A proposito di Feisbuck (Facebook)

Versione stampabileVersione stampabile

FacebookOrmai da diverso tempo una fetta significativa della popolazione mondiale dedica giornalmente alcune ore alla navigazione delle pagine di Facebook. E' un male? E' un bene? Lungi da me dare giudizi, l'unico elemento certo è che quando ci troviamo ad avere a che fare con qualcosa di cui non conosciamo la natura ci esponiamo a potenziali truffe o fregature messe in atto da chi, invece, ha più informazioni di noi. Si tratta di un concetto economico molto semplice da comprendere che prende il nome di "asimmetria informativa".

L'esempio classico è quello del meccanico: l'ignoranza riguardo al funzionamento del motore di un'automobile fa si che il cliente del carrozziere si trovi automaticamente in una posizione di svantaggio. E' pur sempre possibile che il meccanico con cui si ha a che fare sia un esempio di onestà, ma se prendiamo in considerazione quella porzione del mercato costituita dall'insieme di tutti i meccanici non potremmo fare a meno di constatare che, nel complesso, la clientela viene fregata.
Per farla breve, nessun meccanico fa pagare meno del dovuto mentre alcuni (e voglio essere ottimista) sfruttano l'ignoranza del cliente per farlo pagare di più. La conclusione è che nel settore dei meccanici non viene mai raggiunto il tanto agognato equilibrio costituito dal perfetto incontro tra domanda ed offerta dato che il cliente non ha modo di capire se il prezzo che gli viene proposto è equo o meno. Tecnicamente parlando le asimmetrie informative sono per loro natura dei fallimenti del mercato.
E' chiaro che il problema non si porrebbe se l'eventuale cliente avesse delle conoscenze che gli permettessero di comprendere il lavoro che il meccanico andrà a svolgere, così come è più difficile (ma non impossibile) che un informatico venga fregato dal tecnico a cui si è rivolto per far riparare il PC guasto.

Attualmente chi gestisce e sfrutta Facebook ottiene grandi vantaggi grazie all'ignoranza dei suoi utenti. Capire come ciò avvenga permette di difendersi o, se non altro, di limitare i danni.
Facebook, come ogni social network, si basa sul principio della condivisione delle informazioni personali. Ovviamente per essere condivisa un'informazione deve preventivamente essere registrata sulla propria pagina in modo tale da permetterne l'accesso agli utenti autorizzati.
Diciamoci la verità, viviamo nella società dello spettacolo e ci piace sentirci protagonisti. La nostra vanità fa sì che spesso condividiamo informazioni assolutamente inutili o superflue, solo perché farlo ci sembra divertente o perché non resistiamo a mettere sotto ai riflettori qualcosa che consideriamo "nostro" o "personale". Il mio non è un giudizio ma la semplice osservazione della realtà. Questo fenomeno è vecchio come il mondo e viene costantemente messo in pratica anche al di fuori della rete.

E' per questo meccanismo mentale che madri a cui sono morti i figli concedono interviste strappalacrime a giornalisti che già pregustano l'impennata degli ascolti. La nostra voglia di mettere i panni sporchi in piazza è comparabile solo a quella di farci gli affari altrui. Si potrebbe quasi affermare che avere molta gente che vuole impicciarsi dei propri affari è attualmente considerato segno di prestigio. Se tanti guardano pochi che stanno sotto i riflettori è solo perché essi stessi vorrebbero trovarsi al loro posto. Da questo punto di vista Facebook rappresenta il palcoscenico ideale: è gratuito, alla portata di tutti e permette di raggiungere un pubblico molto ampio con uno sforzo minimo.
Risultato: partendo dalla pagina personale di Facebook è possibile quasi sempre costruire un profilo psicologico molto accurato dell'utente a cui essa fa riferimento.
Fate una prova. Quasi tutti abbiamo tra i nostri contatti una persona che non conosciamo fisicamente, qualcuno a cui siamo arrivati tramite altri contatti e di cui il nome non ci dice nulla. Aprite la pagina di questo contatto "sconosciuto", cliccate su "Info" e date un'occhiata.
Nella maggior parte dei casi sarà possibile sapere la città di appartenenza, la posizione politica e quella religiosa dell'utente, i film ed i libri preferiti, i contatti email, Skype ed Msn, in alcuni rari casi addirittura il numero di telefono. Le "Pagine" ed i "Gruppi" a cui l'utente è iscritto aggiungono molti dettagli mentre le foto ci permetteranno di conoscerne i lineamenti e, eventualmente, i posti dove ha passato le vacanze.
Se volessimo farci un'idea delle attività attuali dell'utente basterebbe andare sulla pagina principale del suo profilo. Qui, è possibile sapere quali filmati ha visto di recente, con quali persone ha stretto amicizia, se è felice della vittoria della sua squadra del cuore, cosa ne pensa dei link che altri utenti hanno condiviso con lui e via dicendo.

