Verga secondo Alfredo Mazzone

Versione stampabileVersione stampabile

Pubblicato finalmente per i tipi di Prova d'Autore il primi volume de "La roba, i galantuomini, gl'innamorati": ovvero tutto il 'teatro di reviviscenza' che Alfredo Mazzone il regista e scrittore di Vizzini trasse dalla novelle di Verga e che trasformò negli anni '80 il piccolo borgo siciliano in un teatro all'aperto.

Un bianco e nero sgranato, qualche crepa
nelle sequenze; immagini lontane eppure presentissime: sono la geografia
letteraria di Giovanni Verga che Alfredo Mazzone riversò in un eccezionale
documentario.
Le immagini del regista restituiscono la Vizzini di Jeli, di
Cavalleria, di Gesualdo Motta, testimoniano la straordinaria temperie culturale
di un uomo che si interessò di cinema, di fotografia, di pittura, che dirigeva
e pubblicava “La civetta” e “Il grido del popolo”; di un intellettuale
che polemizzava con Carmine Gallone, reo di non avere scelto per la sua versione
cinematografica di “Cavalleria” la sua Vizzini; che lì invitava i nomi più
illustri della cultura italiana - da Sciascia a Migneco, da Enrico Maria Salerno
a Turi Ferro - che fonda il “Circolo Verga” e istituisce l’omonimo premio;
che già adolescente reinventava l’Opera dei Pupi per i suoi compaesani,
pretendendo come biglietto d’ingresso solo un bottone.
Di un artista che sarà
tra i collaboratori di Vaccari per il televisivo “Mastro don Gesualdo”, nel
quale vestirà addirittura i panni del notaio Neri; che inventa, negli anni
’70, il “teatro di reviviscenza” nei quartieri di Vizzini, riscrivendo cioè
per la scenario naturale del suo borgo le novelle di Verga: una esperienza di
carattere nazionale che porterà tra i vicoli del Quartiere Sant’Antonio,
sullo spiazzo della Valle dei Mulini o nella piazzetta di Santa Teresa gli
attori più grandi del nostro panorama teatrale.
Adesso,
quella bava di luce riempie lo schermo del piccolo ma accogliente auditorium del
Circolo Verga che con “Tutto il teatro di reviviscenza dalle novelle di
Verga” ha reso omaggio ad uno dei suoi figli più illustri e lo ha fatto non
certo innescando la gentile ed effimera finzione della “mozione del cuore”,
piuttosto celebrando giustamente quell’uomo con la pubblicazione per i tipi
della catanese Prova d’Autore - ‘complici’ l’amministrazione di Vizzini,
la Fondazione Alfonso Verga e il Museo dell’Immaginario Verghiano - del primo
volume di quei testi che Alfredo Mazzone rielaborò. “La roba, i galantuomini,
gl’innamorati”, a cura di Giampiero e Giuseppe Mazzone e con un denso saggio
introduttivo di Mario Grasso, costituisce infatti doveroso riconoscimento di
quella “reviviscenza”.
E’ questa la prima tappa - come ha sottolineato lo
stesso sindaco ‘illuminato’ di Vizzini Vito Cortese – per ridare vita a
quella stagione straordinaria”, chiusa troppo bruscamente con la morte di
Alfredo Mazzone nell’’89. Se per Massimo Papa, giovane e capace direttore
del Museo Immaginario Verghiano”, l’’invenzione’ di Mazzone aveva
trasformato Vizzini in un teatro all’aperto vivo e pulsante, un teatro come
spazio recuperato alle relazioni umane” è stato lo scrittore Mario Grasso a
sottolineare l’eccezionalità della riscrittura di Alfredo Mazzone. “Si
tratta – ha detto Grasso – di una rielaborazione letteraria di altissimo
livello. Mazzone ha trasformato le novelle in drammi inventando dialoghi, scene
e tutti ex novo i personaggi, ricreando in proporzioni quadruplicate le
trame adottate per il teatro; non solo: non c’è in alcuna battuta delle tante
geniali riscritture mazzoniane un solo elemento che abbia tradito il
denominatore epocale impresso da Verga”.
Così,
lo spessore di questo intellettuale sta tutto – nelle commosse parole del
figlio Giuseppe, (anche lui) scrittore e giornalista – nell’astrazione
epico-greca della sua drammaturgia, nell’istinto dell’uomo di teatro”.
“Mio padre – sottolinea Giuseppe Mazzone – ha modellato sull’esempio del
teatro classico greco, che leggeva ossessionatamente,
le sue riscritture. Anche se sulla sua operazione è passato un drastico
colpo di spugna per troppi anni; anche se molti sciacalli hanno poi tentato di
sfruttare maldestramente la sua idea, adesso Vizzini vuole girare pagina
riprendendo istituzionalmente il suo ‘teatro di reviviscenza’, magari – e
qui l’emozionato aplomb di Giuseppe Mazzone pare aprirsi in un moto
incontrollabile del cuore - con
l’allestimento de “La roba”, proprio con quell’Arnoldo Foà che
l’interpretò a Vizzini nel 1978”.
Nella sera della presentazione poi – a
ricomporre uno strappo troppo lungo della memoria - le coinvolte incursioni
dell’attore Gabriele Alagona tra le pagine dei suoi testi, di Alfredo Mazzone
ce ne hanno certamente riconsegnato grandezza ed eccezionalità.

tags: