Sangue e mafia, i 'Tuppi' alla sbarra Tony Nicotra recluso al 41bis

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arrestoLi chiamano i Tuppi di Misterbianco. Ma grazie al 'contratto mafioso' che sarebbe stato sottoscritto da Santo Mazzei e Gaetano Nicotra, fratello di Mario (u tuppu, appunto) ucciso nella guerra di mafia contro il Malpassotu di diversi decenni fa, sarebbero entrati a pieno diritto nel clan dei carcagnusi (nome mafioso), altra famiglia catanese 'accreditata' all'interno di Cosa nostra siciliana.

La scorsa primavera è scattato il blitz Gisella che ha portato in carcere vertici e nuove leve dei 'Mazzei' di Misterbianco. Un'indagine che ha permesso di scoprire anche mandanti e killer dell'omicidio del segretario comunale della Democrazia Cristiana Paolo Arena, assassinato con colpi di fucile esplosi da distanza ravvicinata il 28 settembre 1991. Un delitto rimasto irrisolto per anni. Ma le rivelazioni di Luciano Cavallaro, collaboratore di giustizia, hanno fatto la differenza. Il pentito - per sua stessa ammissione - ha raccontato di aver fatto del gruppo di fuoco.

A Bicocca, ieri, si è aperta l'udienza preliminare. Molti degli imputati hanno seguito il processo che si celebra davanti al gup Ivana Maria Cardillo da dietro i vetri delle celle, ma Tony Nicotra - nipote prediletto di Tano - ha seguito il processo in videoconferenza. Il boss dei 'Tuppi' è infatti recluso al 41bis a Spoleto. Per lui il regime del carcere duro, quello riservato ai criminali ritenuti più pericolosi. L'obiettivo è quello di poter ridurre i contatti con l'esterno. Nicotra appena ha messo piede fuori dalla galera nel 2017 è stato accolto con i fuochi d'artificio. Un'accoglienza certamente riservata al 'capo' di un gruppo criminale. Nelle carte del processo sono finiti i verbali di collaboratori, ma anche quel pizzino sequestrato a Firenze a casa di Gaetano Nicotra. I Tuppi infatti hanno conquistato a Misterbianco anche il nome di 'scappati' perché quando è stato ammazzato il loro capomafia hanno deciso di sfuggire alle pallottole di Giuseppe Pulvirenti, braccio armato dei Santapaola, trasferendosi al nord Italia. Per fare ritorno in Sicilia avevano bisogno di un'importante alleanza mafiosa. Ed è da qui che è nata l'alleanza con i Mazzei, che gli ha permesso anche di formare una cellula nella vicina Motta Sant'Anastasia. Almeno questa è la ricostruzione che emerge nelle carte del processo, che vede coinvolto anche un carabiniere, Gianfranco Carpino, che avrebbe fornito - secondo l'accusa - informazioni al clan.

Il pm Marco Bisogni, ieri, ha chiesto al gup di rinviare a giudizio gli imputati (quasi tutti) che hanno optato per il processo ordinario. Solo alcuni, ma con posizioni minori, hanno chiesto chiesto di essere giudicati con il rito alternativo. Il gup, inoltre, ha respinto anche la richiesta di un giudizio abbreviato condizionato. Nella prossima udienza il giudice per le udienze preliminari deciderà sui rinvii a giudizio e sull'accoglimento delle richieste di abbreviato.

I NOMI DEGLI IMPUTATI. Domenico Agosta, Emanuele Agosta, Giuseppe Avellino, Filippo Buzza, Rosario Salvatore Cantali, Gianfranco Carpino (carabiniere), Luca Destro, Vincenzo Di Pasquale, Daniele Distefano, Carmelo Guglielmino, Gaetano Indelicato, Alfio La Spina, Carlo Marchese, Saverio Monteleone, Giuseppe Antonino Navarria, Tony Nicotra, Gaetano Nicotra (79), Gaetano Nicotra (51) Lucia Palmeri, Emanuele Parisi, Antonino Rivilli, Francesco Spampinato, Giuseppe Piro, Antonio Zuccarello.

Laura Distefano
catania.livesicilia.it
19/10/2019

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