"Medea in diretta" chiude Gesti Contemporanei

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Daniela Ardini, regista dello spettacolo, rilegge la tragedia euripidea in maniera atipica e intelligente

La tragedia è attuale: la tragedia (di
questi tempi) è l’attualità. In “Medea in diretta” la trasposizione che
Daniela Ardini elabora dal capolavoro euripideo (una produzione Lunaria Teatro
di Genova), ultimo ghiotto piatto, nel piccolo Auditorium delle Ciminiere, di
“Gesti Contemporanei”, solo apparentemente la vicenda della maga della
Colchide avvelenatrice dei suoi figli si traveste in chiave mediatica, di sapore
‘mariadefilippesco’. Nonostante la liturgia di una diretta e della suoi
imperativi - talk show puro, l’operatore con la steady-cam che impazza e
l’assistente che si sbraccia, i ritmi esatti e rigorosi di uno studio
televisivo insomma – le telecamere non possono trasmettere tutto: forse solo
il superfluo. Certo l’audience, lo share, il pubblico (un coro “classico”
sì, ma meno composto: Egle Doria, Eliana Esposito, Barbara Giordano, Anna
Nicora) che interviene e applaude, s’indigna e si commuove: financo la
compunta e frastornata presentatrice biondo-carrà (Carla Viazzi), rappresentano
ancora l’essenziale bigiotteria di tutte le trasmissioni del genere, in un
processo combinatorio perfettamente oliato. Ma qui, nello spettacolo dello
spettacolo televisivo Medea (una Mariella Lo Giudice assolutamente ispirata) ha
il volto spaurito e offuscato dalla sventura che l’ha colta e che lei stessa
invoca per sè. Sa di essere al centro degli ascolti, è vero, sa di poter
convincere il pubblico delle sue ragioni, ma la sua vicenda trascende tutto ciò.
La banalizzazione della tragedia che la ‘diretta’ condisce di musichette
& spot (i “Porta a Porta” insegnano) la finzione mediatica esclude solo
le loro presenze dal fittizio: la tragedia si perpetua pur nell’incravattato
aplomb di Creonte (Maurizio Gueli) o negli atteggiamenti di Giasone (il
fascinoso Dario Manera) in mise dark- glamour, fico-telegenico della modernità
che porta nell’accento del suo linguaggio (extracomunitario arabo?) il marchio
di una diversità da contrapporre a quella della moglie ripudiata. Anzi crediamo
che siano proprio i codici espressivi (dei movimenti, degli sguardi e delle
parole) al centro della coraggiosa operazione registica. Lo scarto di questa
“Medea in diretta” è infatti duplice: dello spazio, che accoglie la storia
e del linguaggio che la connota e ne segna il confine: da un lato i colpi di
scena accuratamente predisposti – la telefonata ‘live’, il collegamento e
le morti in diretta dei bimbi – dall’altro una tragedia che è troppo grande
anche per l’onnipotenza mediatica. E Medea infatti non potrà che s/fuggire,
letteralmente, senza alcun rimpianto dal morboso piacere dallo show.
Infinitamente pronto ad un’altra diretta.

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