Al direttore del quotidiano "La Sicilia" - rubrica "lo dico alla Sicilia"

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CampoCome un ‘normale’ papà, ogni sabato e domenica accompagno e seguo mio figlio sui vari campi di calcio. E’ un’occasione per stargli accanto, e condividere assieme a lui, momenti di spensieratezza.

Sabato 24 novembre vado al campo comunale “Paratore” di Catania e trovo, assieme a numerosissimi altri genitori e gente comune, le tribune del campo chiuse perché inagibili. Per la cronaca sottolineo che non è la prima volta che succede un fatto simile. Questa volta però eravamo in centinaia, aggrappati all’esterno del campo dietro una rete, come tante pecore (partita Figc ufficiale in campo gli allievi regionali), ad assistere ad uno spettacolo di gioco, di sport, di educazione, di vita che ci hanno regalato ventidue splendidi ragazzi (brave le due società S. Pio e Catania 80). Ho giocato a calcio anch’io e con rammarico rivedo dopo trent’anni gli stessi campi dove ho ingoiato e respirato tanta polvere e, senza esagerare, non posso fare altro che rilevare: purtroppo non è cambiato nulla! Mi chiedo: noi paghiamo la colpa di chi ? Ecco perché mi auspico che ogni padre, ogni genitore, ogni cittadino, ritrovi una domenica mattina la forza, la coscienza di dire, o di scrivere qualcosa, di parlare, di farsi sentire perché il rischio è che saremo ancora costretti a respirare polvere chissà per quanto altro tempo ancora.

Sarei disposto, infine, a pagare anche di tasca mia una cauzione, una penale per consentire a tantissime persone di assistere dignitosamente ad una partita di calcio e continuare così a stare vicini ai nostri figli che sono la nostra gioia, la nostra vita, il nostro futuro! Chiedo molto?

Nino Virgillito
farmacista

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Egregio, mi chiamo Rosario

Egregio, mi chiamo Rosario Faro e abito a Misterbianco, non riferisco i miei dati perchè cerco visibilità ma solo perchè, per educazione, mi è stato insegnato che bisogna prima di tutto presentarsi a chi ci si rivolge da sconosciuti.

La carenza di impianti sportivi e la poca cura per quei pochi che già esistono, a cominciare dalla loro custodia, sono la cancrena di questa nostra società. Come si possono avvicinare allo sport giovani che sin dalla tenera età non trovano adeguata accoglienza in questo senso a cominciare dalle scuole? Centri di formazione, a 360 gradi, per eccellenza? Come si può pensare che gli stadi, a struttura multifunzionale che tutti i Presidenti di Società calcistiche auspicano di poter costruire con investimenti propri, diventino luoghi di frequentazione di interi nuclei familiari, quando la proposta di legge relativa a tale "concessione" è ferma al Parlamento Italiano da oltre 4 anni e vi rimarrà insabbiata chissà per quanto altro tempo, senza che nessuno muove foglia.

Blaterare è facile, fare in Italia è sempre più difficile. E se dall'alto l'esempio di riferimento è questo, cosa ci si può aspettare dagli amministratori locali o da coloro i quali sono preposti con incarichi di gestione o di rappresentanza a livello decentrato? Non diamo sempre la colpa agli altri ed assumiamoci le nostre. Noi viviamo in una società della quale siamo tutti parte integrante, non gli altri e noi no, nella quale si pretende di riempire gli stadi per fare cassa. Si litiga per la fetta di diritti televisivi e nella quale proliferano sempre di più i "Centri Scommesse" forse l'unica attività economica in enorme sviluppo, luoghi in quali ci si reca forse più volte che al supermercato, dimenticando la cura e la gestione dell'aspetto formativo della pratica dello sport, a spese di una nuova generazione che chissa quale futuro dovrà affrontare. Egregio, per chi ha chiari alcuni aspetti della società di oggi, la vita è e sarà tutta in salita o quanto meno in controcorrente. Sport è uno di quei vocaboli che è diventato, al pari di tanti altri, sinonimo di "Scommesse", questa è la proposta  che ci viene fatta giornalmente,  se non soprattutto, attraverso le nuove tecnologie.

Conviviamo con le "Bingo" e i vari Gratta e Vinci  Lei si appella alle coscienze dando la propria disponibilità a diventare parte attiva per il cambiamento di atteggiamenti, di regole di vita, però si volti indietro e vedrà che tutti sono pronti a lamentarsi ma nessuno ad agire perchè le cose funzionino meglio. Occorre tornare indietro nel tempo e prendere coscienza che bisogna ricominciare da capo perchè, al punto i cui siamo dimostriamo solo di avere perso le coordinate della bussola della vita. La difficoltà che Lei ha presentato, non è un fatto a se ma è la logica conseguenza di una disfunzione sociale che chissà dove approderà. Saluti. Sempre disponibile a continuare a dialogare con Lei.

Rosario Faro

 

Ciao Nino, hai perfettamente

Ciao Nino, hai perfettamente ragione , ma purtroppo è la realta che si vive nel Sud Italia ma non solo nello Sport ma in tutti i "campi" in genere.

Tino Nicosia

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