Ambiguità ed inciuci ricompongono in Parlamento il mercato della Democrazia dei miserabili

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DemocraziaDa 60 giorni la mancanza di una maggioranza e di un governo sta trascinando il nostro Paese in una guerra istituzionale che si sarebbe potuta evitare con l’ipotesi meno drammatica di una coalizione di governo tra Pd ed il Mov.5 Stelle, ma lo tsunami del “grillismo” si sta rivelando sempre più una equivoca effervescenza che tende a far partorire giocoforza il flagello di un governissimo PD - PDL, tra i quali non sarà davvero possibile alcuna intesa sui temi programmatici del rinnovamento.

Per il momento Bersani ha presentato le sue dimissioni, ma farebbe bene a vigilare che qualcuno -come il disfattista Renzi- non tenti di aprire porte a subdole alleanze che renderebbero il PD prigioniero dei suoi stessi errori e stampella di Berlusconi. Il discorso vale ora anche per Giorgio Napolitano, rieletto al 6°scrutinio Presidente della Repubblica, che inseguendo matrimoni incompatibili non ha badato per il sottile a fare il sensale, prima di un governo tecnocratico sciagurato ed ora di una probabile compagine governativa architettata per esserne la continuazione.

In questo contesto l’unica possibilità di evitare che questo accada resta quella di arrivare quanto prima a nuove elezioni. Ed intanto, dopo aver disfatto il prezioso patrimonio storico della Sinistra, restano tutti ancora là, nella Fabbrica della Democrazia dei miserabili, preoccupati di sopravvivere sugli scanni di un Parlamento screditato, costretti ieri ad adottare le ricette ultraliberiste che hanno disastrato l’Italia e disposti oggi a considerare un probabile inciucio con l’impresentabile Berlusconi.

Tutta una farsa, dove miseria culturale e marciume dialettico si sono fusi in un disgustoso brodo, nel quale hanno sguazzato i due istrioni di piazza Berlusconi e Grillo. Un brutto spettacolo di bassa politica dinanzi ad un Paese agonizzante, lacerato e intossicato dal berlusconismo, durante il quale le facce nuove del potere sono state peggiori delle vecchie. Infatti, SE LA VECCHIA CLASSE DIRIGENTE RUBAVA PER FAR POLITICA, QUELLA CHE L’HA SUCCEDUTA HA FATTO POLITICA PER RUBARE.

Era prevedibile che la crisi della rappresentanza popolare in Parlamento portasse inevitabilmente alla crisi della democrazia elettorale, anche per l’incapacità degli elettori di esprimere col voto un’alternativa di governo per il Paese. Per ora l’ha spuntata ancora il peggio, ma la sfida per la formazione di governo continuerà nei prossimi giorni nel Parlamento e nel Paese.

La storia ci insegna che nei momenti difficili, quando la politica è assente, la gente si lascia trasportare sull’onda del populismo e si affida alle semplificazioni demagogiche e alle tentazioni di apprendisti stregoni.

Infatti, l’attualità elettorale del fenomeno “GRILLISMO” ed il recupero del “BERLUSCONISMO” riporta in mente che i movimenti ispirati dal populismo in alcune situazioni storiche sono degenerati spesso in autoritarismo, deformando la democrazia in cortigianerie subalterne al potere instaurato e creando condizioni servili, debolezze e deformazioni che tuttora resistono nel nostro vizio italico.

Ma probabilmente abbiamo la memoria corta per non ricordarci quali danni può portare la demagogia populista di certi movimenti suffragati dall’incauta adesione popolare, di cui oggi si sono “impadroniti” prima il padrone miliardario del PDL che ha rappresentato 20 anni di disastro (anche estetico) nel Paese ed ora il grillismo che vince le elezioni con 163 ragazzi istituzionalizzati e resi prigionieri in Parlamento da quell’arroganza senza reali soluzioni del duo Grillo-Casaleggio. Infatti, una volta eletti, questi ragazzi non stanno rappresentando i loro elettori, perchè l’indipendenza dei grillini è confiscata dai loro capi-movimento che, indisponibili ad ogni forma di condivisione del governo di cambiamento, esercitano pulsioni di egemonia settaria e distruttiva.

In realtà la chiacchiera di Grillo cavalca il disimpegno politico della gente e squalifica la giusta protesta popolare. Il suo “ducismo” e l’antipolitica dei suoi teatrali comizi non costruiscono nè sviluppano gli strumenti di lotta politica, di emancipazione, di progresso sociale e, soprattutto, di reale protagonismo delle nuove generazioni.

MANCANO NEL PAESE L’INTELLIGENZA DI CHI DOVREBBE DARE RISPOSTE CHIARE ED ANCHE L’INTELLIGENZA DI CHI DOVREBBE RICEVERLE QUESTE RISPOSTE.

MANCA, IN VERITA’, UNA VASTA MOBILITAZIONE POPOLARE ANTISISTEMA che non sia platea plaudente di comici di turno, ma cittadini che sappiano diventare “POPOLO” per raffrontarsi, educarsi all’esercizio della vera “polis democratica”, dove si dovrà formare l’organismo politico di ricambio che utilizzi le pubbliche risorse in termini di efficienza, ridando al cittadino la fiducia nella politica e nelle Istituzioni ed essere in grado di rivoluzionare lo Stato per farlo ridiventare lo Stato dei Lavoratori.

