Morso da un cane sarà risarcito dal Comune di Misterbianco

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RandagismoUn corridore era stato azzannato alla gamba mentre con un amico correva in strada. L'8 luglio del 2015 alle 6,45 del mattino il signor Giovanni (nome di fantasia di una storia vera) percorre a piedi via Portella della Ginestra, a Misterbianco; con lui il signor Mario (altro nome di fantasia). I due, corridori amatoriali, stavano allenandosi quando all'improvviso si ritrovano di fronte, quasi accerchiati, un gruppo di cani randagi (quattro/cinque) uno dei quali, puntatolo, lo azzanna alla gamba sinistra.

Ferito, dolorante e sanguinante, il signor Giovanni viene accompagnato al Pronto soccorso dell’ospedale “Garibaldi” dove gli viene riscontrata e diagnosticata una “ferita del ginocchio, della gamba (esclusa la coscia) e della caviglia” che richiede l'applicazione di alcuni punti di sutura e la somministrazione del vaccino antirabbico, per una prognosi di dieci giorni.

Il 20 dello stesso mese il signor Giovanni presenta negli uffici comunali di Misterbianco un'istanza per ottenere il risarcimento del danno, senza però mai ricevere alcun riscontro. Così, il 13 gennaio del 2017, assistito dal suo legale (avvocato Davide Spada) in ottemperanza alla Legge n. 162/2014, il Comune viene invitato a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. Anche tale invito, però, non sortisce effetti e quindi, il 7 Marzo dello stesso anno viene redatto un verbale negativo che costringe il signor Giovanni a citare il Comune davanti al giudice di Pace di Catania per ottenere il legittimo risarcimento del danno subito. Il giudice ha preso atto che il ricorrente ha assolto all’onere probatorio a suo carico, dimostrando, anche attraverso l’ausilio della prova testi, l’esatta dinamica del sinistro. Con l’ausilio della Ctu (consulenza tecnica d'ufficio) è stata dimostrata la compatibilità dei danni riportati rispetto a quelli lamentati, inquadrata giuridicamente la vicenda e ricondotta la responsabilità del Comune nell’ambito dell’art. 2043 codice civile (risarcimento per fatto illecito) e non in quella dell’art. 2052 che richiede che sia individuato il proprietario dell’animale e pertanto non applicabile al Comune che deve occuparsi del fenomeno del randagismo, ma senza essere proprietario degli animali.

Il giudice ha inoltre evidenziato la normativa che sui Comuni (art. 14 L. Reg. Sicilia 15/2000) attribuisce direttamente o in convenzione con enti, privati o associazioni protezionistiche o animaliste iscritte all’Albo, il compito di provvedere alla cattura dei cani vaganti o randagi e al loro successivo affidamento a rifugi sanitari pubblici o convenzionati. Il Comune di Misterbianco è stato quindi condannato a risarcire il signor Giovanni (cifra consona al danno subito, poche migliaia di euro, più alcune pene accessorie collegate) stabilendo però, ed ecco l'elemento innovativo della sentenza, che il giudice, accogliendo le deduzioni dell'avvocato Spada, ha chiarito che i Comuni (specie di non grandi dimensioni) “possano svolgere un’azione di prevenzione, tramite controlli, pattugliamenti… anche senza previa segnalazione dei cittadini” e con tale decisione ha dimostrato di volersi discostare dall’orientamento giurisprudenziale maggioritario vigente, secondo cui occorrerebbe la preventiva segnalazione dei cittadini dell’esistenza dei cani randagi per fondare la responsabilità del Comune.

Una strada “coraggiosa” quella imboccata dal giudice di Pace, in teorico contrasto con i principi sanciti dalla Cassazione in materia, ma a tutela del cittadino che può oggi ottenere il risarcimento del danno da morsicatura di cane randagio anche in ipotesi in cui non vi sia stata la previa segnalazione del branco di randagi.

I canili “scoppiano” e ogni Comune paga mediamente 1500 euro all'anno per ogni cane tenuto “a vita” nelle strutture. Nasce così un anno e mezzo fa, e per la prima volta in Sicilia, l'idea di usare per la lotta al randagismo 2 milioni di euro attinti dal Piano nazionale della prevenzione per le patologie, utilizzabili per catturare, sterilizzare, vaccinare e, laddove non riaffidati, reimmettere nel territorio i cani trattati, riconoscibili attraverso un collare rosso. È la provincia di Catania, con 30 Comuni su 58 ad aver già adottato l'ordinanza, la capofila del progetto: i fondi sono stati destinati in base agli abitanti, 430 mila euro quelli per il catanese. «I Comuni sono seguiti da noi – spiega Antonino Salina, direttore del dipartimento di Veterinaria Asp Catania – lavoriamo in collaborazione con le «ssociazioni e con i “cittadini animalisti” per la cattura, le sterilizzazioni e il censimento dei cani randagi. L'obbiettivo è censire tutti i cani randagi entro il 31 dicembre».

Orazio Provini
lasicilia.it
26/05/2019

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