Da squadra del clan a simbolo di riscatto e legalità. L'esordio a Furci del Misterbianco

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Misterbianco CalcioLa società del Misterbianco simbolo di integrazione riagguanta l'iscrizione in Promozione, si affranca dal sequestro per mafia e prepara il codice etico per calciatori, dirigenti e tifosi.

Nella vicenda del Città di Misterbianco di storie nella storia ce ne sono diverse, e tutte meritano di essere raccontante. E se è vero che lo sport fa miracoli, questa squadra di calcio che milita in Promozione è riuscita a farne almeno tre. E sta lavorando al quarto.

La più importante sta tutta nello stemma: un giocatore nero e uno bianco, che giocano insieme. Come fanno i giocatori del Misterbianco, appunto, tra i quali ci sono molti ragazzi migranti, alcuni dei quali sono diventati simbolo della squadra. Come Austin Kelly, per tutti Kaka, che in Nigeria giocava nell’under 17, e che oggi sogna la serie A.

Una storia di integrazione, quindi, ma anche di riscatto. Perché la società calcistica nel febbraio scorso è stata sequestrata dalla Procura di Catania nell’ambito dell’inchiesta Revolution Bet sul riciclaggio di denaro del clan Lineri in varie attività, anche sportive, e nelle scommesse on line. Ma insieme ai soggetti considerati infiltrati del clan, nella squadra e intorno ad esse militano tante persone per bene, che nel calcio ci credono e che non hanno voluto arrendersi, malgrado le difficoltà create dal provvedimento giudiziario (il sequestro prima, l’interdittiva antimafia dopo).

Così, una volta ripulita la società, i giocatori e la dirigenza sono riusciti a convincere Procura e Tribunale a non cedere il titolo e, con un nuovo sponsor, sono riusciti ad iscriversi al campionato di Promozione, appena cominciato.

Affidata a Maurizio Anastasi, ex giocatore professionista, e con un’ex bandiera del Catania calcio come Gigi Chiavaro come direttore sportivo, il Città di Misterbianco da oggi giocherà nello stadio di San Gregorio, quindi fuori dal territorio di influenza del clan. Un progetto che la dirigenza e i giocatori hanno fortemente voluto per salvare i valori dello sport, l’entusiasmo che avevano costruito per avvicinare ad un percorso pulito tanti giovani altrimenti destinati ad un percorso di esclusione, a cominciare dai ragazzi migranti appunto. E che questi stessi valori si sono impegnati a portare in campo.

Un’operazione tutt’altro che semplice, quella portata a termine dall’amministratore giudiziario. Spesso nel calderone dei sequestri finiscono società, aziende, realtà di vario tipo, in cui la maggior parte delle persone impegnate con la mafia non hanno nulla a che fare. Ma i tempi della giustizia non sono quelli dell’impresa e le difficoltà poste coi provvedimenti giudiziari, malgrado la buona volontà dei giudici, spesso penalizzano le società in maniera inesorabile.

Alessandra Serio
tempostretto.it
16/09/2019

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