Il confronto in Consiglio tra maggioranza e opposizione sulla "difesa della città"

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Consiglio MisterbiancoIl Consiglio comunale straordinario ha confermato il clima di una comunità sotto la “pesante” attenzione dei “media”, che nel riacceso “gioco delle parti” cerca di assicurarsi un futuro migliore. Con due modi opposti di voler “difendere la città”.

Nel suo intervento, il sindaco Nino Di Guardo ricostruisce ancora la vicenda come improvviso e inaspettato fatto privato “avulso” che non intacca minimamente la vita e le scelte politiche e amministrative del Comune. «Le intercettazioni su “fantasie” criminali del 2012 – dice Di Guardo - fanno intendere come il nostro Comune sia stato da ben sei anni sotto il controllo degli inquirenti, senza che alcuna collusione, commistione o ingerenza malavitosa emergesse in nessun atto dell’Ente locale, fatto di persone perbene, con “splendidi” dipendenti e funzionari. Un Comune che ha le carte in regola per proseguire a testa alta, nel buongoverno e nella legalità, con impegno e serietà che meritano fiducia e non meschine speculazioni in malafede. Perché dovremmo dimetterci?».

Dall’altra parte, le opposizioni (con Corsaro, Scaletta, Di Stefano e Puglisi) a ribadire con fermezza la richiesta di dimissioni - sulla base delle «ombre inquietanti emerse dalle gravi risultanze dell’inchiesta in corso e degli articoli di stampa che coinvolgono la nostra comunità» - come «auspicabile “atto d’amore per la città”, per evitare la vergogna mortificante dello scioglimento del Consiglio e fugare lo spettro del commissariamento». E ancora dall’opposizione: «Basta con una persona sola al comando, e “cupole” inespugnabili nelle frazioni; occorre voltare pagina facendo un passo indietro, mentre la magistratura fa il suo corso, e prendere le distanze da questo modo di fare politica».

Dagli interventi appassionati della maggioranza, invece (Tenerello, Falà, Lupo, Marchese), assunti e contenuti ben diversi, pur nella comune convinzione che «non è una bella pagina per Misterbianco»: «Leggiamole tutte, quelle 220 pagine. La magistratura esclude finora dai reati di Santapaola l’aggravante mafiosa. Abbiamo un Consiglio rinnovato e ringiovanito, e noi sappiamo come abbiamo lavorato in questi primi 16 mesi per la città, senza neanche avvertire mai un lontano odore di ingerenze indebite e criminali nella nostra attività. 24 consiglieri che rappresentano una città di 50 mila abitanti ben diversa da quella che foto, video, pentiti e illazioni farebbero capire fuori. In un sistema democratico di diritto, non possiamo cedere il passo al “fango” che ci offende, ammettendo colpe inesistenti. E’ il momento non di arrendersi, ma del massimo impegno e della responsabilità, assieme ai cittadini e alle associazioni che costituiscono con noi la classe dirigente di una città che non merita quanto ci sta mortificando in giro».

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
27/11/2018

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