Tuttavia, qualunque sarà l’esito della formazione governativa, OCCORRE COSTRUIRE NEL PAESE UNA NUOVA “RESISTENZA SOCIALE” che miri innanzitutto a sconfiggere il paradigma neoliberista per cambiare il modello di sviluppo, al centro del quale va posta la questione del lavoro, la piena occupazione e la redistribuzione del reddito, ristabilendo in questo Paese in défaillance il primato della politica, della democrazia e della giustizia sociale.

Ed i protagonisti di questa nuova resistenza non saranno certamente nè il movimento 5 Stelle, la cui democrazia “grillina”rappresenta la balla di retoriche populiste per rilanciare un altro partito padronale dove decide e orchestra il duo Grillo-Casaleggio, nè certamente gli eletti grillini che pare non contino un accidente e di cui non si capisce cosa siano venuti a fare in Parlamento. E tanto meno la demagogia di quel Matteo Renzi rottamatore, le cui smisurate ambizioni personali non riescono neanche più a nascondere la continuità della pseudopolitica plebiscitaria di Silvio Berlusconi e l’obiettivo disgregante che coltiva nel PD.

Però cresce L’ALTRA ITALIA dell’astensione, perchè la protesta silenziosa resta ancora viva e cova nelle piazze d’Italia, dove in questi momenti si percepisce la rabbia crescente verso una politica lontana dagli interessi popolari, una rabbia che ha urgente bisogno di organizzarsi per tradursi in lotta di riaffermazione dei diritti e di rivendicazione sociale.

Dopo i moti del ’68 sarebbe ancora un ulteriore errore per la Sinistra non voler vedere in tutti questi sintomi il profilarsi di una nuova sindrome di contestazione caratterizzata dall’azione collettiva, che forse saprà portarci a riparlare dell’essenza sociale: IL SOLO ATTO RIVOLUZIONARIO PER RIBALTARE “IL SISTEMA” E PENSARE AD UN NUOVO MONDO POSSIBILE.

E’ da questa Italia che può iniziare la vera lotta per il cambiamento. Ma il cambiamento non può ottenersi in un pranzo di gala tra forze antitetiche ed antagoniste, per cui appare più cònsono che le forze autentiche della Sinistra riscrivano un nuovo programma per riappropriarsi delle loro migliori idee e di quelle conquiste sociali che tendono a rendere più umano il rapporto capitale/lavoro, perché L’ESPROPRIO DELLA DIGNITA’ DEL LAVORO E’ UN GRAVE DELITTO CONTRO L’UMANITA’.

Un sistema politico per funzionare deve avvalersi, infatti, di un sistema economico che ne costituisca la sua giustificazione etica per conseguire fini sociali, e non invece per produrre profitto selvaggio e smodata ricchezza ai detentori del capitale. Se la libertà è un principio essenziale per la dignità di tutti gli esseri umani, occorre impegnarsi per la liberazione dal bisogno, perchè non è libera un’esistenza ridotta a perenne lotta quotidiana per il soddisfacimento dei bisogni materiali più elementari. Ed il nutrito gruppo di grillini parlamentari potrebbe essere incisivo se ora, liberandosi dalle “egemoniche presenze” dei due stregoni, sapranno capacitarsi dell’immensa responsabilità che hanno nelle proprie mani per ricominciare a credere in quella promessa che la SINISTRA non è riuscita a mantenere e che vorremmo ancora fosse realizzata.

E’ questa la vera nuova rivoluzione che può bloccare il degrado sociale e politico, la disgregazione del costume, della morale e degli ideali, consentendo alle nuove generazioni di iniziare una nuova esperienza nel modo serio di governare Comuni, Province, Regioni e Istituzioni dello Stato, riportando la sana politica a programmare con saggezza i destini del nostro futuro e dell’ambiente in cui esso si sviluppa.

Enzo Arena
www.webalice.it/arenavincenzo

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Commenti

Enzo Arena, tutto il suo

Enzo Arena, tutto il suo discorso ha un grande, enorme, madornale errore: pretende che il Movimento 5 Stelle si assuma "l’immensa responsabilità che ha (nno) nelle proprie mani per ricominciare a credere in quella promessa che la SINISTRA non è riuscita a mantenere".

Mi permetta di renderla cosciente del fatto che il M5S non è una fazione discordante del PD, nè tantomeno vuole rappresentare una nuova Sinistra. Nè una nuova Destra, nè un nuovo Centro. Per il M5S, esistono solo una casta eterogenea di politici contrapposta ai cittadini. I politici odierni negli ultimi 20 anni si sono suddivisi le "poltrone" fingendo una falsa diatriba fra Berlusconiani e anti-Berlusconiani (mica tanto).

Per il M5S tutti i politici che hanno partecipato a questo gioco ai danni dello Stato Italiano, "su tutta na cosa". Forse lei si ostina ancora a definire questa visione "qualunquismo". Ma ciò può esserle riconfermato da quanto accaduto con la formazione di questo nuovo governo dal retrogusto democristiano...

La sede del M5S Misterbianco è a Piazza Dante, ci riuniamo in Assemblea pubblica, aperta a tutti i cittadini, ogni martedì sera. Ci venga a trovare e chiarirà molti dubbi in merito. Noterà con stupore l'assenza di Grillo e Casaleggio e la presenza di tanti cittadini uniti dalla chiara volontà di costruire il proprio futuro e quello del paese in cui vivono, così come da lei tanto auspicato in questo post.

Cordialmente,

Agatino Nastasi     

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