La sera in cui conobbi Janet Frame

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La scrittrice neozelandese, a pochi giorni dalla sua morte, in un ricordo personale...

Il viale è un rettilineo buio, costeggiato da alberi imponenti. Dai loro rami alti
ed irti la sera offre il ricamo delle galassie e di stelle luminosissime. Non c'è
brezza: tutto è fermo, raggelato, solo qualche scricchiolio di foglie esauste,
una macchina veloce, il treno sui binari obliqui. C'è il freddo secco del nord
che non imprime nulla al paesaggio: esso esiste e basta.

Lo percorro lentamente, da paese a paese, chiuso nel cappotto blu: e mi
immagino come un pezzetto di notte scivolato giù sulla strada.

Il tragitto è abbastanza lungo, ma non ho fretta: ho mangiato una delle
solite pizze settimanali, ha rimesso in ordine, lavato i piatti, qualche maglia
in ammollo nella vasca, la caldaia al minimo sennò stanotte che freddo, la
borsa pronta, i libri aperti sul tavolo, il letto aperto ad accogliere il mio
corpo esausto.
Non l'ho chiamata nemmeno stasera.
E poi sono partito in
anticipo, come sempre, per gustare una solitudine che a quell'ora, a
millecinquecento chilometri da casa mia, è diventata una necessità e un
piacere.

Poco a poco le luci del paese s'impongono alla sagoma scura degli alberi
e appena svoltato a sinistra, su una via più stretta, il cinema mi
accoglie con gli sguardi indifferenti delle poltrone rosse e quelli interrogativi
dei locali.

Mi siedo, un occhiata distratta ad un foglio con la programmazione
settimanale, no, nessun collega, nessuna faccia vista magari al supermercato;
poi il fascio di luce incontra il buio e la magia delle immagini comincia.

Quella di tredici anni fa è la sera in cui scoprii Janet Frame, la
scrittrice neozelandese dal cui "La città degli specchi" Jane Campion
trasse "Un angelo alla mia tavola", il film di quella sera, e uno dei
miei film in assoluto...

Forse è la sera in cui scoprii definitivamente il tempo e la memoria e il
fascino catartico e avvolgente della scrittura...E solo per un caso che
stasera leggo sul giornale di ieri chiesto in uno scatto anacronistico
alla signora della pizzeria, della morte della Frame.
E' stato un colpo basso: mi siedo, cazzo vorrei dire a tutti quelli che
affollano il locale:

'Ma lo sapete chi era questa donna?' 'Cosa ha significato per me?'

E mi verrebbe da piangere lì, in mezzo al bailamme del sabato sera, io
l'omone grande e grosso; mi verrebbe da
urlare, da prendere per il bavero il ragazzo che mi siede accanto e raccontargli
di Janet...

Invece mi contento di leggere il "coccodrillo" prima
di ripiegare il foglio e conservarlo in tasca, come se nulla fosse.

Janet, la 'pazza', chiusa in manicomio per undici anni aver tentato il
suicidio a vent'anni dopo la morte della sorella, Janet la 'diversa', Janet la 'schizo',
sottoposta agli elettroshock, Janet che scrive "La laguna e altre
storie", i racconti che l'avrebbero salvata dalla lobotomizzazione e le
avrebbero dato il successo della critica, Janet cha da Londra torna in Nuova
Zelanda agli inizi degli anni sessanta, mentre io nascevo e che adesso ritorna
al buio...

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