Sull'incertezza

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Non abbiamo paura delle paure, ma temiamo fortemente il buio e l’incomprensibile, così come della follia temiamo l’imprevedibilità, generata dallo sfalsamento delle traiettorie consuete della ragione. Nella drammaticità dell’incomprensibilità si perdono le parametrizzazioni tempo-spaziali, si perde la fiducia verso gli elementi essenziali circostanti: aria, acqua, relazioni. Le cose e l’altro diventano improvvisamente pericoli da cui proteggersi. Ecco che si strutturano dimensioni esistenziali di isolamento e riemergono antiche paure ancestrali.

All’improvviso tutto diventa precario e fragile, si perde il senso della sopportazione, della sofferenza, dell’abnegazione e soprattutto del rispetto delle cose e degli altri. Ognuno paradossalmente combatte contro la paura da se stesso per garantirsi la sopravvivenza del Se.

Un millimetrico soggetto infestante diviene improvvisamente una potenza destabilizzante, togliendo niente di meno che la gioia di toccare, di annusare, di mangiare, di meravigliarsi e di vivere. Anche la morte perde la sua ritualità sociale, così come la nascita, le unioni e le aspirazioni. Il tutto viene racchiuso in uno scafandro protettivo per l’incolumità individuale. Si diventa rigidi ed indifferenti, apatici ed atimici: involucri di carne espugnabili e penetrabili da microscopici organismi attaccanti.

Io non so come difendersi dai virus malefici, non so come combattere la paura, ma sò, per il doppio mestiere che faccio, lo psicoterapeuta e il coltivatore diretto, come gestire le angosce e le intemperie. Osservandole, entrambi, e proteggendosi, per far sì che la forza e la volontà non ne siano danneggiate.

La forza è l’energia vitale, la determinazione, il coraggio, l’intraprendenza, la bellezza, la gioia, l’intelligenza. Ognuno dovrebbe nutrirla e gestirla con parsimonia ed accortezza, specie nei momenti di difficoltà.

La volontà è progetto, capacità di ridisegnare orizzonti, ridefinire linee logiche di confine, organizzazione, antagonismo, giustizia sociale, gioco collettivo, relazioni orizzontali, frenesia creativa.

Le paure, non servono, proteggono certamente, ma alimentano falsi bisogni, mitologie, ritualità collettive di sottomissione, individualismi e patriottismi insensati, litanie ripetitive ed insulse, accerchiamenti sociali.

Durante le tempeste, le infuocate giornate di caldo e le grandinate che ci distruggono i raccolti, o le sofferenze e le pestilenze, le afflizioni o la perdita di persone e cose a noi care, necessita fermarsi, coprirsi e proteggersi con la propria ombra, con i propri ricordi, con i propri affetti e tutelare e curare con tutto se stesso, nelle caverne della propria mente la Forza e la Volontà.

Per Noi che viviamo di terra e di sole, è sempre stato così!!!

Andiamo a dormire adesso, che la notte non aspetta, perché sa che domani dovrà cedere il passo alla luce del giorno e ai colori della primavera.

Pasquale Musarra

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