Salvo Basso: la parola "lasciata"

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L'Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, nella cornice dell'ex Monastero dei Benedettini, accoglie la commemorazione di Salvo Basso il poeta-burocrate. Su tutto le emozionate letture di Nino Romeo e di Grazia Maniscalco.

L’assenza del poeta nella
presenza della sua parola. Una parola “lasciata”. Così nel corso di un
intensissimo recital di poesie - a cura di Nino Romeo e di Graziella Maniscalco,
entrambi ispiratissimi - Mario Grasso e Renato Pennisi, Paolo Garufi e Francesco
Nicolosi, hanno ricordato l’amico ed il poeta: Salvo Basso. Sotto il
coordinamento di Marcella Argento della segreteria letteraria di Prova
d’Autore - la casa editrice per i cui tipi sono state pubblicate le ultime
raccolte di Salvo Basso “Ccamaffari” e “A cuccata” – le loro sono
state le voci di tutti quelli che con Salvo Basso hanno condiviso ideali,
sentimenti, il rovello per la poesia e l’intimità quotidiana; il piccolo
universo di legami e di relazioni racchiuso tra due piccoli centri della
provincia, tra “chiana e biviere”, che hanno visto Salvo Basso, protagonista
della vita sociale e culturale: Scordia e Militello.
Nel silenzio dell’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ex
Monastero dei Benedettini, gremito di amici e di conoscenti, i suoni delle sue
liriche ce lo hanno restituito per un attimo all’interno dei “luoghi
persi” che la poesia è in grado di evocare, insieme al suo dialetto
“elementare”, ctonio, violento e allo stesso tempo dolente, al quale il
poeta-burocrate (Salvo era stato anche assessore alla cultura del comune di
Scordia) - l‘uomo che preferiva la ricchezza ed il fascino delle parole dei
libri alle grettezze della politica - aveva affidato la sua disperata voglia di
dire. Non è stata però una semplice commemorazione: dall’incontro è anche
emersa la proposta concreta di istituire, più che un premio di poesia, una
“fondazione” nel nome di Salvo Basso. La
sua poesia nasce dall'interno, dal rapporto intimo con le cose e con le vicende.
“Le parole giuste non / so mai quali sono / come gli orari”. A poco tempo
dalla sua scomparsa la sua lancinante esperienza letteraria testimonia “un
ritorno della poesia – come ha scritto Franco Loi - dalla carne di un
individuo alla carne di una comunità, dalla voce di un uomo alla voce di un
mondo”. Quel mondo che ancora una volta si è stretto per ricordarlo.

GiCo

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