Arabi per lingua Ebrei per religione. L'ultimo lavoro di Henry Bresc

Una monografia sulla comunità ebraica di lingua araba nella Sicilia tra il XII ed il XV. L'ha scritta una illustre medievista: Henry Bresc dell'Universita X di PArigi-Nanterre. Il libro edito dalla coraggiosa casa editrice messinese Mesogea è stato presentato nella prestigiosa Libreria Cavallotto di Catania.

Con la lettera del 2 gennaio 1492
Ferdinando il Cattolico comunicava a tutti i suoi sudditi che “despues de
muchos derrameamientos de sangre de muchos subditos y naturales
” si era
conclusa felicemente la lunga guerra contro i Mori, il regno e la città di
Granada “enemigos” della “Santa Fè catholica”. E’ il dato temporale
ultimo entro cui si inscrivono le quasi trecento pagine di “Arabi per lingua,
Ebrei per religione. L’evoluzione dell’ebraismo siciliano in ambiente latino
dal XII al XV secolo” di Henry Bresc pubblicato dalla coraggiosa Mesogea di
Messina in contemporanea con l’edizione francese dell’editore Bouchene e che
Vittorio Sciuti Russo e Pietro Corrao hanno presentato presso la Galleria della
prestigiosa Libreria Cavallotto. L’imponente lavoro di questo illustre
medievista dell’Università X di Parigi-Nanterre, è l’ennesimo tassello di
una serie di monografie incentrate sul Mediterraneo e sulla Sicilia in
particolare: non è un caso che lo storico Nino Recupero del comitato di
redazione della casa editrice peloritana abbia sottolineato “la liceità e la
necessità degli studi sul Mediterraneo, universo di scambi economici ed
immateriali”. Bresc ha condotto una ricerca minuziosa e peculiare negli
archivi della camera della Geniza del vecchio Cairo, nella quale erano
conservate le lettere, le corrispondenze, i testamenti e gli inventari della
comunità ebraica in Sicilia costruendo la tesi centrale del suo testo:
l’originalità dell’ebraismo siciliano rispetto al mondo ebraico europeo,
sottolineata dall’utilizzo “perseverante” della lingua araba, l’elemento
che fra gli altri ne connota la resistenza, l’omogeneità e la compattezza.
Quelle ebraiche in Sicilia appaiono perciò comunità “acculturate”: e ne
sono testimonianza le abitazioni, i vestiti, la vivacità culturale. “La
pubblicazione - confessa gentile lo stesso Bresc - è un omaggio alla storia
nascosta dell’isola, ad una Sicilia che ha sempre voluto mantenere tra le
comunità religiose almeno l’uguaglianza dei diritti civili; eppure una
compattezza che si perde a partire dal 1492”. La Sicilia dunque soggetto di
grande interesse storico: “perché la conosciamo bene - precisa Bresc - anche
attraverso un capillare lavoro interdisciplinare e soprattutto perché si
presenta come un esempio luminoso di soluzioni radicali, un largo spettro di
problemi teorici su cui è riuscita a dare risposte chiare: il latifondo o le
relazioni tra lingua, potere e religione. E’ l’isola che chiarisce allo
stesso tempo la storiografia a europea e getta una luce sulla mondo africano e
musulmano”. Una tesi coraggiosa in un contesto globale in cui vengono
sottolineate la differenza tra le civiltà piuttosto che la continuità: “sono
assolutamente contrario - precisa Bresc - all’etnicismo e questo mio libro
dimostra come una comunità può essere definita dalla religione e da una lingua
non per forza legata alla sua religione; una comunità che vanta notevoli
aperture: religiose, linguistiche e culturali. Oggi invece quelle comunità
appaiono spesso chiuse, orientate anzi allo scontro e alla guerra; di quella
luminosa eredità non è rimasto nulla: l’ebraismo dopo la riconquista è
stato totalmente cancellato dalla Sicilia poi divenuta un monocolore
cattolico”.

GiCo

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