"Illatenza" al Centro Culturale Voltaire

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La collettiva a cura di Giuseppe Frazzetto accoglie le opere di quattro autori: Patrizia Lovato, Marina Falco, Hermes Ferro e Natale Platania.

L’“Illatenza”
- la collettiva che il Centro Culturale Voltaire accoglie nei suoi saloni di via
Bicocca con il contributo critico del coordinatore Giuseppe Frazzetto –
manifesta una singolare eterogeneità non soltanto per la varietà degli esiti
artistici – si tratti di più tradizionali oli, tempere, elaborazioni digitali
e pitture accanto a materiali quotidiani recuperati – quanto piuttosto per il
singolare ecclettismo che accomuna i quattro giovani espositori. Se la densità
della pittura della milanese Marina Falco (titolare di Anatomia Artistica
all’Accademia di Brera) si coniuga, attraverso una serie di fisicissime
stratificazioni, ad un figurativismo di chiara matrice classica, è certo assai
evidente il sorpasso di ogni velleità mimetica nell’impasto cromatico dei
suoi atipici “nudi”: condensato e liquescente, prodigiosamente evocativo. La
veronese Patrizia Lovato - che insegna Anatomia Artistica all’Accademia di
Brera - soggettivizza sulla tela stralci di una “anima naturae” agita da un
segno dinamico, insistente. Le sue forme
vegetali richiamano una natura “pascoliana” remota ed intima, povera -
sintomatico l’utilizzo di alcuni materiali come il carbone - ed essenziale,
arcaicamente colta nel suo dispiegamento interiore.

Il giovanissimo Hermes Ferro che vive e lavora tra Napoli e Palermo,
città nella cui Accademia insegna Plastica Ornamentale, propone invece
materiali fortemente simbolici: pani sgranocchiati e cocci. Si tratta di reperti
decontestualizzati, apparentemente puri, eppure consegnati, attraverso una
esplicita  funzione tattile – sono
oggetti che bisogna toccare ed esplorare – al nostro presente e, attraverso le
loro superfici, screpolate, porose, ruvide, che narrano di un preciso anche se
trascorso ordine temporale. Il lavoro del catanese Natale Platania, docente di
Plastica Ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti della nostra città, 
è solo apparentemente teso al “copia ed incolla”, alla mera
“citazione” virtuale, al recupero (scontato) di icone della modernità - le
più disparate - o alle più ossessive immagini degli “interni” di un
quotidiano fin troppo prosaico. Mentre l’artista da un lato ne fa oggetti
del suo gioco (e forse della sua derisione) dall’altro le sostanzia, cioè le
trasforma in soggetti, attraverso una rielaborazione che si inscrive
tutta all’interno di una accuratissima tecnica, del saper fare: e anche i
dettagli più insignificanti – come gli angoli “zoomorfi” delle cornici ad
esempio – acquistano così valore piacevolmente assoluto. “Illatenza”
rimarrà aperta ogni pomeriggio (dalle 18.00) per tutto il mese di marzo.

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