In meno di un quarto d'ora è possibile conoscere di una persona elementi che, con una frequentazione diretta, potrebbero emergere dopo molti mesi o, addirittura, mai.
Di quanti dei vostri amici conoscete l'attore preferito? E di quanti sapete quali programmi guardano abitualmente in televisione? E il gruppo del cuore? Magari quel collega che non considerate minimamente è un grande appassionato di filosofie orientali. Voi non lo sapete, il signor Feisbuck (amico intimo del signor Iutub) sì.
E' chiaro che fare ricerche di questo genere è solo un esercizio di stile, quello che è importante è rendersi conto di quante informazioni che ci riguardano vengano registrate dentro gli archivi di Facebook solo per soddisfare una nostra mania di protagonismo repressa.
Bene, sappiamo quindi che il signor Feisbuck ha l'accesso diretto a tutti questi dati ma ci riteniamo al sicuro da eventuali "sbirciatine" indesiderate grazie al fatto che possono accedervi solo gli utenti a cui concediamo l'amicizia, cioè solo coloro a cui avremo dato preventivamente il permesso di visualizzarle (in questo scritto voglio partire dal presupposto che il signor Feisbuck sia onesto e che, quindi, non avvengano accessi non autorizzati ai dati personali degli utenti. Quanto questa ipotesi sia verosimile sta a voi deciderlo).
Esiste una branca dell'economia detta marketing il cui scopo è quello di raccogliere e catalogare informazioni sul pubblico di modo da poter creare prodotti e campagne pubblicitarie che vadano incontro ai gusti del mercato. E' chiaro che l'enorme database di Facebook rappresenta per ogni società che si occupa di questo settore una sorta di El Dorado, ma come le è possibile recuperare i dati di, supponiamo, 10.000 utenti senza stringere altrettante amicizie?
Questo è il vero scopo delle applicazioni di Facebook. Ogni volta che ne utilizzate una, infatti, dovete preventivamente darle il permesso di accedere alle vostre informazioni personali. Grazie alla programmazione di insulsi giochetti o di quiz al limite del ridicolo chi è interessato ha la possibilità di recuperare ed archiviare un numero incredibile di dati. Attenzione, non di dati generici ma con nome e cognome, che è possibile attribuire a singoli individui, per dirla in gergo tecnico, "segmentati".

Pensate: grazie alla diffusione di un simulatore di fattoria o di guerriglia urbana ci sono persone che in pochi click possono interrogare il database del più grande social network del mondo con criteri del tipo: "quante ragazze liceali di Roma sono fan di almeno un film di Moccia?" (chi ha familiarità con il concetto di "query" sa di cosa sto parlando). Come se non bastasse le stesse persone avranno a disposizione anche tutti i dati necessari per contattare gli utenti interessati dalla ricerca e di mettere quindi in atto campagne marketing mirate.
Avete presente quella volta in cui vi è arrivata per posta la pubblicità del cibo per gatti in offerta presso il supermercato dietro casa vostra e vi siete chiesti come facessero a sapere che ne avete uno? E avete presente il momento di illuminazione in cui avete fatto 2+2 ed avete realizzato che siete titolari di una tessera sconto di quel supermercato e proprio lì il mese prima avete comprato un'abbondante scorta di cibo per il vostro felino domestico? Non è stato bello realizzare che il supermercato ha venduto i vostri dati personali, ma se non altro vi hanno fatto lo sconto.
In effetti non c'è da scandalizzarsi, la compravendita di dati personali (o delle opinioni sui prodotti di consumo) è un pratica comunissima e vecchia come il mercato. Io stesso all'epoca del liceo ho fatto parte di un gruppo di indagine messo in piedi per raccogliere le impressioni su di un succo di frutta che sarebbe stato commercializzato di lì a poco, ma per sapere come la penavo la società di marketing che mi aveva contattato mi pagò con alcuni buoni benzina.
Quanti dati sensibili avete gettato in pasto al signor Feisbuck ed alle sue applicazioni? E quanto vi hanno pagato per averle? Insomma, queste persone cosa vi hanno dato in cambio di una vita digitalizzata e compilata nella vostra pagina Facebook se non quattro stupidi giochini e la possibilità di sentirvi falsamente protagonisti?
Ecco l'asimmetria informativa: il meccanico si fa pagare molto per fare poco, il signor Feisbuck (o chi per lui) paga poco per avere molto. In poche parole ci stanno fregando, qualcuno si sta appropriando di informazioni per lui preziose ad un costo prossimo allo zero. E noi acconsentiamo per avere il privilegio di fare un test che ci dirà qual è la nostra posizione del kamasutra preferita.
Anche io uso Facebook, ma se non altro lo faccio solo ed esclusivamente per parlare di signoraggio (a proposito, lo sapevate che i soldi che pensate siano depositati sul vostro conto corrente in realtà non esistono? E che le banche commerciali creano moneta dal nulla tramite emissioni di credito non garantite da denaro reale? Forse è il caso di informarsi anche sulla natura del denaro...) e non presto il fianco a questi signori per cui lo spreco ed il profitto sono l'unico obiettivo.
Almeno ora sapete uno dei motivi per cui vi arrivano tante email di spam....

E' assurdo che uno strumento potente come Facebook venga utilizzato per scopi tanto triviali. Come al solito, purtroppo, la colpa è per la maggior parte degli stessi utenti.
Concludo con una provocazione: provate a fare il test dell'utente sconosciuto con la pagina del vostro account e guardate cosa viene fuori. Questa è l'immagine che date di voi. Ne siete soddisfatti?
A tutti un saluto,
Alessandro Bono - truffadimatrix.blogspot.com

P.S. = Rivolto a tutti i meccanici: lo so che esistono anche degli esemplari di cui fidarsi ciecamente, il mio scopo non era quello di offendere la categoria. Se ve la siete presa forse non avete la coscienza pulitissima....

tags: