A Misterbianco si perpetua l'antica "cuddura cu l'ova"

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Cuddura cu l'ovaA Misterbianco, una tradizione non si sa quanto antica: “A cuddura cu l’ova”, che in Sicilia assume i nomi più svariati di provincia in provincia (“aceddi, pupi, palummeddi” ecc.). Ben prima che nascessero le moderne uova pasquali, era il regalo di Pasqua che si faceva ai propri cari, e in special modo dalla suocera alla futura nuora nei fidanzamenti, o ai padrini, e quanto più grande e decorato tanto più importante e gradito. “Cuddure” che si preparavano diversamente, per mangiarle o esporle per un po' in casa.

Una bellissima tradizione ancora in parte coltivata e “rilanciata” da chi l'ha avuta in regalo da mamme e nonne, molte delle quali non ci sono più; “segreti” tramandati per generazioni anche con foto di epoche andate, un “culto” popolare che a Misterbianco viene lodevolmente perpetuato dall’Associazione Sant’Orsola presieduta da Pippo Marchese, con la sua esposizione giunta ora alla 12^ edizione, patrocinata dal Comune.

Al Teatro comunale nella centrale via Giordano Bruno, l’intera sala accoglie dal 24 al 31 marzo ben 130 esemplari di “cuddura” misterbianchese, che spicca per i suoi decori artistici (uccellini, pulcini, fiorellini e quant’altro) nelle forme ed espressioni più svariate e sempre frutto di passione, creatività, fantasia e giorni o notti di lavoro amorevole su uova sode o svuotate, acqua e farina senza lievito, tanti possibili componenti come amido di mais, crusca, colle viniliche, colori e impasti. Una ricetta che magari ciascuno prepara a suo modo, rinnovando modi di elaborazione e allestimento, e “personalizzandola” a proprio modo secondo i nuovi tempi. “Cuddure” confezionate e donate da tante cittadine di ogni età e condizione, da panifici e bar, oltre al Consultorio Agnese Lo Certo e l’Istituto Comprensivo Pitagora; in molti casi, vere piccole “opere d’arte”, capolavori alcuni commestibili, altri ad esclusivo utilizzo estetico e tradizionale. Manufatti orgogliosi da poter acquistare con una congrua offerta libera, il cui ricavato (“aiutaci ad aiutare”) sarà devoluto alla locale Fondazione Monasterium Album per sostenere quel patrimonio importante costituito dal raro sito archeologico di Campanarazzu, l’antica Chiesa madre riemersa dalla lava.

Come ogni anno, uno “spettacolo” da godere, sul quale i nonni non mancano di “fare lezione” alle nuove generazioni, rievocando con nostalgia tempi e usi semplici di una volta. Un’esposizione suggestiva e attraente, ancora per fortuna molto sentita, nell’amore per le tradizioni a rischio di scomparsa e per la propria terra, tra gli appuntamenti pasquali da non perdere.

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
29/03/2018

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