Amministrative 2012, dalle mie parti il popolo di BARABBA ha gridato più forte!

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È risaputo che al mercato vende la merce, anche se avariata, chi grida più forte. Nel nostro caso, nella fiera della politica misterbianchese hanno vinto i peggiori, perchè gli incauti applausi della gente all’imbonimento demagogico dei politicanti della piazza o alle espressioni più o meno oltraggiose sino al disprezzo fisico, hanno confermato il deterioramento culturale e politico del nostro paese, un paese che mi ostino ancora a definire “senza società”.

Per me la concezione della democrazia è cosa ben diversa, e a Misterbianco invece si assiste ad una devastazione delle coscienze, alla manipolazione della realtà per confondere politica con cianciafruscole, con le quali i più furbetti (e quelli che hanno scelto l’infelice convenienza di “idolatrare” il grande capo) trovano terreno fertile per trarne privilegi di condizione. Lo affermo perchè sono convinto che ogni assenza o fuga dalla realtà prima o poi la si paga duramente in questa specie di gioco d’azzardo della mistificazione politica, condotta da figuri che non spiegano nulla e non chiariscono nulla.

L’onestà ha bisogno soprattutto del coraggio di portare avanti le sane idee, invece di ridursi a fare i soldati di ventura per soddisfare insani appetiti a scapito della collettività. Si rinuncia alla volontà di sentirsi parte delle ragioni e delle speranze dell’altro, perchè c’è il rifiuto di prendere coscienza, annegati in un modello di società che concepisce soltanto l’interesse personale, annulla l’essere sociale e sterilizza l’intelligenza critica dell’uomo.

Se prima era azzardato fare un pronostico (cerca “Quando la semplicità diventa politica del fare”) di quali sarebbero stati gli esiti di questa campagna elettorale, adesso i risultati del voto fanno vedere i personaggi che stavano dietro la maschera dei simboli o dei candidati delle cosiddette liste civiche. Papaveri della nomenklatura provinciale e regionale, che già si tengono stretti per mano in esperimenti di inciuci al governo regionale, alcuni dei quali, sebbene incappati in vicende giudiziarie o sentenza di condanna, siedono ancora agli onori della Repubblica e negli scanni del potere.

Sono i CORVI che a Misterbianco hanno imposto ai "fedelissimi caporali" l’elezione di loro pedisseque rappresentanze locali per mandare al traguardo, anche qui, un “AMBIGUO MATRIMONIO” di malcelati intendimenti tra coalizioni strategicamente diversificate sulla scena elettorale ma con l’intrigo già predeterminato dagli occulti protagonisti sulla pelle delle tante inconsapevoli comparse.

Ci hanno recapitato colorate letterine di vanagloria, ci hanno bombardato con santini e gigantografie in una specie di festival della bellezza o, ancor peggio, della miserabile questua per catturare il voto di favore degli incauti elettori.

Vince, perciò, chi la dice più lunga, chi grida più forte la sua menzogna, chi si adegua all’indegno spettacolo di burattini e di voltagabbana, che scambiano la politica per una professione capace di lievitare soltanto i loro redditi, trasformati in pacchetti azionari di investimento nel “politicantismo”, perchè SENZA IL CONTROLLO DI UNA VERA POLITICA, il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri comunali possono diventare anch’essi una mini-casta in un grosso centro nel quale, per il fenomeno crescente d’immigrazione e di grossi insediamenti, si impone un ampliamento urbanistico che fa certamente gola agli speculatori del territorio dove PROLIFERA GIÀ UN IMPONENTE COMMERCIO DI APPETITOSI E AMBIGUI FLUSSI FINANZIARI TRA CONTRADDIZIONI SOCIALI E DISORDINATO RAPPORTO DI CAPITALE/LAVORO.

Occorre investire, perciò, le sane risorse del paese nelle politiche socio-culturali. E lo si può fare attraverso efficaci iniziative di comunicazione e di partecipazione per rianimare i nostri giovani, attrezzandoli di idee e di quella necessaria preparazione politica, per renderli reali protagonisti all’autogoverno locale e per costituire l’organismo politico di ricambio generazionale nella società misterbianchese. Soltanto partendo da questa prospettiva si potrà cominciare a sviluppare una piattaforma programmatica politicamente ed intellettualmente praticabile per la crescita sociale.

Era l’aspirazione di quella garbata “RIVOLUZIONE CULTURALE”, condotta con passione da quei GIOVANI IN MAGLIETTA ARANCIONE che abbiamo visti impegnati, non certo a fare accattonaggio del voto di favore ma a seminare in tutti i rioni della nostra Misterbianco interessanti iniziative di comunicazione, che facevano presagire finalmente la vera svolta nel modo nuovo di far politica nel governo locale della cosa pubblica.

Quel progetto non è passato. Sono prevalsi, invece, i comportamenti di arroganza di chi ha eluso le regole democratiche delle “primarie” e proditoriamente ha imposto ancora la propria autoproclamazione a sindaco, minimizzando ed irridendo il valore di quello straordinario motore di innovazione e di cambiamento a cui si era sensibilizzato quel drappello della MEGLIO GIOVENTÙ misterbianchese, sostenuta dalle forze della ragione per opporre alle logiche delle convenienze il richiamo al senso dell’appartenenza.

Ha vinto, purtroppo, la strategia della disattenzione popolare e dell’intrigo. Ha vinto il tradimento.

Adesso IL SIGNOR DISFATTISTA della meglio gioventù potrà soddisfare le sue “intemperanti passioni” e regnare in Comune con tutto il suo entourage di ASSESSORI TRASMIGRATI DALL’ORTO DEL CENTRODESTRA, coadiuvato in Consiglio Comunale da una maggioranza di eletti che, sprovveduti di scienza politica e di idee, hanno scelto incautamente di rappresentare le idee dei trafficoni che li hanno portati al traguardo elettorale.

La sua rielezione a sindaco è perfettamente rapportata al personaggio a cui da sempre gli piace rassomigliarsi, perchè in verità posso affermare che la cultura berlusconiana ha radici nell’humus della sua vigna.

Dalle mie parti, dunque, l’esito elettorale si chiama CENTRODESTRA.

Se ora si vuole esaltare ancora la sovranità popolare, allora l’esito del voto deve stimolare interrogativi inquietanti:  Serve, dunque, votare? E se serve, per chi votare?

La risposta sarà che la democrazia è già in crisi ed il voto popolare sembra non avere più la giusta valenza se la mano non ha saputo disegnare sulla scheda il coraggio dell’indignazione e della rivolta.

A Misterbianco abbiamo perso la grande occasione, e questo significa che HA VINTO ANCORA “IL POPOLO DI BARABBA”.

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