I tesori della città sepolta

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CampanarazzuIl prestigioso sito di “Campanarazzu” diventa un suggestivo e prezioso “cantiere” di avanzate indagini “hi tech”, alla scoperta delle aree laviche che dopo le precedenti campagne di scavi possono riservare ulteriori affascinanti “sorprese” storiche, artistiche e culturali. Ciò anche alla luce della recente scoperta e identificazione a Roma, senza necessità di scavi, di un’intera città del III° secolo a.C. (con complessi termali, strade, domus, templi, ecc.), grazie alle sofisticate tecnologie radar (come il Gpr) al servizio dell’archeologia.

Giovedì sul posto sono tornati la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Catania, con i professionisti Albarosa D’Arrigo e Laura Patanè, una “squadra” dell’INGV (l'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia) con Raffaele Azzaro e Carla Bottari e i geofisici Patrizia Capizzi e Raffaele Martorana dell’Università di Palermo. Con loro, il direttore della Sezione paesaggistica della Soprintendenza, dott. Franco La Fico Guzzo: «Stiamo riprendendo i lavori che in tre importanti campagne di scavi negli ultimi 15 anni hanno consentito il recupero dell’antica chiesa Madre di Monasterio Albo, un tesoro inestimabile che merita di essere inserito nei circuiti turistici siciliani.
Grazie alla parrocchia e alla Fondazione Monasterium Album, stiamo facendo indagini con georadar sul sottosuolo per capire le caratteristiche del substrato, e studi accurati sullo sviluppo della chiesa nel corso dei secoli, nonché un sopralluogo sull’area della vicina chiesa antica di San Nicolò che si vuole riportare alla luce, coinvolgendo l’Ingv di Catania, Messina e Palermo». E c’era anche il dott. Stefano Branca, direttore dell’Ingv di Catania: «L’Ingv ha il grande piacere di collaborare su questi progetti di tutela, in collaborazione con la Soprintendenza, la Fondazione e l’Università, con le nostre competenze sviluppate in questi anni sui vari aspetti storici, sismici e vulcanologici. Forniremo volentieri la nostra consulenza tecnica su tutti i fattori che impattarono queste zone nel 1669».
Le indagini avanzate proseguiranno, a settembre, anche con l’ausilio delle moderne apparecchiature tecnologiche (laser-scanner, georadar, termocamere e un drone) su quella vasta estensione di lava della Misterbianco degli avi. E, pur senza illusioni, sembra lecito “sognare” altre possibili scoperte emozionanti sulla città sepolta.

Roberto Fatuzzo
La Sicilia
17/07/2020

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