Apre il Museo Storico dello sbarco in Sicilia 1943

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Nel
cuore del Centro Culturale "Le Ciminiere" il Museo rievoca i trentotto giorni
dell'operazione "Hursky" attraverso ricostruzioni accurate, plastici, fotografie
e documenti, molti dei quali originali. Uno sguardo sulle atrocità della guerra
per riaffermare il valore supremo della pace.

In una
nitidissima immagine in bianco e nero, contadini, semplici passanti, curiosi e
bambini, guardano con stupore lo Sherman che occupa la piazza centrale di
Francofonte. L’operazione “Husky”, ovvero la più imponente campagna
anfibia di tutto il secondo conflitto, è appena iniziata sulle coste
meridionali della Sicilia, tra il golfo di Gela e quello di Noto. Era la
campagna militare che muoveva all’assalto della “fortezza Europa” a
partire proprio dalla nostra isola e che dal luglio del ’43 si sarebbe
conclusa trentotto giorni proprio con l’occupazione di Messina. Per rivivere
quei giorni intensi, tragici e liberatori la Provincia Regionale di Catania ha
realizzato in uno degli edifici del Centro Culturale “Le Ciminiere” –
splendido esempio di archeologia industriale - ovvero nel cuore di un luogo che
è già memoria della città, il “Museo storico dello sbarco in Sicilia,
estate 1943”. Un museo che mostra la guerra ed i suoi orrori per additare la
pace.
“E’ un museo insolito – ammette compiaciuto il presidente della
Provincia Nello Musumeci - lontano
dalle solite tipologie: è infatti dedicato ad una pagina drammatica della
storia contemporanea scritta proprio nella nostra isola da uomini provenienti da
tutte le parti del mondo”. Allo stesso tempo sullo sbarco delle armate
angloamericane, sulla resistenza a volte feroce delle truppe italo-tedesche,
sugli atti eroici, sui gesti di viltà, anche sulle stragi perpetrate dall’una
e dall’altra parte “abbiamo cercato – sottolinea ancora Musumeci – di
rimanere lontani dalla tentazione di esprimere giudizi e commenti”. Comunque
sia il progetto di questo museo storico prende corpo più di un anno e mezzo fa
quando l’allora Assessore alla Cultura, Rosario Patanè, comincia a
raccogliere le idee, formare una squadra di esperti e soprattutto ad acquisire
documenti, immagini, oggetti: quegli stessi che adesso il successore Giuseppe
Cutuli consegna all’attenzione dei cittadini, degli appassionati di storia,
dei turisti. La raccolta, agevolata anche da donazioni private non è certo
stata semplice; pur tuttavia il Museo Storico dello sbarco in Sicilia, 1943”
può vantare ricostruzioni in scala
reale; ed è arricchito da documenti, immagini e filmati, modelli realizzati con
precisione meticolosa e aderenza storica, mappe tridimensionali, equipaggiamenti
e accessori originali.
“Il museo –
ci dice Gaspare Mannoia, l’architetto che l’ha progettato – è tale se gli
stessi segni significanti che lo compongono riescono a rivelare l’anima della
società che li ha prodotti, custoditi e tramandati”. Sviluppato su due piani
il “Museo Storico dello sbarco in Sicilia, estate 1943” occupa una
superficie di tremila metriquadri di cui una parte riservata alle esposizioni
tematiche e temporanee. Già nell’ambiente che dà inizio al percorso il
visitatore è immerso nell’atmosfera dello sbarco, accompagnato com’è dallo
scorrere delle immagini sullo schermo e dai grandi pannelli fotografici che
illustrano le operazioni militari successive allo sbarco e soprattutto dalla
meticolosa ricostruzione di uno scorcio di un tipico paese siciliano alla
vigilia dell’invasione alleata. Nella attigua sala ottagonale il grande
plastico dell’isola si anima di forme e di colori mentre una voce fuori campo
narra quei momenti salienti grazie ai filmati d’epoca, che, ripresi dai
cineoperatori di guerra, ci proiettano dentro la storia. Anzi il rifugio
antiaereo permette di dare una idea verisimile delle condizioni dei cittadini
costretti a trovare lì riparo: a Messina per esempio, migliaia di persone
vivranno dentro il budello naturale di Santa Maria, lungo un chilometro, per
quasi sei mesi; e proprio lì trenta donne daranno alla luce i loro bambini.
Accanto ai reperti – uniformi e armi leggere - degli eserciti che si diedero
battaglia (italiano, tedesco, inglese e americano) occupa tutto lo spazio
l’enorme mole di un bunker (ricostruito), all’interno del quale due
militari italiani sono alle prese con una mitragliatrice.
Attraverso le scale
ricavate nell’anima di una ciminiera ci si immette poi al secondo piano,
nell’area che rievoca i nomi di battaglie - Gela, Ponte Primosole, Troina –
ma anche degli eccidi compiuti dagli americani ad Acate e dai nazisti a
Castiglione di Sicilia con una dovizia di immagini d’epoca. Qui è addirittura
possibile incontrare alcuni dei protagonisti del secondo conflitto: Roosevelt,
Churchill, Hitler, Mussolini e Vittorio Emanuele III; le loro statue di cera
campeggiano nella ricostruzione degli ambienti. E ancora, proseguendo, le
vetrine con gli accessori personali, gli equipaggiamenti; una sala operatoria da
campo per la quale sono stati recuperati tutti gli strumenti sanitari per gli
interventi chirurgici sui campi di battaglia. Nel “Museo Storico dello sbarco
in Sicilia, 1943” sono inoltre esposti, riprodotti in scala mezzi corazzati,
artiglierie, aerei e navi che parteciparono alla campagna siciliana. Campeggia
pure la ricostruzione tenda dell’armistizio, firmato a Cassibile il 3
settembre 1943. In un'altra sala è invece possibile leggere i documenti, i
proclami, i manifesti gli stessi lasciapassare prodotti dall’AMGOT, cioè del
Governo Militare Alleato che stabilisce il comando a Palermo ma con
ramificazioni su tutto il territorio siciliano. Spazio pure al ricordo dei
caduti di tutte le parti: su una lapide elettronica scorrono lentamente i mille
e più nomi, tratti dalle migliaia che in Sicilia persero la vita e che oggi
riposano in distinti cimiteri: quello tedesco di Motta S. Anastasia, sulle
colline che dominano a sud l’abitato di Misterbianco; quello inglese del
Commonwealth nella Piana di Catania, quello di Agira che custodisce i corpi di
cinquecento soldati canadesi e l’ossario di Cristo Re a Messina dove giacciono
i soldati italiani. Un ricordo e un monito al contempo per non dimenticare mai
il bene supremo della pace.

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