Misterbianco, nell'auto e in un telefonino le prove dello stupro

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arrestoConvalidato l'arresto dei tre presunti responsabili. Sequestrata la "Fiat Punto" su cui la vittima, una giovane donna di 25 anni, avrebbe lasciato le proprie tracce biologiche e persino alcuni oggetti personali.

Misterbianco (Catania) - C’è molto sgomento nel centro etneo di Misterbianco per quanto accaduto domenica all’alba, quando una giovane 25enne, al termine di una notte in discoteca, è stata violentata dai tre balordi che si erano offerti di riportarla a casa. Una volta salita in auto, invece, i tre hanno imboccato una strada solitaria, la via Muscolara, conosciuta perché accoglie alcuni chilometri della pista ciclabile da un anno in funzione, ma di notte completamente deserta dal momento che ai bordi dell’arteria si affacciano solo piccoli appezzamenti di terreno per lo più coltivati ad agrumeto.

Un particolare, questo, che i tre dovevano conoscere bene, oltre al fatto che la strada non è trafficata durante le ore della notte, e hanno pensato che quello fosse il posto giusto per compiere la violenza, approfittando della giovane che aveva bevuto qualche bicchiere in più in discoteca e certamente non era condizioni di far fronte all’azione dei tre stupratori. La cosa che comunque lascia senza parole all’indomani dell’accaduto è che la ragazza sia stata abbandonata sul ciglio della strada, con qualche indumento addosso e forse con la promessa che sarebbero venuti a prenderla dopo aver recuperato la macchina.

Una attesa inutile e un comportamento da vigliacchi. Pare che la ragazza, ancora poco lucida, attendesse i tre violentatori seduta in una panchina in ferro installata ai margini della carreggiata e che, trascorso il tempo, abbia deciso di raggiungere lo sbocco della strada solitaria che sbocca su via San Giovanni Galermo, dove è stata soccorsa da un passante. La ragazza, la domenica mattina, non ha saputo riconoscere il luogo esatto in cui è stata consumata la violenza, ma certamente nel trambusto in cui si è trovata ha lasciato qualche traccia all’interno dell’auto, una Punto in uso ad uno dei tre assalitori. Pare tra l'altro che uno di loro abbia anche ripreso alcune immagini della violenza: i filmati sono agli atti dell'inchiesta.

Una giacchetta, un orecchino, una colonnina accidentalmente caduta in quei momenti così agitati potranno essere la prova, assieme alle tracce biologiche, di quanto accaduto all’alba di domenica. L’auto, posta sotto sequestro, non è stata ancora sottoposta alle indagini investigative dello speciale nucleo dei carabinieri, che nei prossimi giorni acquisiranno anche la documentazione che proviene dall’ospedale dove la vittima è stata trasportata dopo i primi soccorsi.

Per tutta la giornata di ieri la violenza della donna è stata l’argomento principe che si è dibattuto in ogni angolo e che ha richiamato la curiosità di cittadini, che hanno condannato, senza appello, l’aggressione di una giovane indifesa e che ha avuto la leggerezza di fidarsi di qualcuno che aveva conosciuto sui social e che si era prestato ad aiutarla. Purtroppo questa leggerezza, dovuta anche al fatto che per divertirsi un sabato sera aveva alzato il gomito, le è costata cara. Perché al posto di incontrare tre giovani perbene ha incontrato tre delinquenti che solo in questo modo hanno potuto dimostrare, solo a se stessi, una supremazia sull’altro sesso che nella realtà di ogni giorno non esiste. Adesso ha fatto ritorno a casa, dopo che le è stato fornito qualche indumento e dopo che è stata rifocillata, ma certamente non sarà facile, senza un supporto psicologico, dimenticare una esperienza che vede purtroppo ancora una donna vittima di una barbarie alla quale non si riesce a porre freno.

E intanto restano in carcere i tre catanesi di 34, 32 e 23 anni accusati della violenza, e fermati già domenica scorsa. Lo ha deciso il Gip che ha convalidato il provvedimento e, accogliendo la richiesta della Procura, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I reati ipotizzati sono violenza sessuale continuata aggravata dall’avere agito in gruppo. Durante l’interrogatorio di convalida i tre hanno parlato di rapporti consenzienti con la vittima, che era ubriaca.

Carmelo Santonocito
lasicilia.it
3/10/2017

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