Cosa nostra e gaming on line La 'mutazione genetica' dei Placenti

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ScommesseLa mafia si modella. E si rinnova. Così sarebbe successo a Lineri, frazione di Misterbianco, dove storicamente esiste un gruppo strutturato e organizzato della famiglia catanese di Cosa nostra.
In quel lembo di asfalto che cuce Catania e la città etnea, ci sarebbe stata una “divaricazione” tra affari militari ed economico-finanziari.

Così l’ha definita il pm Marco Bisogni nella lunga requisitoria del processo, stralcio abbreviato, Revolution Bet che ha portato alla sbarra i fratelli Placenti e ha documentato le connivenze tra mafia e scommesse on line. Una parte di quest’inchiesta ha portato ombre anche sulla vita amministrativa del comune misterbianchese con il coinvolgimento dell’ormai ex vicesindaco Carmelo Santapaola, che sta affrontando il rito ordinario. Gli atti di questa inchiesta sono finiti anche nella relazione che ha portato allo scioglimento di Misterbianco per infiltrazioni mafiose. Ma torniamo al processo, ormai alle battute finali, che si sta celebrando davanti al gup Stefano Montoneri. Di questa divisione organica, e anche di copertura degli affari, ne ha parlato il collaboratore di giustizia Vito Di Gregorio.

Il pm Marco Bisogni nella disamina delle dichiarazioni del pentito spiega “come a un certo punto proprio Ercolano (Mario, il vero padrino dei Placenti, ndr) abbia distinto a Lineri tra il reggente del gruppo Scollo (Giuseppe), quello operativo e il suo riferimento all’interno del gruppo stesso, individuato appunto nei Placenti. Avviene, cioè, secondo quello che dice Di Gregorio e quello che poi emerge con chiarezza - spiega - una divaricazione fra quello che è il lato operativo in senso stretto del gruppo e quello che invece continua a gestire gli interessi del gruppo dal punto di vista di alta criminalità economico - finanziaria collegata al Gaming Online”. Una ricostruzione che secondo uno dei difensori, l’avvocato Giorgio Antoci in particolare, presenta alcune discordanze rispetto alle indagini precedenti in cui si parla di un gruppo di Lineri con una “struttura” e con “soggetti assolutamente diversi” da quelli che emergono nel procedimento penale.

L’inchiesta Revolution Bet documenta il 'salto finanziario' dei fratelli Placenti oltre la loro totale partecipazione alla vita mafiosa, anche con ruoli di ‘rilievo’ a livello regionale. I Placenti incontrano boss di Castelvetrano, Trapani, ma anche mafiosi calabresi e napoletani. Ad un certo punto il gruppo Placenti per subisce, come la definisce il pm Bisogni, una “mutazione genetica”. “I Placenti, infatti, a partire dal 2011/2012 stringono una relazione strettissima con un imprenditore, Fabio Lanzafame (battezzato dai cronisti il pentito delle scommesse), che apre al clan le porte del settore dal Gaming Online consentendo la moltiplicazione di utili e l’affermazione economica dei fratelli Placenti. L’inchiesta inoltre documenta come i fratelli di Lineri “abbiano nel tempo” cambiato il referente “imprenditoriale nel settore del Gaming online sostituendo Lanzafame con Riccardo Tamiro”. Un’indagine imponente che abbraccia quasi dieci anni di storia criminale-economica di Cosa nostra. Verbali di pentiti, centinaia di intercettazioni, interrogatori e anche ammissioni sono state analizzate dai pm Marco Bisogni e Giuseppe Sturiale che hanno chiesta al gip Stefano Montoneri di condannare gli imputati che hanno optato per il giudizio abbreviato.

Con tutti gli sconti di pena previsti dalla scelta del rito alternativo, i due magistrati non hanno concesso sconti ai fratelli Placenti. 20 anni la richiesta per Carmelo, 18 per Vincenzo, 16 per Gabrile. Sei anni e la confisca di tutti i beni in sequestro è quanto chiesto in relazione all’imprenditore Riccardo Tamiro, 1 anno e 8 mesi (con la confisca) è quanto chiesto nei confronti di Andrea Tamiro. Infine i due pm hanno chiesto la condanna a 6 anni di Filippo Bonaccorso, a 6 anni e 22 mila euro di multa di Daniele Cittadini, a 2 anni di Marco Carrabbino e Giovanni Conte. A fine giugno è programmato il verdetto.

Laura Distefano
catania.livesicilia.it
11/06/2020

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