il sindaco di Motta, Anastasio Carrà, il quale pare si sia detto telefonicamente comunque disponibile a partecipare, con il tecnico dell'elvetica Nexxus che ha predisposto la “fattigilità” dell’opera, ad un altro convegno pubblico, per discuterne ancora pubblicamente e nel merito prima di qualsiasi futura convocazione del Consiglio comunale in sede decidente. Speriamo. Mentre altre sfide attendono il Patto nei suoi impegni sul focus rifiuti, come sollecitato dal prof. Filippo Gravagno del Dipartimento universitario DAU di Catania in merito al coinvolgimento delle SRR (Società Regolamentazione Rifiuti) e dell’Area Metropolitana, che tante risposte devono dare – riforme organizzative regionali permettendo - in merito ad impiantistica e programmazione. Una delicatissima vicenda ancora tutta da seguire. Nella speranza che confronto, dialogo, approfondimenti obiettivi e buon senso prevalgano.

R.F.

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