La morte del Cigno: la (vera) causa della fine di Bellini

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Antonino Cannavò, primario chirurgo in pensione, accademico ed emerito studioso ricostruisce in un breve ma intenso saggio le cause della morte di Bellini.Il volume è stato stampato dalle Edizioni Greco a cura del Comitato delle Celebrazioni per il bicentenario della nascita del musicista catanese.

Un altro
piccolo, prezioso contributo, questa volta prettamente “scientifico”, spicca
e si aggiunge alle tante pubblicazioni che hanno accompagnato il bicentenario
della nascita di Vincenzo Bellini. A cura infatti dal Comitato delle
Celebrazioni in onore del Cigno catanese, le Edizioni Greco hanno pubblicato
“La causa di morte di Vincenzo Bellini”, singolare contributo di Nino Cannavò,
Primario Chirurgo Emerito dell’Ospedale S. Marta e S. Venera di
Acireale. Conclusa la sua lunghissima attività professionale, Cannavò
ha iniziato una prolifica stagione nel segno della scrittura e nel suo breve ma
intenso saggio - che raccoglie in parte le riflessioni già edite sulle pagine
del quotidiano “La Sicilia” - egli affronta la questione della causa della
morte di Bellini, spesso romanticamente addebitata ad un avvelenamento da
mercurio ordito dall’oscura coppia dei coniugi Levys che lo ospitava nella
sinistra villa di Puteaux. A guidare la sua ricerca “né congetture né
insinuazioni” ma una documentatissima ricerca. Cannavò è certo che Bellini
fosse un “soggetto cerebrale”, ovvero un individuo eccezionalmente dotato ma
con una costituzione fisica gracile - a conferma della quale chiama a testimone
pure l’Heine delle “Notti Fiorentine” - e probabilmente dispeptica cioè
avvilita da turbe dell’apparato digerente, peraltro “aggravate dalle
rovinose terapie del tempo”. L’elegante volumetto riporta oltre ad una
essenziale ma esaustiva scheda biografica, le trascrizioni dei cinque bollettini
medici stilati dal dottore Montallegri tra il 15 ed il 23 settembre 1827 insieme
alla necroscopia eseguita sul cadavere di Bellini dal professor Dalmas della
Facoltà Medica parigina e che contiene quegli elementi oggettivi ed essenziali
sui quali Cannavò basa la sua diagnosi. Non meno importanza egli attribuisce
alla psicofiosiologia dell’emozione, chiamata in causa per dimostrare come
“stress psichici di una certa entità, cui possiamo sommare quelli fisici,
possono aver giocato un ruolo importante nel provocare la malattia nel musicista
catanese”. Per giungere alla sua conclusione Cannavò scarta anche la
sintomatologia (inattendibile) denunciata dallo stesso Bellini, contenuta in
alcune sue missive, e basandosi “sull’ottima relazione” di Dalmas ne
ricava deduttivamente la diagnosi. Dissipando così ogni dubbio nella
controversa storiografia belliniana, Cannavò attribuisce la morte di Vincenzo
Bellini ad una “rettocolite ulcerosa riacutizzata di natura psico-somatica
accompagnata da un ascesso epatico piogenico” e chiude definitivamente una
vicenda spesso all’insegna di ricostruzioni cervellotiche e allettamenti
favolistici.

GiCo


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