Liberi Consorzi e Città Metropolitane la mutazione genetica delle Province

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Città Metropolitane - MisterbiancoLa legge in Sicilia è entrata in vigore il 24 marzo del 2014. Da allora silenzio e confusione.

L’istituzione dei Liberi Consorzi comunali e delle Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina, somiglia, per adesso, ad un bel quadro senza la cornice.

L’istituzione della legge, approvata il 24 marzo in Sicilia, cioè prima della normativa nazionale entrata invece in vigore invece il 7 aprile, rimane ancora incerta nel dettaglio.

Mentre la legge nazionale (denomina Legge Del Rio) definisce le città Metropolitane come “enti di area vasta che devono curare lo sviluppo strategico del territorio metropolitano, promuovere e gestire in maniera integrata i servizi, le infrastrutture e le reti di comunicazione”, la legge siciliana non chiarisce ancora benissimo cosa siano le città Metropolitane e rimanda il tutto ad ottobre per definire le funzioni e la geografia.

Quel che risulta un po’ complesso nella nuova riforma siciliana è anche la procedura di adesione e di distacco ai liberi consorzi, enti di “secondo grado”, non più eletti dal popolo, ma composti dai sindaci dei comuni.

I liberi consorzi prendono quindi il posto delle province che in realtà non scompaiono del tutto bensì si trasformano.

A parlare chiaramente, forse per la prima volta, di “Liberi Consorzi e Città Metropolitane” sono stati ieri sindaci, politici e amministratori dei comuni etnei all’interno della Biblioteca comunale di Paternò.

L’ incontro non ha chiarito nel dettaglio, ma quantomeno ha segnato una prima tappa di questo percorso che sembrerebbe tortuoso.

Ad introdurre l’evento, moderato dal giornalista Salvo Fallica, è stata Laura Bottino, Presidente del Consiglio Comunale di Paternò che ha poi passato la parola al sindaco Mauro Mangano.

A relazionare invece c’era il sindaco di Catania Enzo Bianco che ha affermato: ”Bisogna fare squadra. La città Metropolitana che ho in mente, non comprime né distrugge le città che ne vorranno fare parte. Questo per me è un dibattito utile- ha poi continuato Bianco-ma dobbiamo aspettare di comprendere bene quali sono le competenze e quali sono i meccanismi di governance di questa nuova legge”.

A chiare lettere invece il senatore Salvo Torrisi ha manifestato le proprie perplessità in merito all’ambizioso progetto, affermando: “All’interno di quest’area metropolitana quale sarà il ruolo dei territori? Hanno la possibilità di svolgere una funzione di polo di attrazione oppure si corre il rischio di essere messi da parte?”

La grande preoccupazione del senatore Torrisi è che il processo di isolamento delle città periferiche si possa aggravare.

Salvo Torrisi, fa anche un’altra considerazione: ”Le politiche che si sono messe in campo negli ultimi anni hanno fatto diventare le nostre comunità dormitori. Questo è stato fatto con la Sanità ( l’80%dei posti letto della Sanità pubblica è su Catania città) e con le circoscrizioni giudiziarie (Tribunali trasferiti a Catania). Questo non è più ammissibile.”

Pare chiaro quindi che prima di stabilire i contorni di questo progetto sia necessario confrontarsi con tutte le istituzioni ed è evidente che non sarà facile mettere tutti d’accordo.

Ad intervenire al dibattito durante l’incontro tra gli altri anche Giovanni Barbagallo sindaco di Trecastagni, Nino Borzì sindaco di Nicolosi, Salvo Chisari sindaco di Ragalna, Antonio Fallica vicesindaco del comune di Pedara, Pippo Ferrrante sindaco di Adrano, Luigi Giuliano presidente del consiglio comunale di Caltagirone, Pippo Grasso sindaco di Castel di Judica, Salvo Licandri Presidente del consiglio comunale di Belpasso e Totò Mastroianni sindaco di Santa Maria di Licodia. Unico assente ingiustificato, il sindaco di Biancavilla Pippo Glorioso.

Il progetto ambizioso delle città Metropolitane e dei Liberi Consorzi somiglia ancora ad un pasticcio poco chiaro persino agli amministratori.

La paura che viene fuori da dibattiti importanti come questo è che invece di semplificare si possa complicare ancor di più il processo di pur necessario ammodernamento istituzionale indebolendo i piccoli territori.

Quindi le province di sicuro non scompaiono, piuttosto in qualche modo si trasformeranno.. Quello che risulta poco chiaro è… come?

sudpress.it
24/06/2014

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