L'immortalità rifiutata

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In vita tutti abbiamo un amico,
umilissimo uomo, sperduto nell'angolo
più remoto del globo, del quale ignoriamo
l'esistenza; che mai incontreremo, ma non
per questo meno caro al nostro cuore.

All'Amico Sconosciuto

In vita tutti abbiamo un amico,
umilissimo uomo, sperduto nell'angolo
più remoto del globo, del quale ignoriamo
l'esistenza; che mai incontreremo, ma non
per questo meno caro al nostro cuore.

Carissimo,
Sono certo che ti avranno informato - corre la fama - del come e del perché,
nel palazzo di Città (ma quale palazzo del Senato!), siano stati esposti i
ritratti di 13 Sindaci, tra i quali il mio.

Da amico sincero e leale quale sei, una volta verificata la notizia, avrai senza
dubbio esclamato: Anche tu! "sindaco" Gennaro; ti sei fatto riprodurre
e, quel che è peggio, diverso da come eri. Nel ritratto: un anarco-giacobino da
strapazzo dell'ultimo Ottocento - capelli neri invece che castano scuri; barba e
baffi neri invece che rossicci (i baffi poi, "mefistofelici" alla
"Guglielmina" invece che alla "mongola"); maglietta granata
e giacca grigia - puàh! - mai indossate.

Ma dimmi, perché ti sei fatto "rappresentare" con barba e baffi,
quando per quindici - i più giovanili - dei tuoi diciotto anni di Sindaco, ne
fosti sempre privo?

Per apparire, forse, più influente, più "ecclesiale"?

Il risultato, invece: un pagliaccio, un buzzurro in technicolor! Specie se
confronti la riproduzione con la modestia del tuo reale aspetto, con la
semplicità del tuo abbigliamento al tempo in cui, Sindaco, ti intrattenevi con
noi gente del popolo.

Non me l'aspettavo, non ti riconosco più!

Tu, come gli "incartapecoriti" nobilastri che fanno "bella
mostra" di sé dalle cornici nelle gallerie "padronali"; tu, come
quel "tòppolo" (il tumulo marmoreo, con busto di Vespasiano Trigona
Jòppolo ne "Il mio Paese" di Antonio Belfiore) che c'è nella navata
orientale della "Madrice"; tu, come tutti quei "monsignori"
i cui ritratti riempiono, a strati ormai sovrapposti, le pareti della
Congregazione del Santissimo Sacramento.

Dopo il "Feudo" e la "Chiesa", siete i Sindaci i nuovi
"padroni", i "Signori" del paese?

Hai dimenticato, "sindaco" Gennaro, che tu, come noi, sei invece
progenie "da frasciami"?

Così il tuo pensiero; forse le parole.

Perciò ti scrivo, amico carissimo, e ti invio per il tramite dei quattro
"cardinali", questo mio messaggio, nella speranza ti pervenga come,
una volta, ti è giunta la notizia di me.

Tanto, perché tu sappi che mai e poi mai io avrei aderito a siffatta
iniziativa, degna, nella metafora, solo dei "maiali" della
"Fattoria" di Orwell; nella realtà: una parata, un'esposizione
funeraria, da cimitero; una pantomima da diciottesimo secolo, quando Maria
Antonietta al popolo, che non trovava pane, suggeriva di sfamarsi a "brioches".

Mi sono rifiutato, fino alla noia, di fornire agli addetti ai lavori una foto
chicchessia da cui riprodurre le mie sembianze. Ma sono stato il solo! Tutti
hanno aderito; tutti hanno collaborato: i 12 Sindaci e le loro famiglie;
soddisfatti, finalmente appagati di aver conseguito, dopo la carica, il proprio
"posto al sole" (pardon, alla luce di "Wood"); e con essi -
in silenzioso assenso - il Consiglio Comunale nella cui sala delle adunanze -
sic! Che gusto - è stata allestita la Galleria dei funerei "ex voto".
"Gloria in excelsis vobis"? No! Meglio un "lumino" e una
prece: "Parce sepultis"!.

A queste "altezze" - algebriche - non giunse, anzi si rifiutò perfino
Nino "Masicchio" (Condorelli) podestà fascista degli anni '30.

Poi, però, qualcuno ha rintracciato, chissà dove, una mia effige ed è venuto
fuori il ritratto che tanto ti ha deluso insieme a tutta l'iniziativa; io non
l'ho ancora visto.

Purtroppo non posso farci nulla - così dicono - perché il "diritto",
come quello di Maria Antonietta, è sempre dalla parte dei "potenti",
salvo - a volte succede - il "93" per la regina di Francia e il fatal
sortilegio de "Il ritratto di Dorian Grey" per i …sacrileghi: un
"augurale shining"! per non stare invano alla finestra, sognando, come
l'umilissimo suddito in "Un messaggio dell'imperatore", tu, la mia
"lettera" ed io, il tuo "giudizio", quando scende la sera.

Sempre Tuo
Salvatore
Gennaro

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