Si inseguono ogni giorno sulle pagine di questo giornale notizie allarmanti di episodi di microcriminalità, di bullismo di gruppo, di baby gang e di vera emergenza educativa a Misterbianco (fosse solo a Misterbianco!). A Caserta nei giorni corsi, in una rissa, è stato ucciso un ragazzo con due feriti, per non parlare di tantissime altre località italiane. La questione della sicurezza nelle città sarà nei prossimi anni il tema essenziale per la civile convivenza e per la libertà delle comunità locali.
Ma oltre agli aspetti repressivi che spettano agli organi preposti dello Stato (forze dell’ordine e magistratura), e preventivi che competono alle agenzie educative (famiglia, scuola, chiesa, associazioni, informazione, enti locali), credo che vada sottolineata un aspetto cruciale che spesso viene disatteso ma che è essenziale per comprendere il complesso fenomeno. Intanto chiama in causa la politica che, lasciata la casacca dei partiti, deve avere una funzione educativa, propositiva, deve indicare percorsi formativi soprattutto per i giovani. La politica deve svolgere un ruolo insostituibile di guida, deve indicare strategie di prevenzione, deve incidere sulla comunità. La politica deve saper ricercare collaborazione e capacità operativa tra tutti i soggetti della società civile. La sicurezza è innanzitutto una questione morale, di rispetto di se stesso e dell’altro, di comprensione delle regole, di conoscenza della storia locale, di amore per il proprio territorio, di accettazione dei principi di tolleranza e di responsabilità.
La sicurezza non è tanto una questione di repressione e di prevenzione, ma di relazione e di integrazione. Con sé stesso, con gli altri, con l’ambiente, con la natura, con la storia. Su un’isola dove vive un solo uomo, certamente non si può parlare di sicurezza (può fare ciò che vuole!). Ecco perché la sicurezza, e la giustizia, incide sull’aspetto fondante delle relazioni umane. La sicurezza è l’identità d’ogni uomo e d’ogni comunità. Occorrono i “carri armati” dentro la nostra coscienza, servono i valori della dignità e del rispetto, del dovere civico e del rigore morale ed etico. Il principio della consapevolezza, dell’innocenza e della giustizia. Ecco! La giustizia è una relazione alla pari con l’altro. E’ uno “stato di grazia” per tutti e riservato a tutti. “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”, diceva don Pino Puglisi. Per Misterbianco, e per ogni possibile città.
(lettera pubblicata sul giornale "La Sicilia", del 20/7/2025)



























