Discarica valanghe d'inverno. Ristabiliamo la verità.

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Nino Di Guardo - MisterbiancoMercoledì scorso è stata pubblicata sul giornale online Livesicilia di Catania una nota, a firma dell’amministratore delegato della società OIKOS, con la quale veniva provocatoriamente rivendicata la legittimità della discarica Valanghe d’inverno.

Essendo stato chiamato in causa, desidero precisare quanto segue.

E’ in primo luogo da riportare, per smentire uno degli argomenti di punta della Oikos, che dopo anni di indagini il Tribunale di Palermo - nel condannare Proto e Cannova - afferma e documenta (a pag. 59) “che dietro alla conversione del progetto di Valanghe d’Inverno c’era la mano prezzolata del ‘consulente’ Cannova”. L’attuale amministratore fa torto all’intelligenza ed alle capacità imprenditoriali di Mimmo Proto, ancora socio della Oikos ed a cui forse deve la propria nomina, affermando che questi pagava, e pagava tanto, un semplice passacarte che gli spillava quattrini senza poter dare nulla in cambio.

E’ da smentire anche che il TAR Roma abbia affermato che la discarica di Valanghe d’inverno si trova nel migliore dei posti possibili. Nella sentenza n° 10387/2013 il TAR della capitale si limita a riportare il contenuto della nota n° 60 del 11.1.2005 a firma del dott. Giuseppe Latteo che, sempre dalla sentenza del Tribunale di Palermo, si apprende “essere indagato insieme al Cannova in altro processo”.

Stupisce ancor più che gli argomenti attuali sono quelli tradizionalmente sostenuti da Oikos e che, da questo punto di vista, non c’è alcuna discontinuità tra la passata e l’attuale amministrazione.

Si sostiene, malignamente, che io stesso avrei individuato, per realizzarvi una discarica pubblica, un’area del medesimo comprensorio ove sono ubicati gli impianti dell’OIKOS.

La verità è che il progetto di quella discarica, risalente a vent’anni fa, e la scelta del relativo sito sono stati effettuati da un comitato tecnico nominato dal Prefetto Blonda. La materia, infatti, era allora di esclusiva competenza del prefetto ed io non avevo alcun potere al riguardo.

Si trattava, comunque, del progetto di una discarica pubblica che come tale sarebbe stata gestita nel pieno rispetto della salute pubblica (senza ad. es. risparmiare nella realizzazione delle strutture per minimizzare la produzione di percolato) ed al servizio solo di Misterbianco e di alcuni piccoli comuni e che sarebbe dovuta sorgere più a sud e più distante dai centri abitati.

Quel progetto, dopo essere stato finanziato, fu poi stranamente boicottato permettendo così alla discarica privata di Tiritì di proseguire la sua illegittima attività.

È vero, poi, che il Comune di Misterbianco, sotto la mia sindacatura, ha proposto ricorso al TAR per sollecitare la definizione della pratica del rinnovo dell’autorizzazione richiesta dall’OIKOS. Ma ciò perchè l’assessorato regionale, prendendo tempo con continui rinvii, permetteva di fatto alla discarica di continuare tranquillamente ad abbancare rifiuti anche se priva di autorizzazione. D’altra parte eravamo pienamente convinti che l’istanza di rinnovo dell’autorizzazione sarebbe stata respinta e, come poteva, infatti, essere approvata se il progetto presentato era difforme da quello originario, così come dichiarato, in conferenza di servizi, dal funzionario dell’ufficio tecnico di Motta Sant’Anastasia?

E, invece, con un colpo di mano, il 9 agosto, l’assessorato regionale, con un decreto scandaloso, prolungava per altri dieci anni la vita della discarica.

Ciò è inaccettabile. E tanto più inaccettabile se, come rileva la relazione conclusiva della Commissione Antimafia regionale il rinnovo è avvenuto in tutta fretta “nonostante la severa sentenza di condanna per fatti corruttivi emessa il mese prima, e senza ritenere di dover attendere e conoscere le motivazioni di questa sentenza”.

Al di là di ogni cavillo e sofisma giuridico addotti dall’amministratore dell’Oikos, la sostanza è che non può esistere una megadiscarica a due passi dai centri abitati e che la salute dei 70.000 cittadini di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia non può essere compromessa da una siffatta minaccia ecologica.

È uno SCANDALO infinito e la Regione deve ritornare sui suoi passi e revocare quella vergognosa autorizzazione.

La SALUTE dei cittadini viene prima di tutto ed è un dovere delle Istituzioni salvaguardarla.

Nino Di Guardo

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