Successo di "Fatto in casa" al Camera Teatro Studio

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I due atti di Nino Romeo che li interpreta insieme alla compagna Graziana Maniscalco incentrati su un linguaggio dialettale aspro e violento riscuotono ancora consenso di pubblico e di critica.

Una aureola
obliqua di funerei lumini circoscrive lo spazio essenziale di 
“Fatto in casa”, i due atti di Nino Romeo che il Gruppo Iarba ha
presentato sui legni del Camera Teatro Studio. Questo perimetro di morte e di
sorprendente, alternante resurrezione - verbale innanzitutto - è un’ arena,
il luogo conflittuale in cui, attraverso le emozioni, gli umori, le verità
nascoste e palesi, i due protagonisti - lo stesso Nino Romeo, efficacissimo, ed
una Graziana Maniscalco dalla debordante intensità espressiva - agiscono
soprattutto la loro lingua, il loro dialetto catanese anzi: ctonio, tellurico,
rovinoso. Nell’avvicendarsi sul letto di morte dei personaggi – Padre e
Figlia, Marito e Moglie, Figlio e Madre, Amanti - e dei loro rapporti di forza
esplicitamente sottesi ad una sfera sessuale primigenia, ancestrale ed evocata
senza omissioni e senza perbenismi, la morte “fisica” apre - attraverso le
lancinanti scene-flashback - incursioni profonde nel loro vissuto, scandite
nelle sei sequenze che il catafalco-clessidra impone nel sua lenta corsa sulla
scena. Se il dialetto, non certo l’idioma spontaneo o la lingua bastarda,
è il fulcro della rappresentazione, quel linguaggio assurge drammaturgicamente
ad una dimensione quasi epica: e Graziana Maniscalco lo trasforma in canto
sontuoso, in lamentazione da prefica, in una liquidità incandescente ora di
effimero e lussurioso appagamento ora di mutilata nostalgia; lo veste di
violenza, di sfrenata carnalità, di desiderio consumato: ne fa insomma il
concitato ubi consistam dell’intera rappresentazione.Nonostante i sei
“camminamenti” (nella genitalizzazione) non perseguano a detta dell’autore
“alcuna astrazione o metafora, nessun tentativo di indagare recondite
turbe”, forse proprio questa neutrale dichiarazione le rinvia incosciamente ad
altrettante tappe - incesto omosessualità, complesso edipico, masturbazione –
dell’universo chiamato inconscio. Posto dunque al centro il linguaggio ed il
suo iperbolico furore  “Fatto in casa” assume una struttura centripeta che pare
evocare la forma lirica del ”contrasto” esibito da un espressionismo ritmico
e corporeo improntato ad un immanente “rifiuto”, ad una “impossibilità”
relazionale apotropaicamente evocata e che si condensa nel finale in cui tutti i
personaggi si risarciscono di una innocenza quasi metafisica, declinata
liricamente, sconvolgentemente lontana dalla feroce prosaicità del sesso. Si
replica fino al 23 marzo.

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