Depuratore fermo e a rischio idrogeologico

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Depuratore - MisterbiancoUna frana nel 2010 ha già danneggiato parte della struttura in territorio di Misterbianco. L'assessore Vecchio: "Il depuratore funziona e abbiamo realizzato opere di consolidamento". Ma il Pai regionale confermerebbe il rischio.

MISTERBIANCO – Depuratore non funzionante e, oltre tutto, costruito su un terreno ad alto rischio idrogeologico. Siamo in territorio di Misterbianco, nel terreno che costeggia il torrente Cuba. Qui sorge l’impianto che, realizzato solo in parte, a regime servirà, o dovrebbe servire, numerosi comuni. Ma, ed è quanto denunciano i consiglieri comunali Marcello Russo e Gianni Giaccone, non solo l’impianto pare non funzionante, quasi in stato di abbandono, ma il terreno lungo il quale è stato realizzato sarebbe ad alto rischio idrogeologico, come dimostrerebbe la frana del 2010, che ha distrutto alcune parti dell’impianto, e come è attestato nel Pai, dove è classificata R3.

Una situazione non certo nuova – le battaglie in Consiglio sono scattate già in passato, con la precedente amministrazione comunale – ma che ritorna a galla, con le segnalazioni dei consiglieri comunali che denunciano i danni non solo economici per i cittadini, ma anche ambientali. “Il mancato funzionamento del depuratore, dato che la griglia nell’unica vasca realizzata sia ferma, o il fatto che lo faccia a regime ridotto – affermano Russo e Giaccone – hanno spinto la cittadinanza tutta a domandarsi dove vanno a finire i reflui che arrivano dalle abitazioni regolarmente allacciate all’impianto fognario”. Il torrente e il terreno circostanti – in zona ci sono pascoli - potrebbero a loro dire essere contaminati.

Dal sopralluogo effettuato, in effetti, il depuratore non sembra a regime. Anzi, a giudicare dalle immagini, è difficile pensarlo in attività. Insomma, sembra più una cattedrale nel deserto, insieme al capannone per il compostaggio, mai entrato in funzione, che la struttura dove i reflui dovrebbero essere depurati. “Non c’è neanche il tipico cattivo odore – aggiungono i consiglieri – cosa che ci spinge a pensare che l’impianto non lavori e che le acque nere non arrivino qui”.

Da qui la richiesta di chiarimenti all’amministrazione comunale, il cui assessore all'ambiente, Angela Vecchio, esclude il mancato funzionamento. “Il depuratore funziona – afferma a LivesiciliaCatania la delegata del sindaco Nino Di Guardo – e le acque vengono depurate. Sono stata a verificare circa un mese fa – aggiunge – e mi è sembrato tutto a posto”. Assicura che l’acqua viene depurata, dunque, l’assessore Vecchio, pur assicurando la volontà di chiedere maggiori informazioni agli uffici tecnici. “Ma – ha continuato – non mi hanno segnalato nulla, per cui mi premurerò di verificare”.

Anche in relazione alla frana del 2010, che per alcuni geologi sarebbe conseguenza diretta delle modifiche apportate alla zona, vincolata dal lontano 1958 e nuovamente negli anni, sia per il rischio idrogeologico che per la tutela paesaggistica, l’assessore Vecchio esclude che vi possa essere qualche pericolo. “Abbiamo realizzato lavori di consolidamento quando si è verificata la frana – evidenzia la Vecchio. Non credo che un progetto di questo poteva essere progettato e realizzato su un terreno a rischio e ritengo che la frana degli scorsi anni sia stato un episodio isolato. Mi informerò anche in questo caso”.

Eppure, il rischio è certificato dalla Regione che nel Pai, Piano assetto idrogeologico, del 2013. La zona è segnata in arancione, cioè ad alto rischio. Insomma, l’area forse non era adatta ad accogliere un impianto di questo tipo. Come conferma la geologa Angela Aiello, carte alla mano. In relazione al dissesto dell’area, infatti, la geologa con atti recuperati dallo schema di massima del Prg approvato, evidenzia la criticità dell’area dal punto di vista del rischio geologico e idraulico, data la presenza di numerosi torrenti. “Ai sensi dei vincoli posti – spiega – l’impianto non andava autorizzato e realizzato”. A essere a rischio, sarebbe la stessa condotta, le cui opere di protezione sono state già danneggiate – alcune in modo evidente – dallo smottamento del 2010. Con gravissime conseguenze per l’ambiente e per l’impianto, costato milioni di euro.

"L’area dei Sieli e del chimerico “Parco territoriale” è sottoposta a vincolo idrogeologico del 10.06.1958 di cui all’Art.1 Legge 1923 - continua Aiello - e ad altri vincoli ai sensi delle norme specifiche di tutela dei corsi d’acqua. Vincoli tutti ignorati, dai vari livelli amministrativi, nella scelta di collocazione del depuratore, nella realizzazione di condotta adduttiva e depuratore, e nella realizzazione del centro di compostaggio. L’area del depuratore, in particolare - conclude - è circondata da corsi d’acqua torrentizi che si attivano nella stagione piovosa ed è quindi circondata dai seguenti vincoli: idrogeologico, idraulici e paesaggistico”.

Melania Tanteri
catania.livesicilia.it
24/07/2015

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