Voto libero - Un futuro per i giovani

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FuturoLa campagna elettorale rappresenta un appuntamento che, nel “bene e nel male”, diventa tempo di confronto e di contrapposizione. La società attuale presa dalla “frenesia della vita moderna” [pubblicità di un noto amaro degli anni ‘70 che prefigurava questo scenario] ha smarrito la dimensione delle relazioni in presenza, quella socialità che differenzia l’uomo dalle altre specie.

L’epoca che viviamo è virtuale, i rapporti si manifestano immaterialmente sui social e le elezioni, paradossalmente, ravvivano questa socialità perduta. Si pensi alla mole di contatti che si attivano per mettere in lista, in media, venti persone. La scellerata legge elettorale per le amministrative consente di “assoldare” un esercito di ottocento candidati. Mettere in lista questi “martiri della politica” significa attivare un’infinità di contatti. Persone e giovani, nella maggioranza dei casi, non scelte per capacità ma frutto di una selezione scientifica operata dai politici-politicanti; parcellizzazione necessaria a disgregare il voto, garantire una poltrona, il governo delle redini del potere e soprattutto uno stipendio. Solo ventiquattro di questi PRE-SCELTI siederanno al prossimo consiglio comunale (solo il 3% - la matematica ci illumina).

Ed ecco che anche la campagna elettorale contribuisce a creare lo specchietto per le allodole, una promessa, un’illusione. All’indomani dello spoglio elettorale si paleserà un’armata di giovani disillusa ed ancora una volta dalla politica. Gongolano i possessori dei pacchetti di voti (che mostruosità pensare che una persona possa disporre della libertà di scelta di tanti valenti cittadini) o meglio si dondolano sulle poltrone del “senato della città”. Si cullano su quei cuscini che hanno assunto le fattezze del loro lato migliore e si rivedono nella scena del film “I vitelloni” in cui Alberto Sordi grida: LAVORATORIII (CANDIDATIII)!

I detentori dei pacchetti di voti, frutto della gestione distorta di un CAF o legato al voto di scambio oppure ad una pressione mafiosa, guardano i passanti e, dall’alto dei balconi del Palazzo comunale, ad ognuno di essi pare che dicano: “anche questa volta sei  stato fregato!”. Ecco da qui nasce l’appello alle persone libere, quelle che legittimamente riconoscono nel voto l’espressione della democrazia e della libertà,  conquiste dei nostri padri e dei nonni a metà del secolo scorso. Il voto non può essere vincolato alla promessa di un posto di lavoro, ad un impiego pro-tempore (quello necessario ad acquisire il voto) o venduto per una manciata di euro o per la “richiesta” del delinquente di turno: il voto è sacro!

È Il “libero arbitrio” di consegnare le chiavi del futuro della comunità nelle mani del migliore, ai “giusti”, agli amministratori che pensano al bene comune e non al proprio.

Iniziamo a farci governare con lealtà, equità e partecipazione. Iniziamo a togliere dalla disponibilità dei “pacchettisti” il nostro voto libero. Il voto deve essere epurato dal giogo di questi imbonitori perché deve liberare le ali al rinnovamento e dare la speranza ai tanti giovani ed ai nostri figli di ottenere un lavoro sudato e non promesso, la certezza di una vita migliore nel luogo in cui si è nati e si nutrono gli affetti. Consegniamo gelosamente il nostro consenso non al “pacchettaro”, al chiacchierone, al burattino o al solito noto ma a chi possa riceverlo, custodirlo e impreziosirlo. Non c’è un voto utile ma la scelta delle persone perbene che hanno a cuore il territorio e con le loro competenze possono fare emergere le potenzialità della nostra città: questo è il VOTO DELLA COSCIENZA.

Giuseppe Mario D’Angelo

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